Germania e vino, un legame tutt’altro che scontato. Affascinante, antico, conosciuto nei suoi dettagli dai viticoltori e da pochi grandi esperti, tra i quali wine writer britannici del calibro di Hugh Johnson, Stuart Pigott e Jancis Robinson.
La geografia del vino tedesco è legata soprattutto ai fiumi. Reno, Mosella, Saar, Ruwer, Nahe, Meno, Neckar ed Elba costituiscono la spina dorsale delle tredici regioni vitivinicole, mitigando il clima e favorendo la maturazione delle uve a latitudini tra le più settentrionali d’Europa. Lungo le loro sponde, la vite occupa spesso pendii ripidi e difficili da lavorare, dove ogni ansa può determinare l’esposizione e l’insolazione.
Il vigneto tedesco si estende per poco più di 103.000 ettari, una superficie confrontabile con quella della Sicilia. Circa due terzi sono occupati da varietà a bacca bianca, ma è soprattutto il Riesling a offrire la lettura più nitida dei territori. Vitigno tardivo e adatto ai climi freschi, conserva acidità elevate e riesce a tradurre le differenze tra suoli, esposizioni e microclimi. Può dare vini secchi, sottili e verticali oppure espressioni mature, concentrate e sostenute da residui zuccherini di diversa intensità.
Da qui è nato “Il Riesling e la Mosella”, un viaggio attraverso alcuni dei territori più rappresentativi dell’enologia tedesca: Pünderich, nella Terrassenmosel, con Clemens Busch; la Mosella centrale con Schloss Lieser; la Saar con Geltz-Zilliken e Peter Lauer; infine il Rheingau e il Kloster Eberbach, uno dei luoghi nei quali la storia del vino si intreccia con quella dei monasteri cistercensi.
Cinque giorni lungo i fiumi, tra vigneti d’ardesia, castelli, abbazie e piccoli centri storici, per capire quanto il vino tedesco dipenda dalla geografia e come uno stesso vitigno possa cambiare espressione nel volgere di pochi chilometri.
Il gruppo di viaggio con Clemens Busch
L’ingresso nella Mosella
L’ingresso nella valle avviene da nord, nei pressi di Coblenza, l’antica Confluentes, dove la Mosella si immette nel Reno. Tra boschi e castelli, Burg Eltz è una prima, piacevole deviazione culturale: il maniero medievale, raccolto sopra uno sperone roccioso, appartiene alla stessa famiglia da oltre otto secoli.
Più avanti, a Cochem, il Reichsburg domina il fiume e il centro storico. Da qui la strada segue le anse della Mosella, mentre le vigne si arrampicano sulle pareti rocciose. Filari stretti, terrazzamenti, muri a secco e tortuose monorotaie raccontano immediatamente le difficoltà del lavoro. L’arrivo a Zeltingen-Rachtig chiude la prima giornata e consente di prendere le misure di una valle vitata che, nel suo tratto tedesco, si sviluppa per oltre 240 chilometr
La cena è al Kloster Machern, antico monastero femminile cistercense affacciato sul fiume. Secolarizzato nel 1802 e successivamente recuperato, il complesso ospita oggi un birrificio artigianale, un ristorante, un’enoteca e alcuni spazi museali. La cucina propone piatti rustici di impronta regionale e specialità più genericamente tedesche. La cena è semplice, senza particolari guizzi; a fare la differenza è il luogo, con gli edifici dell’antico convento e una terrazza ampia e confortevole nella quale concludere la giornata.
Burg Eltz
Pünderich e il versante del Marienburg
Pünderich è un piccolo comune compreso tra due strette anse della Mosella. Il paese si sviluppa sulla riva destra, mentre di fronte si alza il lungo versante del Marienburg. Sotto l’antico edificio religioso si estende uno dei vigneti più conosciuti della zona, esposto a sud e sud-est.
Il pendio è ripido, le viti occupano terrazze sostenute da muretti a secco e la meccanizzazione è quasi impossibile. Sul terreno affiorano scaglie di ardesia blu, grigia e rossa, capaci di accumulare calore durante il giorno e di favorire la maturazione delle uve.
Qui Clemens e Rita Busch hanno contribuito alla riscoperta contemporanea della Terrassenmosel. La produzione segue criteri biologici e biodinamici in un contesto nel quale anche raggiungere le vigne richiede fatica. Molte delle loro parcelle si trovano proprio di fronte alla casa e alla cantina.
Fahrlay, Falkenlay e Rothenpfad sono alcuni dei nomi che ricorrono sulle etichette. Cambiano il colore e la natura dell’ardesia, la profondità del terreno e l’esposizione; il vitigno, invece, resta sempre il Riesling. Le capsule delle bottiglie, blu, grigie e rosse, riprendono il colore prevalente del suolo e aiutano a orientarsi tra le diverse origini.
La degustazione rende leggibili queste differenze. I vini provenienti dall’ardesia grigia mostrano generalmente un equilibrio più morbido tra frutto e consistenza; quelli legati all’ardesia rossa hanno un carattere più caldo, speziato e strutturato; l’ardesia blu di Fahrlay si esprime attraverso tensione, slancio floreale e una freschezza più tagliente.
