“Mizzica!” ci risiamo. Dopo essere diventata un dizionario gastronomico, la più celebre esclamazione siciliana si trasforma adesso in podcast. Del resto, stupore, meraviglia e incredulità sono ingredienti che non stanno bene soltanto tra le pagine di un libro. Possono funzionare anche davanti a un microfono. È da questa idea che nasce il nuovo progetto di Francesco Lauricella, quattordici conversazioni dedicate a una Sicilia che si racconta senza filtri attraverso le voci dei suoi protagonisti. Chef, pasticceri, produttori, un musicista d’eccezione e artigiani del gusto che, puntata dopo puntata, finiscono per fare qualcosa di molto più semplice e raro: raccontarsi.
Ed è proprio qui che il format trova la sua forza. Dopo i primi minuti, quelli delle risposte più ragionate e della naturale prudenza iniziale, gli ospiti si sciolgono. Le difese si abbassano, il tono cambia e l’intervista lascia spazio alla conversazione. È in quel momento che il personaggio fa un passo indietro e comincia ad emergere la persona. Le storie prendono una piega inattesa, affiorano ricordi, fragilità, aneddoti e riflessioni che difficilmente troverebbero spazio in un’intervista tradizionale.
Se nel suo “Mizzica! Dizionario gastronomico siciliano” Lauricella aveva raccontato l’isola attraverso parole, ingredienti, tradizioni e curiosità gastronomiche, nel podcast il racconto si allarga alle persone. Non più soltanto un lessico del gusto, ma un mosaico di voci, esperienze e visioni che compongono la Sicilia contemporanea.
Ad aprire la prima stagione è Ciccio Sultano, due stelle Michelin del Duomo di Ragusa Ibla e tra le figure più autorevoli della cucina italiana contemporanea. Con lui Lauricella ripercorre una storia fatta di sacrifici, studio e intuizioni, dagli esordi in una pasticceria di Vittoria fino al riconoscimento internazionale. Ma il racconto non si ferma ai successi. Emergono anche i momenti difficili, le fragilità e le incertezze che spesso restano fuori dalla narrazione pubblica degli chef. Perché dietro le stelle Michelin c’è sempre una persona.
Subito dopo arriva Corrado Assenza, anima del Caffè Sicilia di Noto e protagonista di una delle conversazioni più affascinanti della serie. Si parla di granita di mandorla e ostrica, di dolce e salato, di Pirandello, di contaminazioni culturali e di quella che Assenza definisce la “fregatura della tradizione” quando diventa una gabbia incapace di evolversi. E poi c’è la sua celebre definizione della cassata, considerata un dolce “strutturalmente perfetto”.
Tra gli ospiti della prima stagione figurano anche Roy Paci, protagonista di una delle chiacchierate più sorprendenti e, racconta divertito Lauricella, il più puntuale di tutti: una rockstar diligente che ha battuto sul tempo chef e imprenditori. Seguono Tony Lo Coco, presidente de La Sicilia di Ulisse, Pierpaolo Ruta, Accursio Craparo, Luciano Pennisi, Martina Caruso, Luca Modica di Birra Tarì e Marilina Paternò, primi protagonisti della stagione.
Le conversazioni partono spesso da domande apparentemente semplici: quali sono i vizi e le virtù dei siciliani? Cosa ami della Sicilia e cosa invece cambieresti? Da lì il dialogo si apre naturalmente a temi più ampi. Si parla del futuro del fine dining, delle trattorie contemporanee che nascono accanto ai ristoranti stellati, delle difficoltà del mondo del vino, delle trasformazioni del settore agroalimentare e del rapporto tra tradizione e innovazione.
Martina Caruso riflette, per esempio, sul significato di essere donna in una professione ancora percepita come prevalentemente maschile. Un paradosso che Lauricella ama sottolineare con ironia: non esiste chef che, prima o poi, non finisca per riconoscere nella cucina della madre o della nonna la propria prima scuola gastronomica.
I numeri sembrano premiare il progetto. Alcuni reel pubblicati sui social hanno già ottenuto migliaia di visualizzazioni e quello dedicato a Ciccio Sultano ha superato quota 200 mila, accompagnato da oltre cento commenti. Tra questi non ci sono soltanto appassionati di cucina, ma anche tanti siciliani che vivono lontano dall’isola e che nei racconti degli ospiti ritrovano un pezzo della propria identità.
Prodotto da Distribuzioni Pellegrino, con riprese e montaggio di Giovanni Pellegrino, “Mizzica!” nasce con l’ambizione di avere un lungo percorso davanti a sé. Del resto il consenso raccolto fin dalle prime puntate sembra confermare che la formula funziona.
E forse il motivo è più semplice di quanto sembri.”Mizzica!” riesce a creare uno spazio in cui gli ospiti possono permettersi di essere semplicemente sé stessi. Con le loro idee, i loro dubbi, le loro contraddizioni e persino le loro fragilità.
“Oggi siamo abituati a vedere persone che comunicano continuamente – osserva Lauricella -. Ma raccontarsi davvero è un’altra cosa. Se gli ospiti riescono a dimenticare il microfono e chi ascolta ha l’impressione di essere seduto al tavolo con noi, allora il podcast ha raggiunto il suo obiettivo”.
Perché alla fine il successo di una conversazione sta nella capacità di raccontarsi senza filtri. E forse è proprio questa umanità, imperfetta e autentica, il segreto di un podcast che riesce a trasformare un’intervista in qualcosa di molto più simile a una chiacchierata tra persone.
In bocca al lupo a “Mizzica!”.