Ci sono aziende che attraversano le generazioni senza smettere di cambiare. È questa la caratteristica che accomuna le imprese centenarie italiane e che sarà al centro del convegno “Capaci di innovare: valori, strategie, continuità nelle imprese familiari”, in programma dall’1 al 3 ottobre a Palermo. Tra i protagonisti dell’appuntamento organizzato da Aidaf, l’Associazione italiana delle aziende familiari, ci sarà anche Fortunato Amarelli, amministratore delegato della Amarelli di Rossano e presidente dell’Unione Imprese Centenarie Italiane.
Un’associazione che riunisce oggi circa 60 aziende e che rappresenta un patrimonio particolare del sistema imprenditoriale italiano. La più antica è proprio Ricasoli, fondata nel 1141. “Parliamo di una piccola minoranza – spiega Amarelli – perché le aziende che riescono a superare i cento anni sono circa il 14%. Sono imprese che hanno alcuni fattori in comune: una visione sempre pronta al cambiamento, la capacità di anticipare opportunità e criticità e soprattutto la predisposizione a trasformare il proprio modello di business per adattarlo ai tempi”.
Amarelli è alla guida dell’azienda di famiglia, produttrice di liquirizia a Rossano, dal 2003. Ci troviamo in provincia di Cosenza. Una volta la prestigiosa Enciclopedia Britannica definì la Amarelli “la liquirizia più buona al mondo”.
I numeri della Amarelli
Oggi l’azienda conta 32 dipendenti e ha chiuso il 2025 con un fatturato “un po’ sopra i 5 milioni di euro”, dice l’ad. L’export rappresenta “quasi un 20 per cento” del fatturato e raggiunge 30 Paesi. Il principale mercato estero è la Danimarca, ma la liquirizia Amarelli è presente anche negli Stati Uniti, in Brasile e in alcuni mercati del Medio Oriente, tra cui il Qatar, oltre che in Giappone.
La presenza internazionale, spiega Amarelli, segue però una precisa strategia commerciale e rimane volutamente selettiva: “ma bisogna considerare che facciamo solo però piccola distribuzione siamo presenti ad esempio ad Harrods e Lafayette, siamo stati nel nuovo design store a New York. La nostra presenza estero è piccola. Siamo solo in negozi ‘molto particolari’, è la nostra politica”.
Una scelta legata anche alle caratteristiche del prodotto. “La liquirizia pura è un prodotto che si consuma molto poco in Italia, rappresentiamo il 70 per cento del mercato. Ci siamo imposti rispetto ai pochi competitor che ci sono. Il mercato della liquirizia pura nel mondo è quasi inesistente. Fuori è un prodotto esotico, non di consumo quotidiano”.
Dodici generazioni tra passato e futuro
Dodici generazioni hanno accompagnato la storia dell’impresa, nata nel Settecento e oggi conosciuta anche oltre i confini nazionali. Per l’ad dell’azienda calabrese la longevità non coincide con l’immobilismo. “Al contrario – dice Amarelli – invece la capacità di evolvere è una delle condizioni necessarie per attraversare epoche e crisi molto diverse tra loro. Accanto all’innovazione c’è però un altro elemento decisivo: il rapporto con il territorio. Tutte le aziende centenarie sono aziende di cui il territorio è in qualche modo orgoglioso. Sono riuscite a costruire un’alleanza forte con la realtà locale, che ha permesso loro anche di superare i momenti più difficili”.
Un patrimonio nel quale l’agroalimentare occupa un posto di primo piano. “Siamo oltre il 50% – sottolinea Amarelli riferendosi alla componente agroalimentare tra le imprese dell’Unione -. Una presenza particolarmente significativa soprattutto tra le realtà più antiche, dalle aziende vitivinicole ai produttori di distillati. Una caratteristica che trova una spiegazione anche nella capacità del settore di mantenere un legame diretto con la produzione primaria e con i territori”.
