A Napoli esistono indirizzi che, con il tempo, smettono di essere semplici attività commerciali e diventano punti di riferimento, luoghi della memoria collettiva, pezzi di città; Gorizia 1916 è uno di questi. Per questo il recente restyling e l’apertura della nuova Krug Room raccontano qualcosa che va oltre una ristrutturazione o una nuova sala dedicata allo Champagne, bensì raccontano il modo in cui un’insegna storica prova a restare contemporanea senza perdere la propria identità.
Il tema, in fondo, riguarda molte realtà della ristorazione italiana. Come si evolve un luogo che porta sulle spalle oltre un secolo di storia senza trasformarlo in altro? Come si introducono nuovi linguaggi senza snaturare quelli che ne hanno costruito la reputazione? Sono interrogativi che accompagnano il nuovo corso di Gorizia 1916, storica insegna del Vomero fondata nel 1916 e oggi guidata da Salvatore Grasso e da suo figlio Salvatore Marco Grasso.
“La visione non era quella di cambiare Gorizia, ma di permetterle di continuare a essere sé stessa nei prossimi cento anni”, spiega Salvatore Marco Grasso. Una distinzione apparentemente sottile, ma decisiva, perché il rischio delle attività storiche non è soltanto inseguire le tendenze del momento. Talvolta è anche quello opposto, di rifugiarsi nella celebrazione del passato fino a trasformarsi in una fotografia immobile di sé stesse.
“Quando si ha la responsabilità di custodire un’attività nata nel 1916, il rischio più grande non è cambiare troppo, ma smettere di evolversi – continua Salvatore Marco Grasso –. Il progetto è nato dall’idea di valorizzare ciò che Gorizia è sempre stata, un luogo dove tradizione, accoglienza e qualità convivono in modo naturale”.
Il restyling, firmato dall’architetto Mario Sorrentino, interviene sugli spazi con un approccio misurato: nuove sale al piano superiore, una diversa organizzazione dell’accoglienza e un lavoro su luce e proporzioni. Non un cambio di pelle, ma un’evoluzione per sottrazione, coerente con l’identità del locale.
“L’identità non è fatta dai muri, ma dai valori. L’errore che spesso si commette è pensare che tradizione significhi immobilità. In realtà tutte le attività che sono sopravvissute per generazioni hanno saputo cambiare continuamente, mantenendo però intatta la propria anima”.
Ogni scelta è stata filtrata da una domanda semplice: “Questo sarebbe piaciuto ai miei predecessori? Non nel senso estetico, ma nel rispetto dell’attenzione verso il cliente, della cura dei dettagli e della ricerca della qualità”. L’innovazione, dunque, è strumento e non fine. “Per noi non è mai un esercizio di stile. Deve servire a migliorare l’esperienza dell’ospite, senza trasformare Gorizia in qualcosa che non è”.
Negli ultimi anni anche la percezione del locale è cambiata. Pur restando una delle pizzerie simbolo della città, Gorizia è diventata un indirizzo gastronomico a tutto tondo, dove pizza, cucina, cantina e ospitalità convivono nello stesso racconto. “Direi che è una conseguenza naturale ma anche una direzione voluta. Gorizia non è mai stata soltanto una pizzeria: è sempre stata anche cucina, cantina, accoglienza e vita di quartiere”.
Più che ampliare il perimetro, la famiglia Grasso ha scelto di renderlo leggibile. Un processo di messa a fuoco più che di espansione. “La pizza resta il cuore pulsante del progetto, ma attorno a quel cuore esiste un mondo fatto di cucina, grandi vini, Champagne, servizio e ospitalità. Più che allargare il nostro perimetro, abbiamo deciso di raccontarlo meglio”.
Dentro questa evoluzione si inserisce la Krug Room, spazio dedicato alle Experience by Krug, formato internazionale della Maison che trasforma la degustazione in esperienza guidata e riservata. Gorizia 1916 è inoltre Krug Ambassade dal 2019, riconoscimento assegnato a una selezione di indirizzi che condividono la filosofia della Maison: eccellenza, continuità e attenzione assoluta al servizio.
La Krug Room diventa così la traduzione spaziale di questo percorso, una sala autonoma, prenotabile, pensata per degustazioni dedicate e percorsi costruiti attorno alle cuvée Krug, separata dal servizio ordinario del ristorante ma coerente con la sua identità.
“La Krug Room rappresenta perfettamente la nostra idea di contemporaneità. Da una parte c’è una delle più grandi Maison di Champagne al mondo. Dall’altra una realtà profondamente napoletana, radicata nel territorio da oltre cento anni”.
Per Grasso non esiste però alcuna contrapposizione tra questi due mondi. “Napoli è da sempre una città aperta al mondo, capace di assorbire influenze internazionali senza perdere la propria identità. La Krug Room non è un corpo estraneo all’interno di Gorizia: è uno spazio che ci permette di raccontare la stessa filosofia con un linguaggio diverso”.
In fondo è proprio questo il punto. Non l’arrivo di Krug al Vomero, ma il modo in cui una storica insegna napoletana sceglie di dialogare con i linguaggi dell’alta ristorazione internazionale senza rinunciare alla propria storia. “Credo che oggi il vero lusso sia vivere esperienze di livello mondiale senza perdere il senso del luogo in cui ci si trova”.
Ed è probabilmente qui che il restyling di Gorizia 1916 trova il suo significato più interessante, non nella nuova sala o nel segno di Krug, ma nell’idea che una storia lunga più di un secolo non si preserva fermandola, ma attraversandola. La continuità non è inerzia, è scelta.