La cadenza transalpina che tradisce profonde radici francesi. Il cuore ormai siciliano. Grégoire Desforges, classe 1989, da qualche anno ha scelto di trasferirsi stabilmente a Santa Cristina Gela, a meno di 25 chilometri da Palermo. Parigino di nascita, nipote del conte Paolo Marzotto, ha deciso di cambiare vita e raccogliere il testimone di Baglio di Pianetto, la cantina fondata dal nonno nel 1997. “Vi racconto le origini di questa scelta, cercherò di essere il più conciso possibile perché qua entriamo in dinamiche emozionali molto importanti…”. Esordisce così Desforges, con l’eleganza tipicamente francese. E la mente sempre lì. Tra le montagne che guardano Palermo e il mare in lontananza, qua dove c’è una Sicilia che pochi conoscono. Una Sicilia fresca, verticale, quasi selvatica. Quella che ha rapito il cuore di Grégoire Desforges. Non è stata una semplice scelta imprenditoriale. E’ stata, come racconta lui stesso, “una scelta di vita”.
“Quando si è presentata l’opportunità di acquistare l’azienda, è stato quasi istantaneo – racconta -. Ero innamorato del paesaggio, delle persone, dello staff, della sicilianità e naturalmente del vino”. Un legame nato da bambino, quando trascorreva il tempo tra queste colline a mezz’ora da Palermo. Poi la decisione radicale: lasciare tutto e trasferirsi stabilmente in Sicilia. Oggi vive accanto alla cantina e all’albergo dell’azienda, immerso in un territorio che definisce “magico”.
“Il mercato del vino è complicato, certo. Ma io vivo qui al cento per cento – dice Desforges -. E’ una vita più naturale, più autentica, ed è quello che cercavo”. La nuova visione di Baglio di Pianetto passa attraverso un concetto preciso: vino d’altura. Negli ultimi anni l’azienda ha scelto di concentrare la produzione nelle aree di contrada Pianetto e Piana degli Albanesi, ampliando i vigneti nei pressi del memoriale di Portella della Ginestra, fino ai 900 metri di altitudine.
Una sfida nata anche dall’urgenza climatica. L’altura è stata inizialmente una necessità legata al cambiamento climatico – spiega Desforges -. Poi abbiamo capito che era proprio questa la nostra identità”. Un’identità fatta di forti escursioni termiche, terreni minerali e acidità naturali che danno ai vini una firma precisa: freschezza, sapidità, eleganza. In estate, tra giorno e notte, la differenza di temperatura può arrivare fino a 21 gradi.
“Immaginate il caldo di Palermo e poi, a 20 minuti – 30 ad esempio da Mondello – la freschezza della montagna. Questo caratterizza anche i nostri vini”. Un progetto che guarda alla sostenibilità non come slogan, ma come pratica concreta. L’ospitalità di Baglio di Pianetto si svilupperà infatti attorno a un modello energetico quasi invisibile agli occhi, ma profondamente integrato nel paesaggio: geotermia, fotovoltaico, solare termico, tutto nascosto nel design della struttura.
L’obiettivo è costruire un turismo esperienziale e lento, lontano dalle rotte più battute della Sicilia. “Questa è una parte dell’Isola ancora sconosciuta al turismo internazionale – racconta -. A volte mi ricorda un’Umbria più wild, con tratti quasi da giungla. Ma allo stesso tempo siamo vicinissimi al mare”. Ed è forse proprio in questo equilibrio tra montagna e Mediterraneo che Baglio di Pianetto sta costruendo il suo nuovo racconto. Una “narrazione” che passa anche dalla tavola.
Desforges sorride quando gli si chiede quale sia il piatto siciliano che ama di più: “La pasta alla Norma”. Una risposta semplice, quasi disarmante, ma che racchiude perfettamente la filosofia che oggi guida la cantina. “Se un mio amico arriva da Parigi in Sicilia, non vuole mangiare un club sandwich. Vuole una Norma, una parmigiana, vuole bere Nero d’Avola, Catarratto, Carricante”.
Per questo Baglio di Pianetto sta vivendo una transizione netta: meno vitigni internazionali e sempre più spazio alle varietà autoctone. Una scelta identitaria prima ancora che commerciale. “Autenticità e territorialità”, ripete Desforges. Due parole che, in fondo, raccontano non solo il futuro della cantina, ma anche quello di una nuova Sicilia del vino: più alta, più consapevole, più profondamente legata alla propria terra. Due parole che stanno insieme e convivono una accanto all’altra. Come Italia e Francia.