Dopo mesi di contrazione, il vino italiano torna a crescere sul mercato statunitense. A luglio le esportazioni verso gli Usa hanno registrato un incremento tendenziale di quasi il 10% in valore e dell’1,3% in volume, con un prezzo medio in aumento di oltre l’8%. È attesa una performance ancora più positiva ad agosto, anche se il confronto avviene con un’estate 2025 che aveva registrato perdite complessive vicine al 30%.
Secondo l’analisi dell’Osservatorio Uiv su dati ufficiali, il risultato di luglio riduce il gap accumulato nei primi sette mesi dell’anno, portandolo a -11%, rispetto al -14% di giugno. Ad agosto la flessione dovrebbe scendere intorno al -9,5%.
“È presto – sottolinea il segretario generale Uiv, Paolo Castelletti – per parlare di un’inversione di tendenza delle spedizioni oltreoceano, anche perché i consumi statunitensi non stanno ancora mostrando una ripresa significativa. Di certo, due mesi consecutivi in positivo non si registravano dall’inizio del 2025 e questo contribuisce ad allentare una evidente tensione di mercato, anche in vista degli appuntamenti autunnali con il trade americano, a partire da Vinitaly a New York in ottobre”.
“Le insidie per il mercato europeo negli Usa sono ancora tutte presenti – prosegue Castelletti – dall’indagine per overcapacity, con possibili ulteriori dazi, all’inflazione e al conseguente calo del potere d’acquisto. Per questo la presenza oltreoceano diventa ancora più importante”.
Un marketing year ai minimi degli ultimi anni
Sul piano statistico, l’Italia chiude il peggior marketing year della storia recente, riferito al periodo 1° agosto 2025 – 31 luglio 2026. A valori deflazionati, il valore dell’export si ferma a 1,634 miliardi di euro, il dato più basso dal 2015/2016. Anche i volumi registrano il minimo dello stesso periodo.
Rispetto alla media dei cinque marketing year precedenti, la variazione reale è pari al -15%.
La difficoltà del mercato statunitense è il risultato di più fattori concomitanti: dai dazi al dollaro debole, fino a un calo strutturale della domanda di vino. Una dinamica che ha condizionato l’intero export extra-Ue, sceso al minimo dal periodo 2020-2021.
La contrazione accomuna i principali Paesi produttori. La Francia, leader del mercato, registra nell’ultimo marketing year un calo nominale a valore ancora più marcato, pari al -22%, contro il -16% dell’Italia.
Un mercato in trasformazione
“Il mercato è in una fase di profonda trasformazione – osserva il responsabile dell’Osservatorio Uiv, Carlo Flamini –. I dazi si sono inseriti in maniera irruenta in un processo di cambiamento in atto ormai da almeno un lustro”.
Secondo Flamini, i consumi stanno cambiando non solo all’interno del comparto del vino, con una maggiore presenza di spumanti, cocktail e ready-to-drink, ma anche verso categorie differenti, come hard tea e kombucha. Prodotti che intercettano nuove occasioni di consumo e modalità di fruizione, anche attraverso packaging sempre più orientati a portabilità e comodità.