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L'azienda

Il Buttafuoco nel cuore dell’Oltrepò Pavese: quante sorprese con i vini di Fiamberti e Picchioni

19 Ottobre 2026
Andrea Picchioni e Giulio Fiamberti Andrea Picchioni e Giulio Fiamberti

Differenza di età nel senso che Giulio Fiamberti rappresenta l’ultima generazione di una famiglia che produce vino dal 1814; Andrea Picchioni fonda l’azienda nel 1988. Intanto sono legati da una vigna, Solenga, tre ettari divisa in due; vinificano le stesse uve; produttori anche dei migliori Buttafuoco storico; hanno in comune lo stesso tecnico e, aspetto ancora più importante – e, forse, quasi raro -, muoversi insieme per fare conoscere la migliore produzione enologica dell’Oltrepò Pavese, tanto da “convocare i media” per una sorta di verticale dello stesso cru ma di millesimi diversi, per cercare di individuare differenze e similitudini fra le due etichette.

Gli obiettivi di questa iniziativa sono diversi ma tutti diretti verso l’importanza di tenere i fari sempre accessi su un’area vocata per la coltura della vite. Cioè, lo Sperone di Stradella, il tratto più avanzato verso la pianura delle prime colline appenniniche dell’Oltrepò orientale che con la Solenga è luogo centrale nella genealogia del Buttafuoco. Infatti, ci sono documenti storici che la indicano come prima vigna della produzione del Buttafuoco e riconducono a questo vigneto l’origine stessa del nome della denominazione. In questa zona nascono anche il Barbacarlo e il Sangue di Giuda, tutti vini prodotti con croatina, barbera, uva rara e ughetta, le varietà che hanno costruito l’identità dei rossi storici dell’Oltrepò Pavese.

Con questa iniziativa, Fiamberti e Picchioni invogliano gli appassionati a scoprire il luoghi storici del vino come Canneto Pavese dove il vino era conosciuto come “di Canneto”, appellativo legato all’uso diffuso delle canne a sostegno delle viti, tanto che nel 1886 il comune che prima si chiamava Montù de’ Gabbi cambiò nome in Canneto Pavese. Il luogo, quindi, è storicamente vocato, così come è connotata la sua esposizione, leggibile anche nella geografia minuta. Nei dintorni della Solenga ci sono Monte Bruciato e Casa del Diavolo, toponimi che rimandano alla luce e al calore che questi luoghi trattengono.

Ma quello che potrebbe sembrare un vigneto segnato dal caldo (Solenga significa “assolata”) mantiene, in realtà, come dimostrano i due vini distinti e insieme affini – il Buttafuoco Storico Vigna Solenga di Giulio Fiamberti e il Buttafuoco Doc Bricco Riva Bianca di Andrea Picchioni -, una freschezza che nel calice si traduce in lunghezza, tensione, sapidità e finezza. Grazie anche alla matrice geologica del suolo che è quella dei conglomerati di Rocca Ticozzi, formazioni antiche di origine marina, composte soprattutto da ciottoli arrotondati, elementi calcarei e arenacei, sabbie e componenti marnose.

La tessitura sciolta favorisce il drenaggio e costringe la vite a esplorare gli strati profondi. È una condizione che sostiene la concentrazione nelle uve senza sacrificare l’acidità, portando nel calice note balsamiche, speziatura, sapidità e una naturale propensione all’invecchiamento, insieme a una beva agile e raffinata, che contrasta con l’idea di Buttafuoco necessariamente potenti e severi.

La Solenga mostra quanto sia necessario conoscere bene il terreno, l’esposizione di ogni filare, il comportamento delle diverse varietà all’interno della singola vigna. Per Fiamberti e Picchioni, poi, il cambiamento climatico si affronta con l’osservazione e con la memoria: riconoscere quello che cambia, confrontarlo con ciò che è già accaduto, capire quando intervenire e quando, invece, lasciare che sia il vigneto a trovare il proprio equilibrio.

Il ruolo del viticoltore è quello di custode della capacità del luogo di durare e di continuare a esprimersi anche quando le condizioni lo trasformano. Così in Vigna Solenga (Fiamberti) e Bricco Riva Bianca (Picchioni) cambiano gli uvaggi, i recipienti, i tempi di vinificazione e lo stile del produttore. Restano comuni la trama sapida, la speziatura e l’attitudine a evolvere a lungo.

Altro elemento di unione è il lavoro di Giuseppe Zatti, agronomo di entrambe le aziende, che segue il vigneto, il suolo, la vegetazione delle piante, la maturazione delle uve con una visione che condivide con i due produttori: è quindi in cantina che le strade si separano, attraverso scelte produttive diverse che danno forma a due interpretazioni autonome e ampie della stessa matrice. Da qui nasce l’incontro “I Cru della Solenga”: mettere a confronto questi due vini per osservare come uno stesso luogo possa tradursi in espressioni differenti e quale ruolo abbiano il lavoro agricolo e enologico nel costruirne la continuità nel tempo.

