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Il personaggio

Lorenzo Pasquini: “Château d’Yquem è un mito e mi sento un privilegiato…La crisi? C’è ma non così grave perché i consumatori di grandi etichette ci sono ancora”

01 Maggio 2026
Lorenzo Pasquini, Ceo di Château d’Yquem Lorenzo Pasquini, Ceo di Château d’Yquem

Intervista all'ad dell'iconica cantina francese. Dagli studi in Italia e in Francia all'arrivo a Bordeaux. "Cambiamenti climatici? L'allerta è alta. Per un calice di nostro vino serve l'uva di una pianta e vi svelo come abbinarlo al meglio partendo dal pollo arrosto"

Di Château d’Yquem ne abbiamo parlato parecchio in queste settimane. Complici alcune degustazioni (qui ne raccontiamo una) e la possibilità di incontrare a Bordeaux come a Verona il suo direttore generale Lorenzo Pasquini. Un italiano alla corte di una delle cantine più iconiche del mondo è una cosa che non trovi tutti i giorni. Ecco perché ci è piaciuto intervistarlo per sapere di più di lui e di ciò che accade a Bordeaux.

Intanto chi è Lorenzo Pasquini?

“Ho la fortuna di essere il direttore generale di Château d’Yquem  da ormai un anno. Sono entrato in azienda nel 2020 prima con un focus prettamente sulla parte tecnica, mentre adesso godo di una visione un po’ più ampia sull’azienda, e quindi sono un privilegiato del mondo del vino perché faccio parte di questa azienda fantastica”.

Il percorso professionale di Lorenzo Pasquini da dove parte?

“Sono nato a Roma e cresciuto fra la Capitale e la Maremma perché la mia famiglia è romana ma con una grande passione per questa regione dove a un certo punto i miei genitori hanno deciso di piantare un vigneto. Così, da questa fattoria di famiglia piano piano è nata la passione per il mondo del vino. Avevo 14 anni quando abbiamo fatto la prima vendemmia e da lì ho deciso che sarei stato un enologo e quindi è cominciata così. Poi sono stato a Pisa per i miei studi e a Bordeaux”.

Che tipo di studi?

“Ho studiato viticoltura e enologia, poi a Bordeaux, poi California, Argentina per qualche anno e adesso di nuovo a Bordeaux da ormai otto anni”.

Quindi un enologo tra più mondi?

“Sì, decisamente. Poi mettiamoci pure che mia moglie è venezuelana ma viviamo in Francia, quindi siamo un po’ giramondo”.

In Francia Lorenzo Pasquini aveva già fatto alcune esperienze?

“In Francia ho frequentato l’università, e poi ho avuto la fortuna di lavorare da Château Palmer come primo impiego alla fine dei miei studi. Quante lingue conosco? Adesso cinque: Italiano ovviamente e poi spagnolo, francese, inglese e un po’ di portoghese”.

Cosa vuol dire essere direttore generale di Château d’Yquem?

“Beh, innanzitutto è un grande privilegio di quelle cose che ti fanno realizzare la fortuna che hai ogni mattina quando arrivi al lavoro perché è un posto veramente incredibile, riassume tante cose: la bellezza paesaggistica, quella architettonica, la magia dei vini e l’aura che c’è dietro al mito Château d’Yquem. È tutto riassunto in uno stesso posto in modo molto potente, con una storia ancora molto presente ma allo stesso tempo molto viva e quindi questo è sicuramente un grande privilegio. Allo stesso tempo ovviamente anche una grande responsabilità che, tuttavia, cerchiamo di dividere con tutto il team”.

A chi si riferisce?

“C’è un presidente, monsieur Pierre Lourton, è lui che mi ha scelto, formato e posizionato, e poi al di sopra di lui abbiamo un direttorio che è formato da uno dei figli di monsieur Arnault, Alexandre Arnault, e due delle persone più vicine a M. Arnault che sono Jean-Jacques Guioni che oggi è anche il presidente e direttore generale di tutto Moët Hennessy e Jérôme Sibille che è un collaboratore molto stretto di M. Arnault”.

La famiglia Arnault quando ha comprato Château d’Yquem?

 “Nel 1999 quindi ormai più di 25 anni fa”.

Si parla di cambio epocale nel mondo del vino, in particolare in Francia. E adesso cosa sta accadendo a Bordeaux?

