Più attenzione alla qualità di ciò che si porta in tavola, maggiore trasparenza sull’origine degli alimenti e regole più severe per proteggere la salute. È questa la direzione indicata dai cittadini secondo il nuovo rapporto Coldiretti/Censis La filiera della buona salute: la centralità del cibo italiano, diffuso in occasione del Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione, in programma oggi e domani a Roma.
Dallo studio emerge una crescente preoccupazione per il consumo di alimenti ultraformulati, le frodi alimentari e la diffusione di informazioni nutrizionali poco attendibili. Tra le richieste più rilevanti figurano anche l’introduzione dell’educazione alimentare nelle scuole, una maggiore presenza di prodotti agricoli nelle mense pubbliche e l’applicazione di regole comuni agli alimenti importati.
Ultraformulati, cresce la richiesta di restrizioni
Quasi 8 italiani su 10 (78%) chiedono all’Unione europea di intervenire per limitare il consumo di alimenti ultraformulati. L’86% ritiene che ridurre la disponibilità di merendine, snack ed energy drink contribuirebbe a contrastare l’obesità, mentre l’81% vorrebbe escludere questi prodotti dalla ristorazione collettiva, comprese le mense scolastiche e ospedaliere.
Il problema riguarda anche la disponibilità di alternative: il 73% degli intervistati segnala difficoltà nel trovare alimenti salutari in diversi contesti quotidiani e il 76% dichiara che consumerebbe meno cibo spazzatura se avesse più facilmente accesso a opzioni più sane.
Diete suggerite dall’intelligenza artificiale: coinvolti 5 milioni di italiani
L’intelligenza artificiale entra anche nelle scelte alimentari: secondo il rapporto, 5 milioni di italiani si affidano a questi strumenti per elaborare diete o piani alimentari. Un fenomeno che solleva interrogativi sull’attendibilità delle informazioni: il 47% dichiara di essersi imbattuto in contenuti rivelatisi falsi.
L’IA può essere uno strumento utile, ma non sostituisce le competenze di medici e nutrizionisti. Diventa quindi centrale il ruolo di fonti affidabili e di una corretta educazione alimentare, soprattutto per le nuove generazioni.
Frodi alimentari e origine in etichetta, cresce la richiesta di trasparenza
Tre italiani su quattro (75%) dichiarano di essere stati vittime almeno una volta di inganni a tavola. Il 74% ha cercato prodotti 100% italiani senza riuscire a trovarli, mentre il 64% non ha trovato in etichetta indicazioni sull’origine.
La richiesta di maggiore chiarezza è netta: l’89% vuole leggi severe contro le frodi relative alla qualità e alla provenienza degli alimenti, l’88% considera le etichette ingannevoli sull’origine una minaccia per la salute pubblica e l’84% chiede di conoscere la provenienza degli alimenti e dei loro ingredienti. Per l’80%, inoltre, l’indicazione dell’origine dovrebbe essere obbligatoria anche nei ristoranti.
Educazione alimentare a scuola e più prodotti agricoli nelle mense
Per l’85% degli italiani, l’educazione alimentare dovrebbe entrare nelle scuole fin dall’infanzia. Il rapporto evidenzia infatti una scarsa consapevolezza del legame tra alimentazione e salute durante l’adolescenza: soltanto il 19% degli intervistati indica questa fase della vita come quella in cui ha compreso più chiaramente tale relazione.
Parallelamente, l’86% auspica un coinvolgimento diretto dei produttori agricoli nella fornitura di alimenti freschi e di qualità a scuole e ospedali. L’89% riconosce agli agricoltori un ruolo centrale nella promozione della cultura del buon cibo e altrettanti ritengono importante che possano contare su una remunerazione adeguata. Per il 90%, infine, la Dieta mediterranea rappresenta uno strumento efficace di prevenzione, oltre che un patrimonio culturale.
Made in Italy, l’88% chiede le stesse regole per i prodotti importati
La tutela della salute passa anche dalla reciprocità delle regole. L’88% degli italiani ritiene che agli alimenti importati debbano essere applicati gli stessi standard sanitari e di sicurezza previsti per quelli prodotti in Italia e nell’Unione europea.
L’83% chiede di contrastare le pratiche che compromettono qualità e trasparenza e la stessa percentuale sostiene misure contro le importazioni di grano destinato a pane e pasta proveniente da Paesi in cui sono consentite sostanze non ammesse in Italia. Il 72% vorrebbe inoltre vietare l’importazione di prodotti da Paesi che non rispettano i diritti umani e dei lavoratori.
Il rapporto restituisce così il quadro di una domanda crescente di alimenti sicuri, filiere trasparenti e produzioni sostenibili. Un tema che mette in relazione la tutela dei consumatori con la valorizzazione dell’agricoltura italiana e con la necessità di garantire condizioni di concorrenza eque lungo tutta la filiera.