In tutto 2059 cantine visitate (di cui 1204 praticano agricoltura/biodinamica certificata), con 7.809 vini recensiti (3005 vini in bottiglia dal peso inferiore a 450 grammi). 247 le cantine buone, pulite e giuste segnalate con la chiocciola, 173 quelle cantine che producono vini che esprimono un’eccellente qualità organolettica (segnalate con la bottiglia), 56 con vini dall’ottimo rapporto qualità-prezzo (indicate con la moneta). Poi ci sono 779 top wine di cui 267 premiati perché eccellenti e, ancora, 512 vini slow e 231 dal prezzo vantaggioso. 272 cantine che offrono ristoro e 1031 quelle che offrono lo sconto del 10% sull’acquisto dei vini.
Questa un po’ la sintesi delle 1176 pagine della Guida 2027 di Slow Wine presentata a Milano unitamente ad una mega degustazione con 450 cantine che hanno proposto in degustazione oltre 1.000 vini, resa possibile con l’aiuto dei sommelier della Fisar che da 12 anni collaborano alla realizzazione di Slow Wine e hanno adottato la guida come testo didattico per tutti i corsisti.
Il curatore della Guida, Giancarlo Gariglio, ha subito sottolineato che “il dato che ci interessa di più è il ricambio. Abbiamo 168 ingressi a fronte di 132 uscite: quindi 36 cantine recensite in più, in un anno nel quale le difficoltà si fanno sentire. Tra questi ingressi ci sono progetti recenti e aziende con una storia più lunga. È il risultato delle visite: tornare ogni anno significa verificare, cercare e rimettere in discussione le scelte precedenti. Il Sud e la Sicilia in particolare, che crescono per numero di cantine recensite, raccontano bene quanto ci sia ancora da scoprire. Al di là dell’assaggio, la guida offre poi altre segnalazioni utili: i 250 Locali del Bere Slow, le informazioni sull’accoglienza in cantina, i 231 Best Buy. Vorremmo che il lettore trovasse un vino, ma anche un luogo da visitare e una persona da conoscere”.
Perché, ha aggiunto Gariglio, “la contraddizione è che continuiamo a difendere la quantità mentre rischiamo di perdere valore. E quando un vigneto viene abbandonato, può essere proprio quello di collina o di montagna: meno produttivo, più difficile da lavorare, ma importante per il paesaggio e per la vita di una comunità. Servono regole coerenti, uno schedario viticolo attendibile e controlli capaci di contrastare le pratiche che nascondono le eccedenze, la tutela dei territori più fragili. Per molte aziende i danni maggiori arrivano dal vigneto, prima ancora che dal mercato: gelate, grandinate, peronospora, scottature, siccità, piogge torrenziali. Si può perdere una parte enorme del raccolto dopo aver già sostenuto quasi tutti i costi per produrlo. Per questo bisogna finanziare molto di più la ricerca e fare in modo che i risultati arrivino davvero ai vignaioli in modo che possono continuare a coltivare”.
E, così, ancora una volta la presentazione di Slow Wine è l’evento che permette di prendere in considerazione la complessità del vino, del mercato e di tutta la sua vasta filiera. Prospettiva indicata anche da Federico Varazi, vicepresidente di Slow Food Italia, che guarda alla prossima edizione di Slow Wine Fair, a BolognaFiere dal 21 al 23 febbraio 2027, come a un’occasione per affrontare le trasformazioni e le contraddizioni del settore perché “vuole guardare al mondo del vino nella sua complessità: il mercato, la ricerca di nuovi linguaggi, la professionalizzazione delle figure che animano la filiera, ma anche le sue tante contraddizioni. Dalla vinificazione illegale delle uve da tavola all’abbandono di territori vocati a favore di una viticoltura di pianura, dallo sfruttamento del lavoro fino alle difficoltà della ristorazione, tra mancanza di personale, perdita di motivazione e il rischio di standardizzare l’offerta.
Tutto questo per capire cosa sta cambiando in questo settore e come governare le trasformazioni in atto. E la Slow Wine Fair è il luogo ideale per farlo. Un laboratorio aperto a produttori, distributori, ristoratori e appassionati, nel quale tracciare una rotta comune per il vino del futuro, nella visione di Slow Food. Quello che custodisce suoli e biodiversità, crea lavoro, produce bellezza, diffonde conoscenza, tiene vive le comunità e rimette al centro il legame tra chi produce e chi porta il vino sulle tavole. Perché l’unico modo per rispondere a questa crisi è costruire nuove prospettive per il settore”.