Le classificazioni tedesche possono disorientare chi vi si avvicina per la prima volta. È sufficiente ricordare che i tradizionali Prädikatswein distinguono i vini in base alla maturità delle uve, dai più leggeri Kabinett fino alle selezioni più concentrate. La VDP, associazione che riunisce molti dei migliori produttori tedeschi, adotta invece per i vini secchi una gerarchia fondata sull’origine: i Grosses Gewächs, riconoscibili dalla sigla “GG”, rappresentano i vini secchi provenienti dai vigneti classificati al vertice.
Nel bicchiere, però, la teoria lascia presto spazio alle emozioni. Il Marienburg GG offre una sintesi dell’intero versante, mentre Rothenpfad, Fahrlay e Falkenlay ne mostrano le differenti identità. Il primo esprime struttura e profondità, il secondo è verticale e luminoso, il terzo ampio e cremoso.
Particolarmente affascinante il Fahrlay-Terrassen 2022, nato sulle terrazze più ripide: concentrato e ancora giovane, ha bisogno di tempo perché la fermezza, il frutto agrumato e le sensazioni minerali si integrino. Il Rothenpfad Reserve 2022, rimasto per due anni sulle fecce in un vecchio Fuder da mille litri, mostra invece una trama più fitta e profonda.
Il finale dolce riassume la magia della Mosella. Il Marienburg Kabinett 2024, con appena 7,5 gradi alcolici, è dinamico e aereo. La Spätlese Goldkapsel 2024 aumenta la concentrazione del frutto, ma conserva slancio grazie a un’acidità inebriante. Qui il residuo zuccherino è equilibrio, piacere, oltre a favorire evoluzioni che possono durare decenni.
Marienburg con i vigneti di Clemens Busch
Schloss Lieser e la Mosella centrale
Lasciata Pünderich, il viaggio continua verso Bernkastel-Kues, con una sosta per il pranzo tra le rovine di Burg Landshut. Dalla terrazza della fortezza lo sguardo abbraccia la città e una lunga ansa della Mosella. Da questa altezza si comprende la struttura della valle: il fiume, i piccoli centri raccolti sulle rive e i vigneti che occupano quasi senza interruzioni i versanti meglio esposti.
Pochi chilometri separano Bernkastel da Lieser, seconda tappa enologica del viaggio. Ad accoglierci nella cantina Schloss Lieser è Moritz Melcher; poco dopo si unisce Thomas Haag. La degustazione è lunga e articolata, costruita attraverso annate, comuni e vigneti differenti.
Thomas appartiene a una delle famiglie storiche della Mosella. Arrivato a Schloss Lieser all’inizio degli anni Novanta, assunse la direzione nel 1992 e acquistò successivamente l’azienda insieme alla moglie Ute, trasformandola da realtà marginale in uno dei riferimenti della regione.
Il patrimonio della cantina comprende vigneti celebri distribuiti tra i comuni di Lieser, Piesport, Brauneberg, Wehlen, Graach e Bernkastel, mentre le parcelle Niederberg Helden, Goldtröpfchen, Juffer, Wehlener Sonnenuhr, Domprobst e Doctor compongono un mosaico di straordinaria complessità. È questo l’aspetto più interessante dell’assaggio: un viaggio nel viaggio. Il Niederberg Helden ha profondità e rigore; la Wehlener Sonnenuhr si muove sulla finezza; il Goldtröpfchen appare più generoso; la Juffer associa leggerezza e capacità di evolvere.
Lo stile di Thomas Haag si fonda sulla precisione. Nei vini secchi l’acidità rende il sorso nervoso e profondo; nei feinherb, nei Kabinett e nelle Spätlese, il residuo zuccherino amplia il frutto senza cancellarne lo slancio. Illuminante è il passaggio dalle annate 2024 e 2025 alle bottiglie del 2020, 2019, 2018, 2017 e 2015: i vini giovani mostrano il profilo più immediato dell’annata e del vigneto, quelli maturi fondono progressivamente frutto, acidità e ardesia in una trama unica.
Accanto alla cantina sorge una realtà parallela, l’hotel Schloss Lieser, un cinque stelle della Marriott Autograph Collection. Costruito alla fine dell’Ottocento come residenza della famiglia Puricelli, ispirato alle ville italiane di gusto palladiano con inserti Art Nouveau, è stato restaurato preservandone l’architettura. Notevoli i dettagli della facciata in ardesia e arenaria, le scalinate, le boiserie e gli ambienti. L’affaccio sulla Mosella, la spa e il ristorante gourmet ne completano il quadro esclusivo.
Lieser con le vigne
Da Lieser il viaggio prosegue verso Treviri seguendo ancora il fiume. La strada segue anse, paesi e versanti coperti di vigneti. La città è considerata la più antica della Germania e conserva importanti testimonianze del suo passato romano, a cominciare dalla celebre Porta Nigra. È una città raccolta e vivace, piacevole da scoprire a piedi, particolarmente suggestiva nelle ore serali. Dopo una passeggiata nel centro storico, la giornata si conclude alla Weinstube Kesselstatt, di fronte al Duomo e alla chiesa di Nostra Signora. Legata alla storica tenuta Reichsgraf von Kesselstatt, è un locale semplice e informale, organizzato in parte come self-service, ma con piatti stagionali e una curata selezione dei vini della casa. Il punto di forza è il giardino interno, affollato di tavoli all’aperto. Frequentata e vivace, la Weinstube conserva nelle sere d’estate un’atmosfera allegra, capace di donare al viaggio la sua dimensione più spontanea e conviviale.
(continua)