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Vino e dintorni

Vendemmia 2025, prodotti 44,4 milioni di ettolitri. Sos di Frescobaldi (Uiv): “Troppo vino e attenti alle giacenze”

14 Febbraio 2026
Lamberto Frescobaldi, Presidente di UIV; un vigneto italiano Lamberto Frescobaldi, Presidente di UIV; un vigneto italiano

Frescobaldi: necessario rivedere l’assetto produttivo nazionale. Uiv chiede una revisione del Testo unico per rendere più flessibile il sistema produttivo

La vendemmia 2025 si chiude con un dato sostanzialmente stabile. L’Italia ha comunicato alla Commissione europea una produzione di 44,383 milioni di ettolitri, in linea con l’anno precedente (+0,7%). Un risultato che smentisce le previsioni di flessione e che, secondo l’Unione Italiana Vini, è frutto più di una gestione attenta delle rese che di fattori climatici.

La riduzione produttiva decisa in molte denominazioni ha evitato un aumento dei volumi, ma non ha inciso sull’accumulo in cantina. A oggi, dopo due vendemmie attestate poco sopra i 44 milioni di ettolitri, le giacenze raggiungono i 61 milioni di ettolitri, con un incremento del 6% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Se si considerano anche i mosti, il dato sale a quasi 68 milioni di ettolitri (+7,5%).

Per il presidente di Uiv, Lamberto Frescobaldi, il quadro impone una riflessione strutturale. Le quantità prodotte negli ultimi due anni, inferiori alla media decennale di 47,5 milioni di ettolitri, non risultano più sostenibili in presenza di uno stock così elevato. Da qui la richiesta di intervenire sul Testo unico del vino, introducendo strumenti che consentano di modulare l’assetto produttivo in base all’andamento del mercato.

L’aumento delle giacenze non è uniforme. Le eccedenze maggiori riguardano i vini comuni e varietali (+11,3%) e gli Igt bianchi (+10,5%). Più contenuto l’incremento per i Dop, che segnano un +3,6% e si attestano a 31,7 milioni di ettolitri.

Il tema, tuttavia, non è solo quantitativo. Il segretario generale di Uiv, Paolo Castelletti, parla di una fase delicata per il mercato. I ritmi di uscita del prodotto risultano in calo di circa il 20% rispetto all’inizio del 2024, periodo segnato da forti richieste dagli Stati Uniti in vista dei dazi, ma anche rispetto al 2023, che non aveva registrato fattori esterni straordinari.

In questo contesto, le quotazioni dello sfuso restano deboli. I vini comuni bianchi, particolarmente richiesti come base spumante, segnano nelle principali regioni produttrici cali medi superiori al 10% rispetto allo scorso anno. Anche per le denominazioni i casi di rialzo sono rari: prevalgono stabilità o ribassi, riflesso di un mercato che rallenta sia sul fronte interno sia all’estero. Nei Paesi extra Ue, Uiv stima una contrazione dell’export del 7% a fine 2025.

Le proposte sul tavolo puntano a un ulteriore contenimento delle rese per ettaro, alla fine delle deroghe per i vini generici e a un allineamento tra rese disciplinari e rese effettive degli ultimi cinque anni. Tra le ipotesi anche una revisione delle autorizzazioni ai nuovi impianti, che oggi consentono un ampliamento del vigneto nazionale di quasi 7 mila ettari l’anno.