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L'azienda

Dalla Francia alla Toscana, il progetto Austruy tra i grandi bianchi di Petreto e il Chianti Classico di Casenuove

06 Novembre 2026
Tenuta Casenuove Tenuta Casenuove

Che la Toscana sia una terra di grandi vini rossi non è certo una novità. Meno scontato è scoprire che a pochi chilometri da Firenze si producono bianchi da vitigni francesi capaci di sfidare il tempo e persino un vino dolce che deve la sua esistenza alle nebbie dell’Arno. È una delle particolarità di Fattoria Petreto, oggi parte, insieme a Tenuta Casenuove, del gruppo francese Vignobles Austruy. Due aziende molto diverse tra loro, affidate alla direzione di Alessandro Fonseca, agronomo ed enologo, che rappresentano due interpretazioni della viticoltura toscana.

Dietro questo progetto c’è Philippe Austruy, imprenditore francese e appassionato di vino e arte, che nel corso degli anni ha investito in diverse regioni vitivinicole europee, dalla Provenza al Portogallo. In Toscana la sua avventura comincia nel 2015 con l’acquisizione di Tenuta Casenuove, a Panzano in Chianti. Una proprietà di circa 135 ettari, di cui oltre 30 vitati, che ha attraversato un lungo percorso di rinnovamento. Vecchi vigneti recuperati, nuovi impianti e un lavoro paziente per comprendere quali varietà potessero esprimersi al meglio sui diversi terreni.

A distanza di oltre dieci anni, quel lavoro comincia a raccontarsi soprattutto attraverso i vini. Il Chianti Classico 2023, nonostante un’annata difficile che ha ridotto sensibilmente la produzione, mostra già una personalità piacevole, giocata sulla freschezza del frutto. Le Riserva 2021 e la Gran Selezione 2019 permettono invece di apprezzare quanto il Sangiovese possa cambiare con il passare del tempo: la prima conserva un carattere deciso e una bella vivacità, la seconda appare più distesa ed elegante, con una complessità che lascia intuire ancora ampi margini di evoluzione. Tre annate che raccontano, ciascuna a modo proprio, il percorso intrapreso dalla tenuta.

Se a Panzano il Sangiovese è il protagonista indiscusso, a Fattoria Petreto la storia prende una direzione decisamente diversa. Siamo a Rosano, nel comune di Bagno a Ripoli, dove la famiglia Fonseca possedeva la proprietà fin dal 1871. Qui i vigneti guardano verso la valle dell’Arno e affondano le radici in terreni calcarei, ricchi di pietre. Una particolarità che ha dato anche il nome alla fattoria.

La scelta più interessante è stata quella di puntare su varietà bianche generalmente associate alla Francia, come Sauvignon Blanc, Sauvignon Gris, Sémillon e Chenin Blanc. Uve che in questo angolo di Toscana hanno trovato condizioni favorevoli e che oggi danno vita a vini dalla spiccata personalità.

Il Podere Sassaie ne è un esempio. Il confronto tra il 2019 e il 2023 mostra due momenti differenti della sua storia: il primo ha già sviluppato quella complessità che rende interessanti i bianchi capaci di invecchiare, mentre il secondo, più giovane, mette in evidenza il carattere floreale e la freschezza delle uve. Non soltanto una questione di annate, ma anche di scelte produttive, considerando che nel 2023 il Chenin Blanc non è entrato nell’assemblaggio.

E poi c’è il Pourriture Noble, forse il vino che meglio racconta quanto la natura possa influenzare le scelte di un produttore. Tutto nasce nel 1989, quando l’enologo Nicolò d’Afflitto intuisce le potenzialità delle nebbie autunnali che avvolgono i vigneti di Petreto. L’umidità favorisce lo sviluppo della cosiddetta muffa nobile, che permette di ottenere un vino dolce ispirato ai grandi Sauternes francesi. Non si produce tutti gli anni, ma soltanto quando le condizioni climatiche lo consentono. Un piccolo gioiello aziendale, prezioso anche per la sua rarità.

Oggi Petreto e Casenuove condividono una proprietà e una direzione, ma conservano ciascuna il proprio carattere. Ed è proprio questa la parte più interessante del progetto Austruy: non c’è un unico stile da replicare, ma si lascia spazio a due storie che, pur a poca distanza l’una dall’altra, hanno trovato nel vino modi completamente diversi di raccontarsi.