Vigna Solenga di Giulio Fiamberti
La porzione della vigna Solenga che appartiene alla Famiglia Fiamberti produce un Buttafuoco iscritto al Club del Buttafuoco Storico, associazione che applica regole di produzione in vigna e in cantina più severe rispetto al disciplinare. La prima produzione è del 1996 da un uvaggio di croatina, barbera, uva rara e ughetta di Canneto, secondo l’antica consuetudine dei vigneti misti dell’Oltrepò. La resa è di 60 quintali per ettaro, con una resa uva/vino intorno al 45%. La vendemmia è manuale. Dopo la pigiadiraspatura, la fermentazione alcolica avviene a cappello sommerso, con lieviti indigeni attraverso la tecnica del pied de cuve, in vasche di cemento a temperatura controllata. La macerazione sulle vinacce dura almeno 50 giorni, accompagnata da rimontaggi e follature a frequenza progressivamente ridotta. Dopo la svinatura, il vino affina per circa due anni in tonneau piegate al vapore e per altri sette mesi in bottiglia prima della commercializzazione.

Vigna Solenga Buttafuoco doc di Giulio Fiamberti

Annate in degustazione:

2021 –
Uvaggio prevalentemente di croatina, barbera, ughetta di Canneto e uva rara per questo eccellente vino di colore rosso rubino denso. Bouquet complesso con note di ciliegia sotto spirito, tocco di cannella, sentori balsamici e sfumature di mandorla tostata. In bocca è robusto, vellutato e con un tannino elegante. E’ vino da lungo invecchiamento.

2017 –
Uvaggio di croatina e barbera per il 90%, più ughetta e uva rara per questo vino rosso rubino scuro e denso. Bouquet complesso tra frutta rossa sotto spirito, sentori speziati e balsamici e un finale che richiama la mandorla tostata. In bocca è denso, robusto, vellutato e sorretto da un tannino ben presente che accompagna un finale asciutto e gradevolissimo.

2015
Uvaggio di croatina e barbera per il 90%, più uva rara e ughetta. Colore rubino fitto e denso che al naso sprigiona note di marasca sotto spirito, china, spezie dolci e tocchi balsamici. In bocca è ricco, fresco, con acidità e trama sapida. Un vino di grande struttura e di lungo invecchiamento.

Bricco Riva Bianca Buttafuoco dell’Oltrepò Pavese doc di Andrea Picchioni
È prodotto soltanto nelle annate favorevoli con croatina, barbera e ughetta di Canneto in percentuali variabili. Le uve, raccolte a mano in cassette, fermentano in tini troncoconici di rovere di Slavonia da 4.000 litri. La macerazione dura almeno 40 giorni; seguono non meno di 24 mesi in botti grandi di rovere e almeno 8 mesi in bottiglia. Il colore è rubino molto carico. Profumi di fiori secchi e frutti di bosco a bacca nera precedono prugna secca, tabacco, cacao, spezie e la nota balsamica tipica della zona. I tannini sono marcati ma fini; il sorso è ampio, saldo e lungo. L’evoluzione ne leviga progressivamente la struttura e può condurlo al pieno equilibrio dopo dodici anni e oltre.

Annate in degustazione:

2021
Uvaggio di croatina, barbera e ughetta per questo ottimo vino rosso rubino intenso dal profilo olfattivo intenso tra sentori di sottobosco, ribes nero, ciliegia e prugna rossa nonché tocchi di cioccolato fondente, tabacco, cacao, e sensazioni balsamiche e speziate. In bocca si sente subito una notevole struttura tannica nonché una ricca trama fruttata e comunque morbido. È un vino da invecchiamento, che raggiunge la piena maturità dopo una decina di anni.

2018
Colore rosso rubino intenso e profumi di frutti di bosco a bacca nera, prugna secca, cacao, tabacco e sfumature balsamiche. In bocca è strutturato, con tannini fitti e maturi e caratterizzato da una lunga persistenza. E’ un vino che si esprime al meglio dopo un decennio dalla vendemmia.

2016
Annata eccezionale tanto da avere un vino perfetto per eleganza, un bel colore rosso rubino carico e un bouquet complesso tra frutti di bosco, prugna secca, cacao, tabacco e tocchi balsamici. In bocca è pieno, strutturato e con una gran bella trama tannica. Vino longevo che dà il meglio di se dopo i 2 anni dalla vendemmia.

Azienda Agricola Giulio Fiamberti
Via della Chiesa, 17
27044 Canneto Pavese (PV)
La famiglia Fiamberti vinifica a Canneto Pavese da oltre due secoli. La porzione della Solenga che ancora oggi appartiene alla famiglia fu acquistata nel 1814, a testimonianza di un legame con questo luogo che attraversa più generazioni. Oggi l’azienda coltiva circa 16 ettari a denominazione d’origine e conserva nel centro storico del paese le cantine di vinificazione e imbottigliamento. Il lavoro mantiene al centro i vitigni e i rossi storici dell’Oltrepò, con una vocazione consolidata per il Buttafuoco.

Azienda Agricola Picchioni Andrea
Frazione Campo Noce, 4
27044 Canneto Pavese (PV)
Andrea Picchioni fonda l’azienda nel 1988 recuperando vigneti particolarmente vocati della Valle Solinga, dove oggi coltiva circa dieci ettari. Il lavoro nasce da una lettura molto stretta del vigneto e da un’idea di agricoltura attenta agli equilibri naturali, al suolo e alla continuità del paesaggio. La gestione privilegia pratiche come la concimazione organica, il riuso delle vinacce, l’inerbimento e la tutela delle superfici boschive, in una visione che considera la vigna parte di un sistema più ampio.