La nuova frontiera del Pecorino Toscano Dop passa dalla tecnologia. Non soltanto nei caseifici, ma direttamente negli allevamenti, dove strumenti digitali consentono di conoscere quanto latte produce ogni pecora, quali sono le sue caratteristiche e quali segnali possono indicare problemi di salute. È il progetto sperimentale promosso dal Consorzio di tutela, raccontato dal direttore Andrea Righini durante una visita all’azienda agricola Garofani e Nofroni.
La stalla diventa intelligente: ogni pecora ha i suoi dati
“Abbiamo voluto verificare se fosse possibile recuperare una mungitrice tradizionale, dotarla di strumentazione e trasformarla in un sistema smart, capace di misurare il latte prodotto da ogni singolo capo”, spiega Righini. Il punto di partenza è economico: “Per sostituire una mungitrice tradizionale con un impianto nuovo servono oltre 180mila euro. Sono investimenti importanti, che spesso frenano la crescita delle aziende”.
Il Consorzio ha quindi sperimentato un kit applicabile all’impianto esistente, capace di rilevare quantità e caratteristiche del latte per singolo animale. “Possiamo conoscere il contenuto di grassi e proteine, ma anche il numero di cellule somatiche, un indicatore fondamentale dello stato di salute dell’animale”. Valori elevati possono segnalare mastiti o altre problematiche e consentire interventi più mirati.
Il monitoraggio individuale offre anche indicazioni sulla produttività e sulla selezione degli animali: “Abbiamo già osservato pecore che producono un litro e due al giorno e altre che arrivano a tre litri. La differenza è notevole”. I dati, oggi visualizzati su un display, sono destinati a confluire in una piattaforma consultabile da allevatore, caseificio e Consorzio.
Il progetto, sviluppato con il supporto scientifico dell’Università di Pisa, è in una fase intermedia. Si lavora a un dispositivo più compatto, meno invasivo e intuitivo. “Non deve essere l’uomo ad adattarsi alla macchina, ma la macchina a essere così facile da utilizzare che chiunque la possa usare”. Sono allo studio ulteriori applicazioni in altri allevamenti e, in prospettiva, un robot capace di mungere autonomamente le pecore, tecnologia già diffusa per i bovini ma non ancora disponibile, secondo Righini, per i piccoli ruminanti.
Produzione, la qualità del latte al centro della filiera
L’azienda Garofani e Nofroni, sede della sperimentazione, conta circa 450 capi e sta realizzando una nuova stalla con l’obiettivo di arrivare progressivamente a circa mille animali. Accanto al latte produce olive e uva e coltiva terreni destinati ai foraggi. È un esempio di come l’innovazione possa inserirsi in una realtà agricola diversificata, rafforzando il controllo della materia prima alla base del Pecorino Toscano Dop.
Export, Stati Uniti primo mercato: la Francia supera la Germania
Cambiano intanto gli equilibri delle destinazioni estere. “Gli Stati Uniti restano il nostro primo mercato estero e continuano ad acquistare quantitativi importanti di Pecorino Toscano Dop. La novità riguarda soprattutto l’Europa: registriamo una flessione della Germania, storicamente uno dei nostri principali mercati, mentre la Francia è cresciuta fino a conquistare il secondo posto”, afferma Righini.
Il rafforzamento della filiera, la qualità del latte e l’accessibilità delle tecnologie diventano così leve strategiche anche per la competitività internazionale della denominazione: la sfida è innovare senza perdere il legame con il territorio.