Dalla tutela dell’ambiente alla trasparenza delle filiere, passando per l’accesso al credito e la competitività delle imprese: la sostenibilità è sempre più un fattore strategico per il mondo produttivo e richiede strumenti concreti per essere misurata e verificata. Da questa consapevolezza è nato l’incontro “Dalla sostenibilità dichiarata alla sostenibilità certificata”, svoltosi ieri e promosso da Equiplanet a Villa Petriolo, a Cerreto Guidi (in provincia di Firenze), per mettere a confronto imprese, istituzioni e rappresentanti del sistema finanziario.
La mattinata ha riunito aziende certificate e protagonisti di diversi comparti, dalla moda al turismo, dall’ospitalità all’agroalimentare, insieme a banche, associazioni di categoria, consulenti, professionisti e rappresentanti delle istituzioni e del territorio. Al centro del dibattito, il ruolo della certificazione nel trasformare gli impegni di sostenibilità in percorsi strutturati, fondati su dati, obiettivi e risultati verificabili.
Protagonista dell’incontro è stato Equiplanet, lo standard dedicato alla sostenibilità delle organizzazioni, applicabile a realtà di qualsiasi dimensione e settore. Il modello prende in considerazione la gestione, la rendicontazione e la comunicazione della sostenibilità, con l’obiettivo di integrarla concretamente nelle strategie aziendali. Le organizzazioni adottano un Sistema di Gestione della Sostenibilità, rendicontano attività e risultati, pubblicano annualmente un Bilancio di Sostenibilità e definiscono obiettivi di miglioramento delle proprie performance.
Lo standard si sviluppa lungo quattro ambiti principali: buona cittadinanza d’impresa; sostenibilità delle operazioni e dei processi interni; sostenibilità delle catene di approvvigionamento e del valore; prodotti e strategie a supporto degli SDGs. Un approccio che punta a rendere la sostenibilità un valore misurabile, contribuendo a rafforzare competitività, trasparenza e fiducia sul mercato.
Tra i temi affrontati anche il rapporto, sempre più stretto, tra sostenibilità e accesso al credito. “La sostenibilità ha un impatto sempre più concreto anche nel rapporto tra imprese e sistema finanziario. Disporre di informazioni ESG strutturate, misurabili e verificabili consente all’impresa di rappresentare in maniera più completa il proprio profilo anche nei processi di valutazione del merito creditizio. Equiplanet risponde anche a questa esigenza: attraverso un sistema strutturato di gestione e rendicontazione mette a disposizione dati e indicatori utili nel dialogo con banche e investitori, contribuendo a rendere il percorso di sostenibilità dell’impresa leggibile e valutabile anche sotto il profilo finanziario”, ha dichiarato Angelo Riccaboni, presidente di Santa Chiara Next e presidente Equiplanet.
“Oggi alle imprese non basta più dichiarare il proprio impegno: è necessario poterlo dimostrare attraverso dati, obiettivi e risultati verificabili. È qui che la certificazione assume un valore concreto, perché consente di dare credibilità al percorso intrapreso e di rispondere alle crescenti richieste di trasparenza che arrivano dal mercato, dagli stakeholder e dal sistema finanziario. Con Equiplanet vogliamo contribuire a diffondere un approccio alla sostenibilità fondato sulla misurabilità e sul miglioramento continuo”, ha dichiarato Giuseppe Liberatore, direttore generale di Valoritalia, ente cofondatore dello standard insieme a Santa Chiara Next, spin-off dell’Università di Siena.
Ad aprire i lavori è stato Ferdinando Albisinni, Professore emerito dell’Universitas Mercatorum, con un approfondimento sul quadro normativo relativo al greenwashing, fenomeno sempre più rilevante nel rapporto tra imprese, sostenibilità e mercato.
Il primo panel, dal titolo “Dalla sostenibilità alla certificazione”, ha approfondito il contributo della certificazione nel rendere concreti e verificabili gli impegni delle organizzazioni. Sono intervenuti Guglielmo Auricchio, Head of European Market di Auricchio, Daniele Nannetti, Ceo di Villa Petriolo, e Alessandro Barbieri, Responsabile Commerciale di Valoritalia.
“La continuità generazionale è un patrimonio da tutelare attraverso regole chiare di successione e una governance solida, capace di coniugare tradizione e innovazione. In questo percorso, il contributo di Equiplanet è stato determinante per definire procedure e standard condivisi, introducendo un modello organizzativo modulare, sviluppato inizialmente in Gennaro Auricchio S.p.A. e progressivamente esteso al Gruppo. Un’evoluzione che ha favorito l’integrazione tra le società, portando all’adozione della ISO 9001 multisito e all’allineamento alla ISO 14001, rafforzando la governance e promuovendo una cultura fondata su responsabilizzazione, delega e valorizzazione delle persone”, ha spiegato Guglielmo Auricchio.
Il secondo panel, “Esg, credito e territorio”, ha spostato l’attenzione sulle opportunità e sulle sfide legate all’integrazione dei criteri Esg nei rapporti tra imprese, istituti finanziari e sviluppo locale. Al confronto hanno preso parte Paolo Tedeschi, Direttore per la competitività territoriale della Toscana e Autorità di Gestione, Alessio Ancillao, Head of Green Desk di BNL, Paolo Delprato, Responsabile Prodotti e Finanziamenti Imprese – ESG di Banca Mps, Nadia Maselli, fondatrice di Find Facility Net, e Angelo Riccaboni.
A chiudere il programma è stato il panel “Filiere sostenibili: moda, accessori, agribusiness e turismo”, che ha approfondito le specificità dei diversi settori produttivi e le esigenze di sostenibilità lungo le rispettive catene del valore. Sono intervenuti Alessandro Pacenti, presidente del Consorzio Physis, Cristiano Zazzara della NY University Stern, Giuseppe Romano, presidente Aiab, e Giancarlo Reverenna, Vicepresidente nazionale Faivet.
Come ha sottolineato Alessandro Pacenti, Presidente del Consorzio Physis: “Per molte aziende della filiera l’Esg è ancora una richiesta che arriva dal cliente più che una scelta: un questionario da compilare, un audit da superare, spesso senza il tempo e le persone per farlo bene. È da qui che bisogna partire, senza retorica. Un consorzio non elimina la fatica, ma la distribuisce. Si condividono competenze, strumenti e costi, e chi è più avanti aiuta chi parte da zero. Il nostro compito come Physis è far sì che i dati raccolti siano affidabili e confrontabili lungo tutta la filiera, perché è su quelli che si gioca la credibilità di una certificazione”.
L’appuntamento di Villa Petriolo ha offerto dunque un’occasione di confronto tra esperienze e prospettive differenti, mettendo in luce una necessità comune ai diversi comparti: superare una sostenibilità affidata alle sole dichiarazioni e costruire percorsi capaci di tradursi in risultati concreti, trasparenti e misurabili. Una sfida che coinvolge anche il settore agroalimentare, dove la tracciabilità, la responsabilità lungo la filiera e la credibilità degli impegni ambientali e sociali rappresentano elementi sempre più importanti.
Il percorso di certificazione Equiplanet ha una validità triennale e prevede una certificazione iniziale, una prima e una seconda sorveglianza e il successivo rinnovo.