“Le aziende agroalimentari hanno dimostrato di resistere molto bene nel tempo, soprattutto quelle molto legate alla produzione primaria”, sottolinea il presidente dell’Unione. Negli ultimi anni, inoltre, molte hanno ampliato la propria attività, trasformandosi da realtà esclusivamente produttive in luoghi capaci di raccontare il proprio patrimonio. È il caso degli aspetti legati ad accoglienza ed enoturismo. “La valorizzazione del proprio patrimonio immateriale, del proprio heritage, è uno degli elementi che aiuta l’azienda a mantenersi attuale e a comunicare in modo nuovo”, puntualizza.
I temi della continuità e delle imprese familiari
E’ proprio sulla capacità di trasformarsi che Amarelli concentrerà il suo intervento a Palermo. Tra Unione Imprese Centenarie Italiane e Aidaf esiste infatti una partnership che mette in relazione due realtà impegnate, da prospettive differenti, sui temi della continuità e delle imprese familiari. “Il mio obiettivo come presidente dell’Unione è andare a indagare quali sono i fattori che aiutano le aziende a diventare centenarie, cioè a resistere nel tempo”, racconta Amarelli. Una ricerca che, secondo l’imprenditore calabrese, non ha soltanto un valore culturale: “Se riusciamo a spostare quel 14% un po’ più in alto e facciamo in modo che più aziende possano resistere nel tempo, avremo un miglioramento del nostro sistema economico e della stabilità degli occupati”.
Tra gli strumenti per raggiungere questo obiettivo c’è anche l’innovazione. “A volte pensiamo all’innovazione come solo all’innovazione tecnologica. Le aziende hanno invece bisogno di innovazione anche in termini di modello organizzativo – spiega -. Il digitale può rendere le imprese più efficienti, ma la vera trasformazione riguarda la capacità di capire se un prodotto è ancora adatto al mercato, se occorre modificare i target, i prodotti o il modello di business. L’approccio innovativo deve essere a 360 gradi. Ma uno dei momenti di maggiore trasformazione dell’azienda è il passaggio generazionale perché cambia la leadership e cambia il modo di vedere l’azienda. Le imprese devono approfittare del cambio generazionale per trasformare il proprio modello di business e adeguarlo ai tempi nuovi”.
Il rischio, al contrario, è che la nuova generazione finisca per diventare una copia della precedente. “L’errore più frequente è che una leadership forte continui a essere molto ingerente all’interno dell’azienda e non faccia sviluppare alla nuova generazione una propria identità – dice -. Per questo, la convivenza tra generazioni non dovrebbe protrarsi indefinitamente. Massimo cinque-dieci anni. Dopo deve esserci il passaggio della leadership”.
Un tema che lo riguarda personalmente. E proprio la responsabilità di preparare il futuro è una delle sfide che Amarelli vede davanti a sé: “Sono contento di come sono andate le cose fino ad ora. Io ho 54 anni. Sono relativamente giovane ma penso che adesso deve iniziare per me la fase nella quale probabilmente si deve cominciare a scegliere chi arriverà dopo e cominciare a prepararlo”, dice scrutando il futuro.
Radici e cambiamento
Futuro che però sarà segnato anche da uno scenario internazionale più complesso: “Viviamo un’epoca dell’imprevedibile. Per tanti anni abbiamo potuto fare piani tranquilli, con una globalizzazione e scambi internazionali in crescita. I prossimi anni saranno diversi e bisognerà strutturare un’organizzazione che possa vincere anche in mercati molto meno accoglienti”.
La sfida, per un’azienda che oggi esporta in circa 30 Paesi, sarà dunque garantire continuità anche in un contesto geopolitico incerto e con costi crescenti: “Bisognerà riuscire ad avere continuità anche internazionale, nonostante la crisi geopolitica. L’altro tema sarà quello dei conti, perché l’aumento generalizzato dei costi impone una contabilità estremamente serrata».
Insomma: non basta conservare ciò che si è costruito, bisogna avere la capacità di trasformarlo prima che siano i tempi a imporre il cambiamento. Radici e cambiamento, dunque, non sono concetti contrapposti. “Sono – conclude Amarelli – le due condizioni che consentono a un’impresa familiare di attraversare il tempo. E di bere il classico elisir di lunga vita”. Fino ad allungarsi all’infinito. Come una liquirizia.