Prima uscita ufficiale “di coppia” per Tenuta Casenuove e Fattoria di Petreto: due (molto) diverse realtà toscane, ora insieme grazie a un investitore – il francese Philippe Austruy – e a un direttore – Alessandro Fonseca, che dirige Casenuove e ultimo proprietario di Petreto. Tra un Chianti Classico docg della prima, da dieci anni parte del gruppo belga SIS, e l’assaggio dei prodotti della seconda, nota per le muffe nobili, si è parlato di presente e futuro delle due aziende, autonome sotto l’egida internazionale di Vignoble Austruy.
Panzano in Chianti, piena denominazione Chianti Classico,: qui si trova la Tenuta Casenuove, nel 2015 acquisita da Austruy, non nuovo a questo tipo di investimento (Commanderie de Peyrassol in Provenza nel 2001, con il parco di arte contemporanea; Château Malescasse nel 2012, noto per il cru bourgeois in Haut-Médoc; Quinta da Côrte nella valle del Douro nel 2013). In nomen omen? Il toponimo rurale “case nuove”, nel catasto già nel 1608, anticipava forse la profonda ristrutturazione di edifici e vigna compiuta dall’attuale proprietà. Oggi l’azienda conta di fatto 138 ettari (30 quelli delle tre referenze principali Chianti Classico docg, che originano tra le 90 e le 110 mila bottiglie all’anno), dal 2022 è bio per l’intera gamma e la prossima sarà la dodicesima vendemmia: “Vendemmie che ci hanno formato tantissimo. E per me, Chianti Classico è una denominazione ancora sottovalutata”, dichiara Fonseca, che sottolinea l’alta vocazione del territorio di Panzano.
Tenuta Casenuove si è già distinta per alcune produzioni alla ricerca del “piccolo e/o particolare”, come nel caso di Ziik (da “musique”), 12 mila bottiglie di un rosé fresco e giovane da uve Sangiovese vinificate con metodo Charmat: nel 2019 Austruy, vedendo le fecce non utilizzate, le ha recuperate e dopo la prima fase a Casenuove vengono inviate al Colle di Conegliano per l’autoclave. O la Grappa di Chianti Classico Sangiovese Riserva, dalle vinacce bianche delle uve della Gran Selezione o, ancora, il Toscana igt Ansonica Scoglio Nero dalla Tenuta Isola nel Giglio, raccolto alle 5 del mattino e portato (a spalla nell’isola) a vinificare in tenuta.
Aderente inoltre all’Unione Viticoltori di Panzano in Chianti, una sorta di biodistretto nato nel 1995 e teso alla viticoltura biologica e sostenibile, Tenuta Casenuove interpreta il Sangiovese – e i vitigni tipici della zona – in maniera attenta e curata. I tre Chianti Classico docg Tenuta Casenuove si distinguono principalmente per la selezione delle vigne: il Chianti Classico dell’annata (in questo caso, 2024; circa 22 euro) rappresenta l’ingresso alla gamma, con focus su freschezza e bevibilità; la Riserva e la Gran Selezione salgono in complessità e selezione delle uve.
La Riserva 2023 (circa 35 euro) è il risultato di un assemblaggio di uve da quattro vigne diverse; la Gran Selezione 2021 è un cru da Vigna Sopratorre, con affinamento in legno più lungo (circa 18 mesi) e produzione limitata tra le mille e le tremila bottiglie (90 euro). Senza qualità attesa, le uve vengono declinate sull’annata ma altitudine variabile tra 360 e 500 metri, esposizione a sud e ventilazione costante preparano al meglio l’opera in cantina, volutamente gentile per non alterare gli acini e ottenere vini di bella maturazione.
Dal 1871 di proprietà della famiglia Fonseca e ora di Austruy, Fattoria di Petreto si distingue in Toscana per l’originale scelta produttiva che già dagli anni 80 portava all’innesto di Sauvignon Blanc, Sauvignon Gris, Sémillon e Chenin Blanc per vini bianchi e muffati nobili in stile Sauternes. Con 12 ettari di vigneto bio, l’azienda beneficia di un microclima favorevole alla botritizzazione naturale, tanto che i vini bianchi di per sé sono stati introdotti successivamente rispetto alla Pourriture Noble, anima di Petreto dagli anni 90. Colli della Toscana Centrale igt Pourritude Noble del 2006 (imbottigliato nel 2009) è il risultato di Sauvignon Gris, Sauvignon Blanc e Sémillon.
“Devo riconoscere che la Botrytis a Petreto fa un lavoro straordinario – spiega Fonseca, agronomo ed enologo -. Avviene tutto in modo molto naturale, generando ogni settimana tre raccolti e due barrique per 12/18 mesi, per una produzione di circa 20 ettolitri l’anno”, e passa a presentare le annate dell’igt Toscana Bianco Podere Sassaie 2023 e 2019, assemblaggio di Sauvignon Blanc, Sauvignon Gris, Sémillon e Chenin Blanc vendemmiati a mano e fermentato in acciaio. Al naso, aromi tropicali e agrumati; al palato, sapidità e slancio minerale.
Per quanto riguarda l’export, gli Stati Uniti sono il mercato principale e in Europa ci si rivolge a Inghilterra, Danimarca, Francia; in Nord America si stanno guadagnando punti e, relativamente a Fattoria di Petreto, nel futuro ci saranno Usa ed Europa, con il mercato italiano che tendenzialmente assorbirà circa il 40% della produzione (e probabilmente un restyling del brand). E così, per brindare agli oltre dieci anni di Casenuove e alla recente acquisizione, certo i vini non mancano.