“Il mondo del vino è in mutazione in generale e a Bordeaux in questo momento quello che si sta cercando di fare è far combaciare la domanda con l’offerta che è il motivo per il quale si è estirpata una parte dei vigneti. Però non bisogna neanche sovrastimare il momento attuale: certo, c’è una contrazione di consumo soprattutto per i vini rossi però il segmento dei fine wine che sono quello che rende il Bordeaux più famoso continua a crescere. E ancora: c’è un momento di mutazione ma sinceramente non parlerei di crisi in modo così grave come ogni tanto si dice, perché i consumatori di vino e soprattutto di grandi vini ci sono ancora”.

Quali sono i numeri che in qualche modo rendete pubblici?

“Noi abbiamo 100 ettari di vigneto e in media facciamo fra le 60 e le 80mila bottiglie che sono pochissime in rapporto agli ettari evitati. La relazione che raccontiamo è un bicchiere a pianta quando di solito le produzioni si aggirano intorno a una bottiglia a pianta, quindi le nostre produzioni sono molto limitate”.

Come affrontate le sfide legate al cambiamento climatico?

“Il cambiamento climatico è una delle nostre prime preoccupazioni: la muffa nobile non attacca sempre ogni tanto non arriva la muffa perché le condizioni sono troppo secche o può arrivare in modo non nobile se sono troppo umide. Quindi, ogni anno c’è questa nuova scommessa questa nuova sfida con le condizioni climatiche che dovrebbero permettere l’espressione di questo miracolo ma ogni tanto sappiamo che non è così e la grande promessa di Château d’Yquem è che i vini sono fatti solo attraverso la muffa nobile e di conseguenza in quelle annate in cui non c’è questo miracolo, il vino non viene prodotto che è il motivo per il quale ci sono alcune annate che mancano all’appello”.

E quando Lorenzo Pasquini non beve Château d’Yquem cosa beve?

“A me piace esplorare nel mondo del vino che è bello proprio per la sua e, di conseguenza, mi piace a volte focalizzarmi su alcune regioni. Ultimamente mi sono molto focalizzato sui vini dell’Etna e sui vini tedeschi della Mosella. Per un periodo mi interessavano molto anche i vini di Santorini in Grecia. A un certo punto ho fatto anche una grande ricerca sulle vecchie annate della California perché sono molto sorprendenti. Penso che il vino sia un po’ come la musica, dipende dal momento che stai vivendo. In definitiva, mi piace esplorare…”

Come abbiniamo Château d’Yquem?

“Innanzitutto dipende dall’età del vino. Il Chateau d’Yquem si presta a diversi momenti magari un’annata più matura, più vecchia la metterei a fine pasto o addirittura dopo il pasto, mentre un’annata giovane a noi piace servirla a inizio pasto o prima del pasto addirittura come aperitivo. E poi annate di 10-15 anni magari col piatto principale, e quindi la grande tradizione a Sauternes è con il famoso pollo della domenica che è il piatto proprio tipico delle famiglie francesi. In Francia in generale il Sauternes è il primo bicchiere con cui si brinda la sera di Natale con il foie gras come aperitivo. Però nella cucina italiana ci sono tante opzioni intorno alle paste, intorno a tutti i piatti che hanno un po’ di ricchezza, come i tortellini alla crema di parmigiano. Massimo Bottura è probabilmente il più grande chef al mondo e io ho avuto la fortuna di assaggiare il Château d’Yquem abbinato con i suoi piatti. Insomma, ci sono tante opzioni”.

Andando indietro nelle annate dove arriviamo con le riserve?

“La più vecchia che abbiamo in azienda è la 1861”.

Che coincide poi con la nascita dell’Italia…

 “Sì, per me forse un segno del caso…”

Ha tempo per avere nostalgia all’Italia quando è a Bordeaux?

“Bordeaux è molto ben collegata con l’Italia quindi ho la fortuna di tornare spesso. Quando vivevo in Argentina avevo ancora di più il mal di casa, ora meno ma ovviamente accade di avere un poco di nostalgia. È naturale. Ma vedere la Serie A la domenica mi aiuta a sentirmi più vicino”.

Lorenzo Pasquini è un tifoso di calcio?

 “Ovviamente sì. E la Roma è la mia squadra del cuore. Forza Roma sempre e dovunque…”.