Su questo argomento è intervenuto anche Rossano Bozzi, direttore della Business Unit Heritage di BolognaFiere, che organizza la manifestazione insieme a Slow Food, per cui l’obiettivo della Slow Wine Fair “è mettere in relazione i diversi protagonisti della filiera, dai vignaioli ai professionisti dell’Horeca, fino ai consumatori. Accanto alla promozione del vino buono, pulito e giusto, la manifestazione punta a rafforzare le relazioni commerciali e l’apertura ai mercati internazionali, offrendo ai produttori nuove occasioni per far conoscere il proprio lavoro e i propri vini”.
Come di consueto, durante la presentazione sono stati consegnati i 7 Premi Speciali di Slow Wine 2027. E, cioè:
Il Premio alla Carriera a Teobaldo Rivella (Piemonte) per la coerenza con cui ha attraversato oltre sessant’anni di vendemmie, restando fedele alla propria idea di viticoltura e, soprattutto, a se stesso. Qualcuno potrebbe pensare che si sia accontentato; noi crediamo il contrario. È rimasto padrone delle proprie scelte e ha vissuto dignitosamente del mestiere che amava, continuando a produrre Barbaresco memorabili ricchi di personalità senza inseguire mode né scorciatoie.
Il Premio alla Novità dell’anno a Nicola Siriaco (Puglia) per aver trasformato l’azienda agricola di famiglia in un progetto vitivinicolo nuovo e personale, facendo tesoro di quanto imparato lontano senza lasciarsi sedurre dall’imitazione tant’è che il suo vino simbolo, La Gariga (un negroamaro inatteso, agile e vibrante che cambia prospettiva senza smarrire il legame con il luogo), racconta una Puglia contemporanea, capace di interrogare la propria tradizione e di trovare proprio nelle radici lo slancio per percorrere strade nuove.
Il Premio per l’Accoglienza in cantina è andato a Ca’ Rugate (Veneto) per aver trasformato l’ospitalità in un esercizio di apertura: verso chi vuole conoscere il vino e la civiltà che lo ha generato, verso i più giovani e verso chi necessita di modalità e tempi diversi per avvicinarsi alla terra. Museo, vigna, fattoria didattica e fattoria sociale sono diventati parti di uno stesso racconto, dimostrando che una cantina può essere insieme luogo di produzione, memoria e incontro.
Il Premio al Giovane Vignaiolo a Nikolas Juretic (Friuli-Venezia Giulia) per la capacità di osservare prima di agire e ascoltare prima di decidere. Per una viticoltura fatta di conoscenza, sensibilità e attenzione quasi individuale alla vite, capace di tradursi in vini mai scontati e profondamente legati ai luoghi da cui provengono. E per aver affiancato al lavoro personale una visione collettiva, contribuendo con Senza Meja a riunire una nuova generazione di vignaioli friulani e sloveni. Vini e persone che parlano, con voce nitida, un’affascinante lingua di confine.
Il Premio Slow Wine Coalition alla Solidarietà a Clarabella (Lombardia) per aver trasformato un principio in una pratica quotidiana e duratura, facendo dell’agricoltura uno spazio nel quale recuperare autonomia, fiducia e dignità. Per aver dimostrato che un’impresa può prendersi cura contemporaneamente della terra che coltiva e delle persone che la abitano, senza sacrificare la qualità alla propria funzione sociale. E per ricordarci che un grande vino non racconta soltanto un luogo: può raccontare anche il tipo di comunità che abbiamo scelto di costruirvi intorno.
Il Premio per la Viticoltura Sostenibile a Thomas Niedermayr (Alto-Adige) per aver saputo anticipare, con convinzione e lungimiranza, temi oggi imprescindibili; per aver trasformato i vitigni resistenti in una scelta agronomica ed ecologica, senza rinunciare all’ambizione di produrre grandi vini. Per l’attenzione dedicata alla fertilità del suolo e alla biodiversità, ma soprattutto per il coraggio di mettere in discussione ciò che sembrava immutabile.
Il Premio per la Vitalità del Suolo ad Arianna Occhipinti (Sicilia) per aver trasformato la cura della terra in pratica agricola e impegno civile, difendendo non solo i propri vigneti, ma anche il territorio che li circonda, minacciato da rifiuti, plastica, roghi e abbandono. Perché non può esistere una vigna sana in un territorio malato. E perché da Vittoria (Rg) arriva una lezione che riguarda sempre più da vicino tutti noi: il suolo non è semplicemente il luogo in cui coltiviamo, ma una risorsa viva da cui dipende la possibilità stessa di continuare a farlo.
Durante la presentazione è stato illustrato il progetto realizzato in collaborazione con CNH, dedicato ai trattori di nuova generazione: meno energivori, con un inferiore impatto sul compattamento del suolo e dotati di tecnologie avanzate per aumentare la sicurezza dei trattoristi.
Slow wine vite, vigne, vini. Guida 2027 (Slow Food Editore, 28 euro)