Nel calendario, ormai decisamente fitto, degli eventi incentrati attorno alla birra artigianale, il nostro Paese, lungo le centinaia di chilometri della sua penisola, dispiega una proposta assai variegata. Ne fanno parte kermesse di enorme richiamo, con una portata nazionale e internazionale, così come rassegne di medie dimensioni e anche, infine, eventi intenzionalmente costruiti su scala più circoscritta: di respiro locale diciamo; eppure non per questo meritevoli di minore attenzione.
Perché anche in quelli che definiamo piccoli festival è possibile veder girare concretamente il meccanismo del turismo birrario: un filone di cui spesso si parla in teoria e non in pratica; e che magari, in certi casi, trova applicazione proprio in contesti di proporzioni più contenute, nei quali gli attori del territorio sfruttano al meglio tali ordini di grandezza (maggiormente agibili, diciamo), riuscendo a fare sistema. Un esempio? Il festival Birragustando: che ormai da 12 edizioni illumina, a metà luglio, il colle su cui sorge l’antico borgo di Montenero d’Orcia.
Un contesto da cartolina
La cornice è appunto quella della Val d’Orcia, splendido lembo di campagna toscana, distesa, a nord e a est del monte Amiata, non lontana dal confine con l’Umbria, tra la provincia di Siena e quella di Grosseto. A quest’ultima, sotto il profilo amministrativo, fa capo il borgo di Montenero. Una comunità di 250 persone, raccolta, con le sue case, attorno allo sperone roccioso che, con i suoi 350 metri sul livello del mare, forma un balcone naturale affacciato sulla piana e le colline tutte attorno.
Proprio qui, sul punto più eminente di quest’altura naturale, svetta la torre antica, testimone, con le sue mura in pietra levigata dal tempo (le origini risalgono addirittura al X secolo), di quella che fu una vera e propria fortezza; e che oggi accoglie il parco del Primo Maggio: un’area ombrosa, con ordinati sentieri a spirale innervati in un fitto tessuto di boschetti e alberi ad alto fusto, lungo il cui tracciato si sistemano i banchi di spillatura dei produttori artigianali ospiti, anno per anno, di Birragustando
La birra artigianale in vetrina
Per statuto, il festival si propone di presentare uno spaccato del sistema microbirrario locale. Quest’anno, ad esempio, il suo cartellone, che è andata in scena da venerdì 10 a domenica 12 luglio, ha portato in scena cinque realtà provenienti da vari angoli di Toscana e Umbria. Le citiamo in rigoroso ordine alfabetico: Ad Meata, da Santa Fiora (in provincia di Grosseto); Badalà, da Montemurlo (Prato); Calibro 22, da Castelfranco Piandiscò (Arezzo); La Diana, da Isola d’Arbia (Siena); Residual, da Pietrauta, frazione di Montefalco (Perugia). Ciascun marchio ha presentato parte della rispettiva produzione, spillando da fusto al proprio banco di mescita, nella cornice di un’offerta comprendente naturalmente anche gastronomia tipica: sia con la presenza di ristofurgoncini sia attraverso l’incessante attività della cucina allestita dall’organizzazione.
La pinta come traino del territorio
L’organizzazione, appunto: un piccolo modello. Un ingranaggio funzionante su base volontaria, sotto la regia della Pro Loco e il patrocinio del Comune di Castel del Piano. Il festival è cresciuto pian piano: nel silenzio; quasi nell’anonimato, verrebbe da dire. Perché i numeri – sebbene essi stessi sempre in costante progressione – non sono esattamente quelli di un Super Bowl. Ma chi aderisce a Birragustando non viene a fare cassetta; viene a investire: investire in contatti, rapporti, opportunità di collaborazione, trasferimenti di conoscenze, scambi umani. Ed esattamente questo è il senso del fare sistema. Un meccanismo il cui lubrificante è il crederci, la disponibilità a impegnarsi in vista di risultati da riscuotere collettivamente e sul medio-lungo periodo. Un lavoro di semina, insomma; che guarda, come già sottolineato, a tutte le vocazioni del territorio.
Il programma dell’edizione 2026, ad esempio, ha proposto, la sera di sabato 11, una passeggiata sotto le stelle di 7 chilometri e mezza: puntando a valorizzare la rete sentieristica e il turismo escursionistico. Mentre i due laboratori di assaggio e abbinamento brassigastronomico svoltisi, in orario da cena, venerdì 10 e di nuovo sabato 11 hanno visto il coinvolgimento di aziende locali operanti in una molteplicità di settori: dalla raccolta del tartufo all’apicoltura, dalla produzione di vino a quella d’olio, dalla lavorazione del latte in caseificazione a quella dello zafferano, dalla filiera dei legumi a quella dei cereali, dalla liquoreria alla distilleria, fino alla manifattura di pasta alimentare. Tanti attori: tutti con la voglia di scommettere su un progetto comunitario, da far marciare con pazienza, a passi piccoli ma concreti.
Birragustando
Montenero d’Orcia (Grosseto)
348 7809374
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