Il tonno rosso nel Mediterraneo “è una risorsa recuperata, ma ancora fortemente condizionata da un sistema di quote non sempre equilibrato”. A dirlo è Giovanni Cucchiara, dirigente generale del dipartimento regionale della Pesca mediterranea, che traccia un bilancio della stagione e delle prospettive del comparto, dopo le critiche e il disappunto evidenziato dagli addetti ai lavori nell’articolo che abbiamo pubblicato ieri.
“Il bilancio della stagione del tonno rosso in Sicilia può essere definito complessivamente positivo – afferma Cucchiara – ma va letto dentro un sistema fortemente regolamentato dalle quote internazionali e nazionali”. Il dirigente sottolinea come il nodo centrale resti la distribuzione delle risorse: “Esiste un grande divario tra le quote assegnate alla grande circuizione e quelle della piccola pesca costiera”. Un assetto che, ricorda, ha “una storia ultraventennale legata all’introduzione del sistema delle Tac (totali ammissibili di catture, ndr)”, basato sulle catture storiche.
“La Sicilia recupera quote, ma il valore si sposta altrove”
Cucchiara richiama il ruolo dell’Iccat: “Il lavoro dell’International Commission for the Conservation of Atlantic Tunas è stato fondamentale”, anche se “non sono mancate critiche”. Il punto, oggi, è che “lo stock di tonno rosso può essere considerato ricostituito”, ma “è necessario mantenere il sistema delle quote, lavorando però verso un riequilibrio tra grande circuizione e piccola pesca”.
E aggiunge un elemento storico: “La Sicilia, simbolo della pesca con le tonnare fisse, ha perso quel modello sostenibile che per secoli aveva rappresentato un’eccellenza”.
Negli ultimi anni si è registrato un incremento delle disponibilità: “Nel 2024 oltre il 60% delle quote aggiuntive nazionali è stato assegnato ai compartimenti siciliani, per un totale di oltre 136 tonnellate di quota non divisa”. Una tendenza che prosegue: “Per il triennio 2026-2028 l’Italia avrà oltre 6.182 tonnellate annue, circa il 17% in più, mentre alla Sicilia sono riservate oltre 83 tonnellate della quota non divisa”.
Dai dati che Giovanni Cucchiara snocciola – si tratta di numeri che sono frutto di consulenza e approfondimenti con il dirigente del servizio 4, Leonardo Catagnano – emerge un aspetto da approfondire: ovvero che sul piano economico l’aumento delle quote non si traduce automaticamente in una crescita dell’offerta locale. Gran parte del tonno rosso di pregio, infatti, entra in circuiti commerciali nazionali e internazionali ad alto valore aggiunto. Di conseguenza resta appunto il nodo economico: “L’aumento delle quote non si traduce automaticamente in un aumento dell’offerta locale – spiega Cucchiara -. Anzi, gran parte del tonno rosso di qualità elevata entra in circuiti nazionali ed esteri ad alto valore aggiunto”.

L’allarme: “Un mercato oligopolistico che schiaccia il prezzo all’origine”
Il dirigente non usa mezzi termini sul mercato: “Il tonno rosso è entrato in un paradigma quasi oligopolistico che influenza profondamente i prezzi all’origine, mantenendoli estremamente bassi”. E aggiunge: “Si è creato un sistema di ingrasso nel Mediterraneo che concentra valore fuori dai territori di pesca”.
Il riferimento è alle gabbie di ingrasso: “In alcune aree del Mediterraneo, come Malta, si concentra una parte rilevante delle attività di allevamento intensivo, con il tonno destinato soprattutto ai mercati asiatici. Un sistema che, sottolinea, ha anche impatti indiretti sulle specie foraggio come sardine e acciughe”.
“Controlli e tracciabilità hanno salvato la risorsa”
Sul piano della sostenibilità, però, il giudizio è diverso: “Il caso del tonno rosso è uno degli esempi più riusciti di gestione sostenibile di una specie che era a rischio sovrasfruttamento”. Merito di “monitoraggio scientifico, controllo delle catture, lotta alla pesca illegale e tracciabilità obbligatoria gestita dall’Iccat”. Importante anche il nuovo sistema introdotto nel 2025: “Il sigillo di garanzia del Masaf rappresenta un ulteriore passo avanti per la trasparenza della filiera”.
Accanto alla dimensione biologica e regolatoria, la partita più importante si gioca secondo il dirigente sul piano della valorizzazione territoriale. Per il dirigente, infatti, il futuro è chiaro: “La chiave non è aumentare le catture, ma aumentare il valore generato sul territorio”. Servono, dice, “organizzazioni dei produttori più forti, più trasformazione locale e una migliore commercializzazione del prodotto certificato”.
Cucchiara rilancia anche una proposta: “Le ‘Strade del tonno rosso di Sicilia’ sono uno strumento da rilanciare per legare pesca, territorio e turismo”. Poi la conclusione: “Il tonno rosso siciliano sembra avviato verso una fase di crescita moderata ma stabile. La sfida dei prossimi anni non sarà tanto pescare molto di più, quanto aumentare il valore generato sul territorio attraverso trasformazione, commercializzazione e certificazione di qualità, mantenendo al tempo stesso gli attuali standard di sostenibilità”.