Sesta puntata della nostra collana di approfondimenti dedicati, ciascuno, a una delle tante tipologie (Bitter, Weizen, Blanche, American IPA e via dicendo) che popolano l’universo birrario: ricostruendone le origini, tratteggiandone la personalità sensoriale e riportandone alcuni validi esempi disponibili sul mercato. Protagonista di oggi è la Chiara di Monaco: ovvero, nel glossario locale, la Münchener Hell; quella che, nei repertori internazionali (e perciò declinata all’inglese), troviamo registrata come Munich Hell (o Helles) se non come Bavarian Hell (o Helles). Insomma, la bevuta che è una tra le bandiere liquide nella città dell’Oktoberfest.
Come si cambia
Come si cambia per non morire, ammette nel brano omonimo Fiorella Mannoia. Una verità inoppugnabile: dettata dalla legge del necessario adattamento alle cose. Una realtà tessuta in filigrana alla stessa nascita della Munich Helles. La quale, nel XIX secolo, rappresenta la risposta della scuola monacense al successo dilagante delle Pils: lanciate a Plzeň (Boemia) nel 1842 e rapidamente insediatesi al vertice delle classifiche, di vendite come di gradimento, trovando interpretazioni diffuse anche in Germania [qui link al post sulle German Pils, quando pubblicato]. In particolare, tale risposta arriva ad opera della Spatenbräu, i cui titolari – i fratelli Johann, Anton e Carl Sedlmayr – dopo aver chiesto ai propri laboratori produttivi di lavorare alla ricetta di una nuova chiara in grado di gareggiare appunto con la Pils, una volta pronto il prototipo, prima, nel 1894, ne effettuano un test sulla piazza di Amburgo; poi, visto il buon esito della prova generale, la presentano l’anno dopo sul palcoscenico di casa, ai concittadini di Monaco.
Il carezzar m’è dolce in questo bere
Sì, quella della Munich Helles è una bevuta decisamente carezzevole. Tanto la Pils è risoluta nell’amaro, tanto la sua antagonista le si pone agli antipodi, per la rotondità della propria sorsata. Queste, in particolare, le sue generalità organolettiche.
La gradazione si muove statisticamente tra i valori del 4.7 e del 5.4%; la veste cromatica (accompagnata da un aspetto pulito, quando non del tutto limpido) contempla tonalità che vanno dal paglierino carico a un dorato esso stesso profondo; la tavolozza olfattiva pone in primo piano gli apporti maltati (con impressioni da cereale fresco e panificato di breve cottura), lasciando al luppolo una vita da gregario, da trascorrere conferendo delicate impressioni prative (fiori di campo, erba tagliata, pepe bianco); la corporatura è di taglia media, così come lo è il tenore della bollicina, ma soprattutto la tessitura è morbida, tale da rinunciare a qualsiasi asperità, in termini tanto di astringenza quanto di entità nella venatura amaricante: la quale perciò, pur nel contesto di un finale asciutto, si posiziona su valori modesti, al massimo medio-bassi.
Tre sfumature di Munich Helles
Ed eccoci all’immancabile chiusura dedicata a tre validi esempi di stile. Partendo da quello che, per la tipologia in questione, è il panorama di casa, ovvero quello bavarese, optiamo per un superclassico come la Original Helles firmata, con i suoi 5.1 gradi, dalla gloriosa Staatsbrauerei Weihenstephan (a Freising, 20 chilometri circa in direzione nord-est, guardando Monaco): dorata, limpida e fresca nei suoi profumi, di timbro panificato e pepato, regala una bevuta docile e tranquillizzante, percorsa da un amaro sottile sottile. E in Italia? Anche qui la bussola punta a nord-est.
In Veneto, a Rossano (Vicenza), il forziere del marchio Vertiga ci consegna la Anghelles: attestata sui 4 gradi e nove, il suo colore dorato e la sua trama visiva pulita sono il preludio ad aromi erbacei (prato falciato), floreali (peonia) e mielati (acacia); ai quali fa seguito una bevuta dall’incedere spedito e dalla carbonazione vivace, il cui finale asciutto lascia intravedere giusto una nervatura d’amaro.
A Manerba, poi, lungo la sponda del Garda in provincia di Brescia, l’omonima scuderia Manerba propone La Bionda, con cui saliamo, lungo la scala etilica, a quota 5.4; valore comunque assolutamente agibile, così come si rivela il suo profilo sensoriale complessivo: colore paglierino e aspetto pulito, al naso intreccia la crosta di pane appena imbiondita e i fiori di artemisia, mentre al palato, ferma restando l’astinenza da amaricature pronunciate, coniuga morbidezza e asciuttezza, regalando una beva chilometrica,
BAYERISCHE STAATSBRAUEREI WEIHENSTEPHAN
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BIRRIFICIO VERTIGA
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0424 1892117
birra@vertiga.it
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BIRRIFICIO MANERBA
Via Trevisago, 19, Manerba del Garda (Brescia)
0365 550847
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