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L'azienda

Da medico a vignaiolo con il Primitivo nel destino. “Solo con la qualità si vince”

05 Agosto 2016
Primitivo_a_spalliera Primitivo_a_spalliera


(Primitivo a spalliera)

di Michele Pizzillo

La medicina probabilmente ha perso un luminare, a tutto vantaggio del vino o meglio, della Doc Gioia del Colle, vista la rapidità con cui Giovanni Zullo ha raggiunto la vetta della qualità. 

Eppure questo giovane viticoltore di Santeramo in Colle, cittadina pugliese che con i suoi 593 metri è il centro più elevato dell’area di produzione della Doc “Gioia del Colle” – dove, alla fine del ‘700 il Primicerio Don Francesco Filippo Indellicati selezionò il primo vitigno di Primitivo che poi avrebbe anche varcato l’Oceano  – frequentava la facoltà di medicina dell’Università di Bari quando la passione per la campagna e per il vino in particolare fu così forte che decise di abbandonare tutto per dedicarsi alla cura della piccola vigna del padre Raffaele che, però, aveva avviato un interessante commercio di vino in damigiane da 5 litri vendute nei negozi della zona. Anche Giovanni, con la Vinicola Zullo, aveva seguito le orme del padre ma, nello stesso tempo, non perdeva di vista la bottiglia: l’aspirazione era quella di vendere il suo pregiato Primitivo in bottiglia, con in bella evidenza il nome del produttore sull’etichetta. Ci riuscirà nel 2003, con la vendemmia 2001.


(Giovanni Zullo)

L’esordio non è facile. O, meglio, la strada scelta non era quella giusta. Il giovane viticoltore si rende subito conto che in azienda bisognava cambiare qualcosa. Non si poteva essere percepiti dal consumatore come ottimo produttore proponendo, contestualmente alla bottiglia, la damigiana da 5 litri. Quindi? Una scelta drastica, con non poche incognite perché lo sfuso di Zullo era molto richiesto dai consumatori che preferivano spendere qualcosa in più pur di portare in tavola un ottimo vino. Un vino che, oltretutto, aveva conquistato anche il palato dei consumatori tedeschi dopo lo scambio di prodotti tra Santeramo e Bad Sackingen  per suggellare il gemellaggio tra le due cittadine, e che in quell’occasione l’organizzatore dell’evento, don Pierino Dattoli, volle proprio il vino della famiglia Zullo.


(La cantina)

Insomma, non era facile lasciare tutto questo per puntare solo sulla bottiglia. E per Giovanni è stata veramente una scelta coraggiosa, una delle tante che ha dovuto fare per imporsi come uno dei migliori viticoltori pugliesi, non solo di Primitivo di Gioia del Colle. Come, per esempio, convincere il padre a non estirpare le vecchie vigne di Primitivo che, purtroppo, hanno una resa di poco superiore ai 30 quintali per ettaro che, adesso, a Giovanni e al suo giovane enologo, Tommaso Pinto, danno la possibilità di ottenere lo straordinario “Marpione Primitivo dop Gioia del Colle riserva”: poco più di 10 mila bottiglie di un vero capolavoro. Poi, non si fa scappare l’opportunità di acquistare i terreni confinanti con la vigna del padre, e relativa masseria fortificata – ma in completo degrado – che facevano parte del feudo del marchese Caracciolo, lungo la celebre arteria romana Appia Antica che attraversa la Murgia Barese a 10 chilometri da Matera. Ancora, la scelta di introdurre le pratiche dell’agricoltura biologica. Nonché di chiamare l’azienda “Tenuta Viglione”, nome della masseria del feudo Caracciolo, accantonando il nome Zullo.


(La Corte)

Nell’arco di un decennio, tutto questo cosa ha rappresentato dalle parti del territorio dove è stato scoperto il vitigno Primitivo? Prima di tutto la rivalutazione di un terroir da sempre vocato alla produzione di uva da vino di qualità e, quindi, la “nascita” di un bel gruppo di aziende vitivinicole che danno lustro a tutto il sistema vitivinicolo della Puglia e, ovviamente, alla Doc Gioia del Colle che, oltretutto, ha ancora molto da dire, visto che ogni vendemmia riserva sempre piacevoli sorprese e non solo per “re” Primitivo: l’habitat è ideale anche per vitigni come Aleatico, Negroamaro, Merlot, Fiano e Falanghina. Per Zullo, questo periodo ha rappresentato la realizzazione di un sogno cioè, avere finalmente un’azienda agricola di tutto rispetto: 60 ettari di vigneto, che entro tre anni diventeranno 100. Una produzione di vino che quest’anno ha superato le 400.000 bottiglie, per il 70% di Primitivo e che per il 90% varca i confini nazionali, tanto da avere la Francia come maggiore importatore (gli ultimi aggiornamenti delle vendite però mi dicono che l’eterno secondo, la Germania, è diventato primo) seguiti, in Europa, da Gran Bretagna e Svizzera. Gli altri tre mercati dove la Tenuta Viglione è presente nei migliori locali sono Stati Uniti, Cina e Giappone. Solo il 10% è destinato al mercato italiano o, meglio – confida Zullo -, praticamente a quello pugliese con buone presenze anche a Roma. “Ho, però, contatti con diversi distributori per creare una rete vendita Italia – dice -. Non vorrei passare per snob, o per esterofilo. Però voglio essere presente in posti che sappiano apprezzare il nostro lavoro e la nostra continua ricerca della qualità”. Tant’è vero che attorno all’antica masseria che sta ristrutturando per ricavarne un resort di grande fascino, oltre a qualche ettaro di vigneto ad alberello sopravvissuto alla grande corsa all’espianto a suo tempo invogliato dalle istituzioni regionali per incrementare i volumi produttivi, c’è un ettaro di vigneto messo a disposizione della facoltà di agraria dell’Università di Bari per la sperimentazione di 11 cloni di Primitivo.


