San Felice non è solo un’azienda che produce vino, ma nei pressi di Castelnuovo Berardenga, vicino a Siena, è un intero borgo medioevale, declinato al suo interno nel lussuoso resort con annessa piscina e spa, nel ristorante stellato Poggio Rosso e nell’osteria Il Grigio per una cucina più tradizionale. Qui si trova anche la cantina dove si producono i vini provenienti dai vigneti intorno alla tenuta.
Venire qui significa immergersi completamente nell’atmosfera del Chianti Classico, tra i filari di viti, i boschi e la bellezza della struttura che ha conservato gli spazi originali della piazza, della pieve e degli antichi frantoi. Camminare tra i viottoli del borgo riporta indietro nel tempo, quando era semplicemente un insediamento agricolo autosufficiente e la vita ruotava intorno all’economia della mezzadria, con i marchesi da una parte e i contadini e i fattori dall’altra, e alle contese feudali di confine, che da queste parti erano all’ordine del giorno a partire dal Medioevo fino al XV secolo con la rivalità tra Siena e Firenze.
A metà degli anni ‘70 gli storici proprietari Grisaldi del Taia cedettero l’intera proprietà al gruppo Ras (oggi Allianz), che intraprese un attento lavoro di restauro conservativo per salvaguardare la struttura originale; finalmente nel 1990 viene inaugurato ufficialmente come struttura ricettiva a 5 stelle. Di recente il Borgo San Felice Resort è stato premiato come “Best Wine Resort” in occasione della prima edizione dei Travel + Leisure Italy’s Best Awards 2025.
Ci appare lodevole inoltre l’iniziativa, all’interno del borgo, denominata “L’Orto e L’Aia Felice”, progetto filantropico ideato e sostenuto da Fondazione Allianz Umana Mente, la fondazione filantropica del Gruppo Allianz, volto a migliorare la qualità della vita di ragazzi con disabilità. Qui loro hanno l’opportunità di lavoro in orticoltura, coltivando il piacere della terra. Da questo orto provengono le verdure e gli ortaggi utilizzati nei due ristoranti del resort.
Oggi l’azienda San Felice coltiva molteplici vitigni che vanno dal Sangiovese fino ai cosiddetti vitigni internazionali; è inoltre impegnata nella riscoperta di un antico vitigno toscano il “Pugnitello” (chiamato così per la forma del suo grappolo che richiama un piccolo pugno), frutto concreto di 20 anni di ricerca nei vigneti sperimentali di circa 2,5 ettari “Vitiarium” della tenuta, tesa a salvare e valorizzare, in collaborazione con le Università di Firenze e Pisa, vitigni autoctoni toscani. Da questa uva San Felice produce un vino monovitigno omonimo, contraddistinto da carnosità e morbidezza, oltre a utilizzarla in blend in diverse etichette.
Proprio a San Felice, nel lontano 1968, nacque il Vigorello, rivendicato dall’azienda come il primo Supertuscan, cioè il primo vino di qualità prodotto nel territorio del Chianti, senza fregiarsi dell’omonima Doc. Infatti composto in quel tempo da solo Sangiovese, non utilizzava una percentuale di uva a bacca bianca, come il Trebbiano o Malvasia, che allora era invece prevista dal disciplinare.
Pur facendo capo alla tenuta San Felice, anche i possedimenti a Montalcino (Campogiovanni) e a Bolgheri (Bell’Aja), la nostra degustazione si è però concentrata sui vini del Chianti Classico, dalla produzione di circa un milione di bottiglie tra le varie etichette, provenienti da circa 150 ettari vitati.
Ecco la lista dei nostri assaggi:
Chianti Classico Il Borgo 2023, blend di Sangiovese e 10% di Pugnitello, è vinificato in acciaio con successivo affinamento in botti grandi di rovere di Slavonia. Dai profumi intensi di frutta rossa di ciliegia e mora, in bocca è croccante, fresco ed equilibrato con tannini ben dosati.
Il Borgo
Chianti Classico riserva Il Grigio 2021, composta da solo Sangiovese dalle migliori uve dell’azienda, questa riserva affina per circa il 20% in legno piccolo per 24 mesi. Dal colore rosso rubino, gli aromi sono più complessi rispetto al fratello minore, eterei e di erbe selvatiche. Il palato è agile e dinamico; contraddistinto da tannini levigati, si fa apprezzare per la sua piacevolezza.
Il Grigio
Chianti Classico Gran Selezione La Pieve 2021, prodotto da Sangiovese e piccole percentuali di altri vitigni autoctoni, affina per 24 mesi in tonneau di rovere francese da 500 litri. I profumi partono dalle consuete note di ciliegia e frutti di bosco per virare poi su quelle terziarie di vaniglia e spezie. Il sorso è ancora un po’ contratto dai tannini, ma il vino è fresco e di struttura.
La Pieve
Chianti Classico Gran Selezione San Vito 2021, nato dall’omonimo vigneto, impiantato su terreni composti soprattutto di sabbia a sud della tenuta, si differenzia dalle altre Gran Selezioni, con cui però condivide il medesimo affinamento, per un profilo più elegante. Il naso è ancora un po’ chiuso e quasi discreto, mentre l’impatto gustativo è pronto, dal giusto tannino e fresco.
San Vito
Chianti Classico Gran Selezione Poggio Rosso 2021, da cloni selezionati di Sangiovese, piantati agli inizi degli anni 70 in località Poggio Rosso, nasce questo Chianti Classico che rappresenta l’eccellenza del terroir di San Felice. Al bicchiere di colore rubino intenso, ha profumi dalla lunga persistenza che spaziano dall’amarena, erbe aromatiche fino alle spezie. In bocca è armonico, dal tannino setoso e di struttura. Il finale è lungo, sorretto da una fresca acidità.
Poggio rosso
Vigorello Igt 2021, dopo diversi cambi nella composizione del blend, oggi è prodotto da 35% di Pugnitello, 30% sia di Merlot che Cabernet Sauvignon e un piccolo saldo di Petit Verdot. Affina in barriques per 24 mesi dove svolge anche la malolattica. I profumi ampi e ammalianti di prugna, mirtillo e vaniglia, sono persistenti. Al gusto si rivela pieno e strutturato con tannini di grana fine, fresco e armonico.
Vigorello