Grande oltre una volta e mezza più dell’Italia (513.120 chilometri quadri contro 302.073) e una conformazione curiosa (con una porzione settentrionale vagamente bicefala e a sud una propaggine peninsulare), la Thailandia vanta un costume gastronomico ricco e variegato. Dal cui ricettario peschiamo oggi una tra le preparazioni più iconiche: o quantomeno più conosciute in occidente e nel mondo in generale. Parliamo del pad thai (o phat thai o, ancora, phad thai), una pietanza consistente in abbondante pasta di riso, unita a una multicolore guarnitura e poi fritta al salto: ovvero – secondo una tecnica mutuata dalla Cina (la cui influenza è evidente, da queste parti) – utilizzando in una piccola quantità di olio bollente e mescolando il tutto in un wok, tipico tegame semisferico in ferro o ghisa.
Ingredienti e preparazione
La materia, ovviamente, è oggetto di discussioni e divergenze: anche perché le varianti del pad thai sono innumerevoli. Stando però alle fonti più diffuse e allineate, gli ingredienti fondamentali e immancabili sarebbero questi: spaghetti di riso, olio (di sesamo o d’oliva), aglio e ravanelli tritati, ravanello, salsa tradizionale (acqua, sale, tamarindo, brodo di pesce fermentato, zucchero di palma), uova, arachidi tostate e sbriciolate, cipollotti a fettine, germogli di soia, succo di lime. A questa lista si aggiungono poi le voci facoltative: ovvero gamberi freschi e gamberetti essiccati, bocconcini di maiale arrostiti, peperoncino piccante, tofu; ed è proprio quest’ultimo che abbiamo deciso di includere, nella fattispecie.
Quanto alla preparazione, ecco qua. Rosolato il trito d’aglio, si procede (irrorando di tanto in tanto con acqua, per evitare che le varie componenti si attacchino tra loro) con l’aggiunta di tutto quanto il resto: il tofu (da far imbiondire), gli spaghetti, la salsa, il trito di ravanello, le uova (che dovranno friggere), i cipollotti, le arachidi, i germogli di soia e l’eventuale peperoncino. Infine, dopo aver impiattato, il tocco di rifinitura: con altri germogli di soia più il lime, in succo e in fette.
Il profilo sensoriale
Inutile dire che il pad thai – benché di consistenza tenera e di modesto contenuto in grassi (siamo sul 5%) – è un piatto dal gusto decisamente intenso e ficcante. L’aroma, alquanto vigoroso, presenta dominanti orientate verso il tostato e l’estratto di carne; il profilo palatale si sviluppa attraverso una sequenza di incisività acicule, sapide e piccanti che si esprimono in una cornice di morbidezza amidacea e di vera e propria (sebbene assai dosata) filigrana zuccherina.
Nell’insieme, una personalità sensoriale tale da esigere, in abbinamento, un bicchiere coprotagonista che sia all’altezza della sua densità organolettica; e che garantisca un dialogo armonico col boccone, evitando di intralciarne il cammino con inopportune amaricature, ma anzi ne ammansisca le affilatezze usando l’arma della rotondità. Traducendo il tutto… in birra, ecco tre possibili strade da percorrere.
Con la Dubbel Wit
Partiamo con moderazione alcolica: ovvero con i 6 gradi su cui si attesta la Blanche des Honnelles; ovvero la Dubbel Wit firmata dal marchio belga Abbaye des Rocs (a Montignies-sur-Roc, nella provincia dello Hainaut). Ambrata e omogeneamente velata, i suo aromi, non solo speziati (chiodo di garofano, noce moscata) e fruttati (banana matura), ma anche tostati (da crosta di pane, in specie), riprendono, con quest’ultima tematica, quella analoga che caratterizza, come appena detto, anche il pad thai. Le cui esuberanze sapide, asprigne e piccanti trovano ad accoglierle, nel bicchiere, una sorsata di rotonda dolceacidulità.
Con la Helles Bock
Saliamo di quasi un grado e scaliamo la scala alcolica fino alla quota del 6.8%, dove troviamo posizionata la Mùvara targata Mezzavia, marchio sardo con sede a Selargius, in provincia di Cagliari. Si tratta di un’atletica Helles Bock, il cui colore dorato (di aspetto pulito) prelude a un naso di camomilla, miele (acacia) e soprattutto cracker; ancora un orientamento aromatico di timbro tostato, insomma: e ancora una piacevole ripresa dell’affine direttrice olfattiva espressa dal piatto.
Le cui (parziali, peraltro) spigolosità vengono levigate e smussate da una bevuta di nuovo improntata a un profilo di sostanziale morbidezza.
Con la Italian Grape Ale
Chiudiamo a 7 e mezzo: gradazione alla fine neanche mostruosa, per un prodotto che, invece, sfodera una densità sensoriale davvero palpitante. Ovvero la Bellà Gold: una delle Italian Grape Ale recanti le insegne del birrificio piemontese Soralamà (a Vaie, in provincia di Torino). Una birra… enologica: frutto di una ricetta per cui, al mosto di cereali, si aggiunge (al 15%) un pigiato di uva nebbiolo; e lavorata, per la carbonazione, secondo il metodo di spumantizzazione Martinotti (o Charmat).
Colore ambrato dalle vaghe venature rosate, la sua tavolozza aromatica propone, sì, un solido ventaglio di frutti boschivi: fragolina e mirtillo rosso, ad esempio, anche in versione da yogurt e (molto delicatamente) da aceto; e però, accanto a tutto ciò, piazza un intreccio di tostature (pasta frolla, anacardo) che – come negli abbinamenti precedenti – hanno il merito di agganciare armonicamente le analoghe tendenze olfattive percorse dal pad thai.
La sorsata, poi, si snoda lungo interessanti binari dolceaciduli: ideali, soprattutto se sostenuti (come in questo caso) da una bella spalla alcolica, per accarezzare senza attriti le affilatezze sapido-piccanti del boccone.
BRASSERIE DE L’ABBAYE DES ROCS
Chaussée Brunehault 37, Montignies-sur-Roc (Hainaut, Belgio)
32 (0)65 755999
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www.abbaye-des-rocs.com
BIRRIFICIO MEZZAVIA
Via del Lavoro 34/36 – Selargius (Cagliari)
T. 070 7513075
info@birramezzavia.it
www.birramezzavia.it
BIRRIFICIO SORALAMÀ
Via Nazionale, 14, Vaie (Torino)
011 9631977
info@soralama.it
www.soralama.it