Con l’arrivo dell’autunno tornano protagoniste le castagne, frutto simbolo della stagione e sempre più apprezzato anche per le sue caratteristiche nutrizionali. La raccolta è già iniziata, ma per il 2026 le prime stime di Coldiretti indicano una produzione in calo di circa il 25% rispetto al 2025. A pesare sarebbero soprattutto gli effetti dei cambiamenti climatici e le temperature elevate, che potrebbero aver inciso sulle rese. Le prospettive sulla qualità, invece, restano positive.
Negli ultimi anni, accanto al tradizionale consumo legato alla stagione autunnale, è cresciuto l’interesse per le proprietà nutrizionali delle castagne, oggetto anche di studi scientifici. Come sottolinea Coldiretti, contengono amido resistente, che contribuisce al benessere del microbiota intestinale, fibre, sali minerali e potassio, utili per il corretto funzionamento dell’organismo. Apportano inoltre flavonoidi e polifenoli, composti studiati per le loro proprietà antiossidanti e per il possibile ruolo nella salute cardiovascolare. Alcuni polisaccaridi presenti nelle castagne sono stati associati anche a potenziali effetti sulla fertilità maschile. Naturalmente prive di glutine, possono essere inserite anche nell’alimentazione dei bambini, tenendo conto delle esigenze individuali e delle modalità di preparazione.
Una risorsa per le aree interne
Oltre al valore alimentare, la castanicoltura rappresenta una risorsa importante per l’economia delle aree interne e montane. I castagneti garantiscono reddito alle aziende agricole e contribuiscono alla tutela del paesaggio, alla protezione del suolo e alla prevenzione del dissesto idrogeologico. La loro presenza svolge inoltre un ruolo importante nel contrasto all’abbandono delle montagne e nella salvaguardia delle economie rurali.
La filiera deve però fare i conti con alcune criticità strutturali. Oltre il 60% della raccolta avviene ancora manualmente, una modalità che risente della crescente difficoltà nel reperire manodopera nelle aree montane. Per rafforzare il settore, evidenzia Coldiretti, sono necessari investimenti nell’innovazione tecnologica, nuovi sbocchi commerciali e sistemi di conservazione più efficaci, capaci di migliorare la competitività delle produzioni italiane.
Come riconoscere le castagne italiane
Per scegliere castagne di origine nazionale, Coldiretti raccomanda di controllare attentamente le informazioni riportate in etichetta. Nel 2025 le importazioni hanno superato i 14 milioni di chili, provenienti soprattutto da Turchia, Grecia, Portogallo e Spagna.
Per l’acquisto di castagne fresche, i mercati di Campagna Amica, le sagre e i canali di vendita diretta rappresentano occasioni per conoscere i produttori e privilegiare le produzioni locali. Maggiore attenzione è invece necessaria per i prodotti trasformati, come la farina di castagne, per i quali l’origine della materia prima non sempre risulta immediatamente identificabile.
Italia prima in Europa per castagne e marroni
L’Italia è il primo produttore europeo di castagne e marroni, grazie a produzioni di qualità apprezzate anche sui mercati internazionali. La superficie nazionale in produzione raggiunge quasi 40mila ettari, oltre un terzo dei quali si trova in Campania, prima regione produttrice davanti a Calabria, Piemonte, Lazio e Toscana.
Il valore alla produzione è stimato in circa 200 milioni di euro. A testimoniare la ricchezza e la varietà della castanicoltura italiana sono anche le denominazioni riconosciute a livello europeo: secondo i dati riportati da Coldiretti, sono sedici i prodotti legati al castagno che possono fregiarsi di una denominazione Dop o Igp.
Tra questi figurano il Marrone di San Zeno Dop e il Marrone di Caprese Michelangelo Dop, insieme a specialità come la Castagna di Montella Igp, il Marrone di Roccadaspide Igp, il Marrone di Serino Igp e la Castagna di Roccamonfina Igp, in Campania. In Toscana si distinguono, tra gli altri, la Farina di Neccio della Garfagnana Dop, la Farina di Castagne della Lunigiana Dop e il Marrone del Mugello Igp; in Piemonte la Castagna Cuneo Igp e il Marrone della Valle di Susa Igp. Completano il panorama produzioni riconosciute del Veneto, del Lazio e dell’Emilia-Romagna.
Un patrimonio agricolo, gastronomico e paesaggistico che conferma il ruolo della castagna nella tradizione italiana e nelle economie dei territori, proprio mentre una nuova stagione di raccolta si apre tra le sfide del clima e le prospettive di una qualità che si preannuncia elevata.