Gli incendi che nelle ultime settimane stanno colpendo l’Italia, dalle Alpi alla Sicilia, non rappresentano soltanto un’emergenza ambientale, ma sono il sintomo di un problema più profondo che riguarda la gestione del territorio. È la posizione di Slow Food Italia, che invita a rafforzare le politiche di tutela ambientale e respinge le critiche rivolte al Green Deal europeo.
Secondo l’associazione, il moltiplicarsi dei roghi non può essere attribuito esclusivamente alla siccità e alle temperature estreme. A incidere è anche il progressivo abbandono delle aree interne, dove il venir meno della presenza di agricoltori, allevatori e operatori del territorio rende boschi e campagne più vulnerabili agli incendi, oltre che a frane e dissesti idrogeologici.
Per Slow Food, sostenere l’agricoltura estensiva e la gestione attiva delle foreste significa investire nella prevenzione, riducendo i costi economici e ambientali delle emergenze.
Il vicepresidente Francesco Sottile definisce “strumentale” il tentativo di attribuire al Green Deal europeo la responsabilità dell’attuale situazione. “La tutela della natura non impedisce di gestire i boschi – afferma –. Conservare non significa abbandonare il territorio, ma prendersene cura attraverso una gestione attiva e consapevole, come previsto dalle strategie europee dedicate alla biodiversità e al clima”.
Per l’associazione, la prevenzione degli incendi non si esaurisce con gli interventi di emergenza, ma richiede una pianificazione di lungo periodo che comprenda la cura dei boschi, il sostegno alle attività agricole nelle aree marginali, la ricerca scientifica, l’educazione ambientale e una presenza costante delle istituzioni sul territorio.
Secondo Slow Food Italia, gli incendi rappresentano quindi non solo una questione forestale, ma anche agricola, sociale e democratica, da affrontare con politiche strutturali e una maggiore attenzione alla gestione del patrimonio naturale.