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Eventi e iniziative

Cena dei Mille, Parma trasforma il centro storico in una tavola lunga 400 metri per celebrare i prodotti della Food Valley

09 Settembre 2026
Un’immagine della Cena dei Mille Un’immagine della Cena dei Mille

Biglietti esauriti in appena sei minuti, un sistema agroalimentare che vale 12,5 miliardi di euro e la presenza del guest chef Gennaro Esposito. Per la settima edizione il primo piatto porta la firma del due stelle Michelin della Torre del Saracino

Mille commensali, una tavola lunga circa 400 metri, quattro portate e una città che per una sera trasforma il proprio centro storico in un grande ristorante a cielo aperto. La Cena dei Mille, andata in scena ieri sera – 8 settembre – tra piazza Garibaldi e Strada della Repubblica, è tornata a raccontare Parma attraverso quella che probabilmente è la sua lingua più conosciuta nel mondo: il cibo.

Ma a fotografare la dimensione ormai raggiunta dall’evento sono soprattutto i numeri. I posti disponibili per l’edizione 2026 sono stati esauriti in appena sei minuti dall’apertura delle vendite, l’8 luglio, al prezzo di 150 euro a persona più diritti di prevendita. Un record che ha ulteriormente abbassato i tempi del sold out: quattro ore nel 2023, due nel 2024 e un’ora nel 2025. Oltre 80 biglietti sono stati acquistati dall’estero, confermando una capacità di attrazione che supera ormai i confini cittadini e nazionali.

E dietro alla lunga tavola c’è soprattutto il peso economico della Parma Food Valley. Le sei filiere protagoniste (Parmigiano Reggiano, Prosciutto di Parma, pasta, pomodoro, latte e alici) hanno raggiunto nel 2025 un fatturato al consumo complessivo di 12,5 miliardi di euro, in crescita dell’8,7 per cento rispetto agli 11,5 miliardi dell’anno precedente e del 33 per cento rispetto al periodo pre-pandemia. Oltre il 46 per cento del valore è legato all’export. La pasta, guidata da Barilla, vale 4,88 miliardi; il Parmigiano Reggiano 3,96 miliardi; il Prosciutto di Parma 1,6 miliardi; il latte 1,05 miliardi; pomodoro e alici completano un sistema produttivo che fa di Parma uno dei principali distretti agroalimentari italiani.

Diciotto postazioni prima di sedersi a tavola

Il racconto della Food Valley è iniziato già dall’aperitivo, organizzato attraverso 18 postazioni. Dodici erano dedicate al food: sei riservate alle filiere principali e altre sei ai Consorzi di Tutela del Culatello di Zibello, Coppa di Parma, Salame Felino, Salumi Dop Piacentini e Fungo di Borgotaro, insieme a Coppini Arte Olearia e alla presenza dell’Aceto Balsamico Tradizionale di Reggio Emilia. Altre sei postazioni erano invece dedicate al beverage, tra vini, analcolici e mixology.

Poi il passaggio alla tavola e a un menù costruito per mettere insieme identità parmense, memoria contadina e suggestioni mediterranee.

Ad aprire la cena è stata Parma Quality Restaurants con una Vellutata di pomodoro, verdure croccanti, gambero e olio al basilico. Un piatto fresco, giocato intorno al pomodoro, prodotto profondamente legato all’economia agroalimentare parmense, con sedano, basilico e cetriolo a dare croccantezza e una nota di mango a spostare l’equilibrio verso una dimensione più esotica.

Gennaro Esposito, il mare arriva a Parma

Il momento più atteso del menu portava però la firma di Gennaro Esposito, guest chef della settima edizione.

Due stelle Michelin, patron de La Torre del Saracino di Vico Equense, Esposito ha scelto di non costruire per Parma un piatto celebrativo studiato esclusivamente per l’occasione. Ha fatto qualcosa di diverso: ha portato uno dei piatti che meglio raccontano la sua identità, la Minestra di pasta mista con pesci di scoglio.

Ed è probabilmente proprio qui che si trova uno dei passaggi gastronomicamente più interessanti dell’edizione 2026. In una città che ha costruito parte della propria fama mondiale intorno alla terra, ai salumi, al formaggio e alla pasta, Esposito ha portato il mare della Costiera sorrentina. La pasta diventa così il punto di congiunzione tra due territori apparentemente lontani: da una parte Parma e la sua industria alimentare, dall’altra la Campania e quella cultura della cucina di recupero da cui nasce storicamente l’utilizzo della pasta mista.

La minestra è uno dei piatti simbolo della cucina dello chef campano: un incontro tra differenti formati di pasta, crostacei e pesci di scoglio che concentra sapidità marina, consistenze e profondità di gusto. Una cucina che parte dalla memoria e dal prodotto, ma che negli anni Esposito ha portato verso una cifra gastronomica personale e contemporanea.

La sua presenza lo inserisce inoltre nell’albo d’oro dei grandi chef passati dalla Cena dei Mille: da Carlo Cracco a Norbert Niederkofler, Chicco Cerea ed Enrico Crippa, fino a Enrico Bartolini, Riccardo Monco, Davide Oldani, Iginio Massari e Giancarlo Perbellini.

Dal bue bianco all’“Oro della Bassa”

Dopo il Mediterraneo di Esposito, il menu è tornato decisamente verso l’Emilia con il secondo piatto firmato da ChefToChef Emilia Romagna: Bue bianco, pesca di vigna e tartufo di Fragno. Una preparazione pensata per recuperare la memoria della civiltà contadina: il bue, un tempo elemento fondamentale del lavoro nei campi, viene riportato al centro del piatto e affiancato alle pesche tardive di vigna e a uno dei prodotti più identitari dell’Appennino parmense, il tartufo di Fragno.

La chiusura è stata affidata ad Alma – La Scuola Internazionale di Cucina Italiana con Oro della Bassa. Un dessert che guarda alla componente vegetale del paesaggio padano: il meliloto entra nella panna cotta, mentre una crema inglese al polline completa il gioco aromatico e richiama idealmente la biodiversità della Bassa parmense.

Ad accompagnare le portate, altra novità dell’edizione 2026, la partnership con il Consorzio Franciacorta, con Franciacorta e Curtefranca Rosso. Per il dessert il Consorzio dei Vini dei Colli di Parma ha invece realizzato la “Malva dei Mille”, Malvasia di Candia aromatica dolce pensata appositamente per l’evento. Il servizio dei vini ha coinvolto 30 sommelier Ais Emilia-Parma.

E c’è infine un numero che porta la Cena dei Mille fuori dalla sola dimensione gastronomica. Una parte del ricavato viene destinata alla solidarietà: nel 2025 erano stati devoluti 20 mila euro all’Emporio Market Solidale Parma, realtà che sostiene circa 1.900 nuclei familiari, per oltre 6 mila persone. Il contributo dell’edizione 2026 servirà a completare il finanziamento di un mezzo elettrico destinato a portare i prodotti alle famiglie che non riescono a raggiungere direttamente l’Emporio.