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L'azienda

Tenute Ballasanti, l’Etna al femminile tra Carricante, arte e libertà: esplode il sogno di Manuela Seminara

02 Giugno 2026
Manuela Seminara e la figlia gaia sulla panchina di Ballasanti Manuela Seminara e la figlia gaia sulla panchina di Ballasanti

Sull’Etna il vento non è soltanto un elemento del paesaggio: è memoria e identità. A raccontarlo è Manuela Seminara, anima di Ballasanti, azienda vitivinicola nata sulle pendici del vulcano nel territorio di Giarre e costruita attorno a un’idea precisa: il vino come esperienza culturale, familiare e profondamente umana.

“C’è una vecchia panchina, in realtà due pietre e un’asse – racconta Manuela indicando un punto tra i vigneti -. La mia bisnonna andava sempre lì e diceva: “vado o balla santi”, perché quando soffia il vento qui ballano anche i santi”. Da quel modo di dire siciliano nasce il nome dell’azienda. Un luogo ventilato, sospeso tra mare e montagna, diventato oggi il centro di un progetto che intreccia vino, arte, memoria e
visione contemporanea della Sicilia.

La storia di Ballasanti è anche la storia di un ritorno. Dopo oltre trent’anni vissuti tra Bruxelles, Milano e il mondo delle multinazionali hi-tech, Manuela Seminara ha scelto di lasciare una carriera internazionale nel settore dei semiconduttori per tornare alle radici. Una decisione maturata lentamente, alimentata da quel “mal di Sicilia” che, come spiega lei stessa, non aveva nulla di folkloristico.

“Non mi mancavano soltanto il cibo o il sole. Mi mancavano i tempi, i respiri, certi odori, certi modi di vivere”. Il cambio di vita arriva insieme alla maternità e al desiderio di trasmettere ai figli un’eredità emotiva prima ancora che culturale. «Mi dispiaceva non regalare ai miei figli alcuni sapori, alcuni tempi”. Così nasce l’idea di costruire qualcosa che fosse insieme impresa e luogo di appartenenza. Non un semplice progetto agricolo, ma una visione condivisa di famiglia.

Accanto a Manuela c’è il marito Fabio, ancora attivo nel mondo tecnologico, e attorno a loro ruota una nuova generazione che contribuisce al progetto con competenze e sensibilità diverse. Il tratto femminile, però, attraversa tutta la narrazione di Ballasanti: dalla bisnonna della panchina al racconto della madre e della nonna, fino ai vini dedicati alla figlia Gaia.

“Volevamo raccontare anche un Etna al femminile», spiega Manuela parlando dei suoi Carricante. “Il femminile siciliano è accoglienza, è la tavola imbandita, è la donna che trasforma le cose”. Una filosofia che si traduce nei vini stessi: diretti, minerali, verticali, ma capaci di evolvere in complessità e profondità. I monovarietali di Carricante e Nerello Mascalese diventano così archetipi narrativi oltre che espressioni
territoriali.

L’Etna bianco dedicato a Gaia è pensato come una giovane donna: immediato, luminoso, “senza bisogno di trucco”. Le selezioni, invece, raccontano una maturità più stratificata, fatta di tempo e sfumature. Anche i rossi seguono questa traiettoria emotiva: dal Nerello Mascalese più vibrante fino alla selezione ispirata alla figura della vecchia donna del vento, custode silenziosa della memoria familiare.

Ballasanti oggi produce circa 30 mila bottiglie su sette ettari e mezzo vitati, con una crescita volutamente controllata. “Non vogliamo diventare un’industria del vino”, sottolinea Manuela. “Il nostro viaggio è questo”. Una scelta coerente con l’idea di qualità e autenticità che la famiglia ha importato dal mondo industriale: attenzione ai processi, cura del dettaglio, internazionalizzazione e costruzione lenta del brand.

Ma ciò che rende Ballasanti originale nel panorama etneo è soprattutto il dialogo continuo con l’arte contemporanea e la cultura. Su impulso della figlia Gaia, appassionata di gestione dei beni culturali, l’azienda ha avviato un progetto di land art e residenze artistiche destinato a trasformarsi in un parco d’arte contemporanea a cielo aperto.

Il progetto coinvolge artisti e critici d’arte contemporanea in un confronto con il paesaggio etneo e con la memoria del luogo. “L’arte è un modo per ridare gli occhi a questo posto”, racconta Manuela, ricordando il nonno che aveva perso la vista e che rappresenta ancora oggi una presenza fondamentale nella storia familiare.

Tra i vigneti prendono così forma opere concettuali che dialogano con il vento, la pietra lavica e il silenzio del vulcano. Un percorso che presto si allargherà a simposi culturali dedicati non solo al vino e all’arte, ma anche alla letteratura, alla medicina e alla tecnologia. Tavole rotonde informali, incontri privati pensati per creare relazione e condivisione attorno a un bicchiere.

“L’idea – dice Manuela – è raccontare una Sicilia diversa da quella stantia e gattopardiana che spesso si immagina. Una Sicilia che è respiro, leggerezza, accoglienza e cultura”. Nel frattempo i vini Ballasanti stanno trovando spazio nei mercati internazionali, dagli Stati Uniti al Brasile, passando per Belgio, Olanda e Svezia. Ma il cuore del progetto resta tra i filari esposti a est, dove il vento del mare incontra la pietra vulcanica.

E forse è proprio questo il senso più autentico di Ballasanti: non soltanto produrre vino sull’Etna, ma trasformare un luogo di famiglia in un laboratorio contemporaneo di identità, bellezza e libertà. Come dice Manuela, sorridendo: “Oggi lavoro più di prima. Però sono libera. E questa cosa è impagabile”.