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Cibo e dintorni

Ciliegia Mastrantonio dell’Etna Dop, il 2026 sorride ai produttori: raccolta in quota e qualità eccellente. A Sant’Alfio conto alla rovescia per la sagra

23 Giugno 2026
Nelle foto le ciliegie Mastrantonio e nel riquadro Alfio La Spina Nelle foto le ciliegie Mastrantonio e nel riquadro Alfio La Spina

Un’annata positiva per la Ciliegia dell’Etna Dop, e in particolare per la pregiata varietà Mastrantonio, simbolo dell’agricoltura eroica del vulcano. Dopo le difficoltà registrate nella scorsa stagione a causa di condizioni meteorologiche sfavorevoli, il 2026 si presenta sotto i migliori auspici: qualità elevata, produzione regolare e frutti caratterizzati da ottima consistenza e grado zuccherino.

La Mastrantonio, riconoscibile per la sua caratteristica forma a cuore, la polpa croccante e l’elevato contenuto di zuccheri, continua a rappresentare una delle eccellenze più identitarie del comprensorio etneo. La raccolta viene effettuata rigorosamente a mano e interessa i territori compresi nell’areale della Dop, che si estende dal versante ionico fino a quota 1.600 metri sul livello del mare.

Il dato più interessante riguarda però l’evoluzione della coltivazione, sempre più influenzata dai cambiamenti climatici. Se fino a qualche decennio fa i ciliegi prosperavano anche a quote molto basse, oggi la situazione è radicalmente cambiata. Emblematico il caso della frazione di Macchia di Giarre, a meno di 200 metri sul livello del mare, un tempo tra le aree più vocate per la produzione di ciliegie e oggi praticamente priva di alberi.

La coltivazione della Mastrantonio si è progressivamente spostata verso le quote più elevate dell’Etna, una trasformazione che ha modificato anche il calendario della raccolta: salendo di quota, infatti, la maturazione è più tardiva e consente di avere ciliegie fresche fino alla fine di luglio. E se in passato questo fenomeno veniva osservato con preoccupazione, oggi rappresenta invece un’opportunità per ampliare la finestra commerciale del prodotto. Le condizioni climatiche della stagione 2026 stanno inoltre favorendo una maturazione ottimale, confermando il potenziale qualitativo delle produzioni d’alta quota.

A fare il punto è il sindaco di Sant’Alfio, Alfio La Spina, socio onorario del Consorzio della Ciliegia Mastrantonio dell’Etna Dop. “L’annata è positiva e molto interessante. Le condizioni climatiche sono favorevoli e siamo in linea con quella che può essere definita una produzione di eccellenza. La coltivazione si sta spostando sempre più in alto sull’Etna: un tempo i ciliegi crescevano anche a 200 metri sul livello del mare, oggi le produzioni migliori si trovano tra gli 800 e i 1.200 metri. Questo ci consente di avere raccolte scalari e ciliegie fresche fino alla fine di luglio”, sottolinea il primo cittadino.

Nel frattempo Sant’Alfio si prepara ad accogliere migliaia di visitatori per la tradizionale Sagra della Ciliegia, in programma il 3, 4 e 5 luglio, nel periodo che coincide con la piena maturazione della varietà Dop. Una manifestazione che ogni anno celebra uno dei frutti simbolo dell’Etna con musica, spettacoli, eccellenze enogastronomiche e una infiorata artistica e che rappresenta una importante vetrina per i produttori locali.

Accanto alle opportunità non mancano però le criticità. Tra queste spicca la diffusione della Drosophila suzukii, il temibile insetto originario dell’Asia che attacca il frutto compromettendone la qualità e la commercializzazione. A quote più elevate, inoltre, cresce la necessità di ricorrere all’irrigazione di soccorso, una pratica spesso difficile da garantire nelle aree montane.

Un ruolo centrale è affidato al Consorzio della Ciliegia dell’Etna Dop, organismo di tutela nato per valorizzare e promuovere il prodotto, guidato dal presidente Salvatore Fichera. Il Consorzio opera per la salvaguardia della denominazione e per la definizione di regole condivise lungo la filiera, ma deve fare i conti con un numero ancora limitato di aderenti. I soci sono infatti poco più di una dozzina, secondo le stime più recenti, mentre molti produttori preferiscono continuare a commercializzare autonomamente il raccolto. Una frammentazione che rischia di indebolire la forza contrattuale della filiera.

L’aggregazione consentirebbe infatti di programmare meglio la produzione, garantire standard qualitativi omogenei e presentarsi sui mercati con una massa critica adeguata. Negli ultimi anni non sono mancati segnali di interesse da parte di buyer internazionali, compresi operatori provenienti dai mercati del Medio Oriente, attratti dall’unicità di una ciliegia che nasce sui terreni vulcanici dell’Etna e che offre caratteristiche organolettiche difficilmente replicabili altrove.

“La vera sfida è fare capire ai produttori che il Consorzio rappresenta un punto di forza sia nella produzione sia nella commercializzazione – osserva La Spina – solo facendo sistema possiamo valorizzare pienamente un prodotto di nicchia che ha qualità straordinarie e grandi prospettive di crescita”.