(Alberello di Primitivo)

Insomma, qui si fanno le cose serie, per portare in giro per il mondo il grande vino italiano in genere e quello della Puglia in particolare, potrebbe dire Zullo. Che non trascura un altro capolavoro, l’olio extra vergine di oliva: 4.000 elegantissime bottiglie che si possono facilmente confondere con quelle che contengono profumi costosissimi.  
 
I vini degustati
 
Falanghina bianco Igp Puglia 2015: vino affinato in acciaio che alla degustazione si presenta secco e fresco con un eccellente equilibrio aromatico di fragranze fruttate intense ma delicate.
 
Fiano bianco Igp Puglia 2015: all’olfatto, questo ottimo vino fermentato e affinato in acciaio, sprigiona fragranze di fiori gialli che al palato lasciano spazio ai sentori di miele e di fiori d’arancio.
 
Nisia rosato Primitivo Igp Puglia 2015: rosato da uve Primitivo dall’aroma fresco e intenso di ciliegie e note di frutti selvatici mentre in bocca è un vino pulito e caldo, con tannini morbidi e un’acidità ben equilibrata.
 
Primitivo Igp Puglia 2014:
la fermentazione e l’affinamento avviene in acciaio per questo rosso rubino con riflessi violacei che è un po’ il vino base dell’azienda Zullo. I profumi prevalenti sono quelli di frutti rossi maturi; e, in bocca, è pulito, secco, con buon corpo e buona intensità e persistenza.
 
Johe rosso Igp Puglia 2013: è una delle prime scelte di mixare uve Primitivo e Aleatico con risultati molto positivi perché il vino è armonico, pulito, con sentori di frutti rossi maturi ma anche quelli delicatamente agrumati; di buon corpo, in bocca è caldo, morbido e di buona intensità e persistenza.
 
Negroamaro Igp Puglia 2014: è la versione un po’ più elevata di questo vitigno che finora era coltivato solo nel Salento praticamente al livello del mare. Le caratteristiche del vitigno ci sono tutte con in più una persistenza maggiore del vino in bocca dove sono ben evidenti buona acidità e tannini morbidi.
 
Pri-mit-ivo Primitivo Dop Gioia del Colle 2010: la vigna dove vengono selezionate le uve per questo vino è stata impianta nel 1981 ed è allevata a cordone speronato, con una resa attorno ai 60 quintali per ettaro. E, così, Zullo ottiene un vino affinato 24 mesi tra bette grande e piccole, secco, armonico, con sentori che vanno dai frutti rossi maturi a piccoli frutti selvatici e, in bocca, i tannini morbidi si completano con aromi di frutti rossi maturi e note di vincotto di fichi e mandorla amara.
 
Marpione Primitivo Dop Gioia del Colle riserva 2011: l’alberello risale al 1948 e la resa è attorno ai 30 quintali per ettaro. Potrebbero bastare questi due dati per presentare il capolavoro di casa Zullo. Un vino dal colore rosso rubino con riflessi granati che all’olfatto sprigiona sentori di marasca, mora selvatica, ribes nero completati gradevoli note speziate di tabacco, liquirizia e pepe. In bocca è un vino raffinato, corposo, ottima persistenza aromatica e un piacevole finale ben equilibrato tra fresco e balsamico.
 
Noi Due spumante: è stato quasi un gioco produrre questo spumate metodo Charmat con  uve Fiano, tant’è che già il nome non è molto impegnativo. Poi lo spumante ha conquistato il primo premio ad un concorso enologico ho pensato, dice Zullo, di continuare a produrlo e sempre con il nome banale per quello che ritenevo che sarebbe stato un piccolo divertimento. D’altronde è uno spumante demi sec brillante che al naso è molto fragrante con richiami di frutta fresca e erbe aromatiche e che va bene come aperitivo ma anche  da abbinare a carni bianche e pesce in genere.   
 
Tenuta Viglione
Via Carlo Marx, 44
tel. 080.2123661
Santeramo in Colle – Ba