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Vino e dintorni

Champagne Jacquesson scommette sull’Italia e presenta la Cuvée 749 Extra Brut

29 Maggio 2026
foto della bottiglia foto della bottiglia

Molte Maison francesi di Champagne, considerano l’Italia come uno dei loro mercati preferiti, tanto da presentare nel Belpaese una delle sue migliori etichette, e questo è il caso dello Champagne Jacquesson. Per la prima volta in Italia Jean Garandeau, Managing Director di Champagne Jacquesson ha raccontato il percorso e lo stile unico della Maison, presentando tra l’altro l’etichetta, Cuvée749 Gran Vin Champagne Jaquesson Extra Brut.

Cuvée 749 Gran Vin Champagne Jaquesson Extra Brut Sboccatura luglio 2025 dosaggio 2/gr/l.
Nasce dall’assemblaggio dei vini dell’annata 2021, provenienti dai villaggi, di Aÿ, Dizy, Hautvillers e Champillon (72%), nonché da Avize e Oiry (28%). La siccità invernale lascia spazio a una primavera fresca, che provoca lievi danni legati alle gelate. Le temperature aumentano all’inizio di giugno, prima di essere seguite da temporali e piogge intense, con precipitazioni particolarmente abbondanti a metà giugno e a metà luglio.

Queste condizioni hanno determinano un elevato rischio di peronospora per tutta la stagione vegetativa oltre alla comparsa di botrytis nelle parcelle a partire già dal mese di agosto. Dopo una prima parte dell’annata impegnativa per i viticoltori, il ritorno di un clima più secco da metà agosto ha consentito ai grappoli di raggiungere una maturazione equilibrata.

La vendemmia ha inizio il 20 settembre e si è protratta fino al 1° ottobre, preservando al contempo eleganza e finezza. Vinificazione e affinamento in botti, senza filtrazione né chiarifica. Lo Chardonnay resta predominante nell’assemblaggio, completato da un 28% di vini di riserva provenienti dalle Cuvées n°748 a 743 (esclusa la 745).

Colore giallo paglierino brillante, perlage fitto e dinamico, al naso fruttato agrumato, limone, pompelmo con note di fiori bianche leggere sensazioni di tostatura, al palato, fresco, sapido, con sorso pieno e cremoso, emergono le sensazioni olfattive per un prolungato e vivace finale.

La Maison, fondata nel 1798 da Claude Jacquesson e da suo figlio Memmie, la Maison Jacquesson è una delle più antiche Maisons di Champagne. Nel corso del XIX secolo conosce una straordinaria ascesa, diventando persino la favorita di Napoleone I. Nel 1867, sotto la guida di Adolphe Jacquesson, figlio di Memmie e inventore visionario, la Maison entra in una vera e propria epoca d’oro. A lui si deve il brevetto del muselet depositato nel 1844: il piccolo fil di ferro tuttora utilizzato per trattenere il tappo.

Questo spirito innovatore riaffiora con l’arrivo della famiglia Chiquet, che ha guidato la Maison dal 1974 al 2022 a Dizy. A loro si deve in particolare la creazione delle celebri Cuvées n°700, divenute autentici punti di riferimento e fonte di ispirazione per tutta la Champagne contemporanea. Il vigneto della Maison si estende su 36 ettari classificati Grands Crus e Premiers Crus, nel cuore della Côte des Blancs e della Grande Vallée de la Marne, nei villaggi di Avize, Aÿ, Oiry, Dizy, Champillon e Hautvillers. La vite è coltivata con rigore ed attenzione; il vigneto della Maison Jacquesson è certificato in agricoltura biologica dal 2010. Le rese sono naturalmente limitate attraverso pratiche viticole tradizionali, al fine di garantire uve di qualità eccezionale ed esprimere pienamente la diversità dei terroirs.

I vini sono vinificati e affinati sui lieviti in grandi botti di legno, senza filtrazione né chiarifica, per preservarne la purezza e la complessità. Dalla fine del 2022, la Maison è entrata a far parte del gruppo Artémis Domaines. Sotto l’impulso di Frédéric Engerer e Jean Garandeau, Champagne Jacquesson prosegue con rigore e precisione la propria ricerca dell’eccellenza.

Abbiamo chiesto a Mathilde Prier, agronoma, a Yann Le Gall, enologo, di raccontarci le ultime innovazioni introdotte in azienda. Mathilde, l’azienda ha recentemente acquisito una macchina Helios dedicata alla tecnologia UV-Boosting.

Può spiegarci di cosa si tratta?

“L’UV-Boosting è un processo innovativo di cui abbiamo voluto sviluppare l’applicazione dopo diversi anni di sperimentazione all’interno del nostro vigneto. Gli impulsi di raggi UV-C emessi dalla macchina stimolano le difese naturali della vite, rendendola più resistente a malattie come peronospora e oidio, nonché agli stress climatici. Questo approccio delicato si integra ai nostri trattamenti tradizionali e ci consente di puntare a una riduzione significativa dell’uso di rame e zolfo, senza alcun impatto sulla salute della pianta né sulla qualità delle uve”.

Yann, in cantina ci sono cambiamenti nell’affinamento dei vini di riserva?

“Certamente. Fino a oggi, una parte dei nostri vini di riserva veniva affinata in piccole botti di rovere per apportare ricchezza e ampiezza, mentre un’altra era conservata in vasche di cemento e acciaio inox, al fine di preservarne la freschezza e l’energia. L’arrivo in azienda, poco prima della vendemmia 2025, di due botti tini troncoconici di rovere francese ci consente oggi di conciliare questi due approcci: unire profondità, finezza ed equilibrio attraverso un affinamento più delicato, capace di rivelare tutta la complessità dei nostri vini di riserva. Questa ricerca di una giusta misura è essenziale, poiché tali vini contribuiscono, attraverso l’arte dell’assemblaggio, al carattere e all’armonia delle nostre Cuvées 700”.