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Scenari

Cibo e salute, il 78% degli italiani chiede all’Ue di limitare gli ultraformulati

20 Ottobre 2026
Walmart Wenatchee 2 Walmart Wenatchee 2

Il rapporto Coldiretti/Censis fotografa le nuove richieste dei cittadini. Dalle mense alle etichette, gli italiani auspicano più trasparenza sul cibo

Più attenzione alla qualità di ciò che si porta in tavola, maggiore trasparenza sull’origine degli alimenti e regole più severe per proteggere la salute. È questa la direzione indicata dai cittadini secondo il nuovo rapporto Coldiretti/Censis La filiera della buona salute: la centralità del cibo italiano, diffuso in occasione del Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione, in programma oggi e domani a Roma.

Dallo studio emerge una crescente preoccupazione per il consumo di alimenti ultraformulati, le frodi alimentari e la diffusione di informazioni nutrizionali poco attendibili. Tra le richieste più rilevanti figurano anche l’introduzione dell’educazione alimentare nelle scuole, una maggiore presenza di prodotti agricoli nelle mense pubbliche e l’applicazione di regole comuni agli alimenti importati.

Ultraformulati, cresce la richiesta di restrizioni

Quasi 8 italiani su 10 (78%) chiedono all’Unione europea di intervenire per limitare il consumo di alimenti ultraformulati. L’86% ritiene che ridurre la disponibilità di merendine, snack ed energy drink contribuirebbe a contrastare l’obesità, mentre l’81% vorrebbe escludere questi prodotti dalla ristorazione collettiva, comprese le mense scolastiche e ospedaliere.

Il problema riguarda anche la disponibilità di alternative: il 73% degli intervistati segnala difficoltà nel trovare alimenti salutari in diversi contesti quotidiani e il 76% dichiara che consumerebbe meno cibo spazzatura se avesse più facilmente accesso a opzioni più sane.

Diete suggerite dall’intelligenza artificiale: coinvolti 5 milioni di italiani

L’intelligenza artificiale entra anche nelle scelte alimentari: secondo il rapporto, 5 milioni di italiani si affidano a questi strumenti per elaborare diete o piani alimentari. Un fenomeno che solleva interrogativi sull’attendibilità delle informazioni: il 47% dichiara di essersi imbattuto in contenuti rivelatisi falsi.

L’IA può essere uno strumento utile, ma non sostituisce le competenze di medici e nutrizionisti. Diventa quindi centrale il ruolo di fonti affidabili e di una corretta educazione alimentare, soprattutto per le nuove generazioni.

Frodi alimentari e origine in etichetta, cresce la richiesta di trasparenza

Tre italiani su quattro (75%) dichiarano di essere stati vittime almeno una volta di inganni a tavola. Il 74% ha cercato prodotti 100% italiani senza riuscire a trovarli, mentre il 64% non ha trovato in etichetta indicazioni sull’origine.

La richiesta di maggiore chiarezza è netta: l’89% vuole leggi severe contro le frodi relative alla qualità e alla provenienza degli alimenti, l’88% considera le etichette ingannevoli sull’origine una minaccia per la salute pubblica e l’84% chiede di conoscere la provenienza degli alimenti e dei loro ingredienti. Per l’80%, inoltre, l’indicazione dell’origine dovrebbe essere obbligatoria anche nei ristoranti.

Educazione alimentare a scuola e più prodotti agricoli nelle mense

Per l’85% degli italiani, l’educazione alimentare dovrebbe entrare nelle scuole fin dall’infanzia. Il rapporto evidenzia infatti una scarsa consapevolezza del legame tra alimentazione e salute durante l’adolescenza: soltanto il 19% degli intervistati indica questa fase della vita come quella in cui ha compreso più chiaramente tale relazione.

Parallelamente, l’86% auspica un coinvolgimento diretto dei produttori agricoli nella fornitura di alimenti freschi e di qualità a scuole e ospedali. L’89% riconosce agli agricoltori un ruolo centrale nella promozione della cultura del buon cibo e altrettanti ritengono importante che possano contare su una remunerazione adeguata. Per il 90%, infine, la Dieta mediterranea rappresenta uno strumento efficace di prevenzione, oltre che un patrimonio culturale.

Made in Italy, l’88% chiede le stesse regole per i prodotti importati

La tutela della salute passa anche dalla reciprocità delle regole. L’88% degli italiani ritiene che agli alimenti importati debbano essere applicati gli stessi standard sanitari e di sicurezza previsti per quelli prodotti in Italia e nell’Unione europea.

L’83% chiede di contrastare le pratiche che compromettono qualità e trasparenza e la stessa percentuale sostiene misure contro le importazioni di grano destinato a pane e pasta proveniente da Paesi in cui sono consentite sostanze non ammesse in Italia. Il 72% vorrebbe inoltre vietare l’importazione di prodotti da Paesi che non rispettano i diritti umani e dei lavoratori.

Il rapporto restituisce così il quadro di una domanda crescente di alimenti sicuri, filiere trasparenti e produzioni sostenibili. Un tema che mette in relazione la tutela dei consumatori con la valorizzazione dell’agricoltura italiana e con la necessità di garantire condizioni di concorrenza eque lungo tutta la filiera.