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Scenari

L’Italia invasa da olio tunisino: importazioni dal paese africano aumentate del 681 per cento

18 Giugno 2015
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L’Italia è invasa da olio di oliva tunisino, con le importazioni dal Paese africano che sono aumentate del 681% nel primo trimestre del 2015, pari a quasi 8 volte le quantità dello stesso periodo dello scorso anno.

 È quanto emerge da un’analisi presentata al padiglione Coldiretti di Expo 2015 nell’ambito dell’incontro “L’olio italiano e la sfida della qualità”, sulla base dei dati Istat relativi agli ultimi 20 anni. Quest’anno si sono registrati sbarchi record di olio dalla Tunisia, diventato il terzo fornitore dopo Grecia e Spagna, che riduce invece le spedizioni in Italia del 32%. Il risultato è che nel 2015 si registra il massimo storico nelle importazioni di olio di oliva straniero, dopo che nello scorso anno ne erano giàgiunte dall’estero ben 666 mila tonnellate come mai era avvenuto in passato.

A favorire le importazioni è senza dubbio il calo produttivo di oltre il 35% registrato per i raccolti nazionali, con una produzione che è scesa nel 2014 sotto le 300 mila tonnellate, realizzate da circa 250 milioni di piante su 1,1 milioni di ettari di terreno per un fatturato stimato in 2 miliardi di euro.
“Un positivo passo in avanti viene dal via libera della Camera al decreto legge agricoltura, che stanzia 32 milioni di euro per il piano olivicolo nazionale con misure strutturali importanti per la filiera italiana” afferma il presidente della Coldiretti, Roberto Moncalvo, nel sottolineare anche il fatto che “come sollecitato, il provvedimento fa rientrare l’emergenza xylella tra gli eventi per i quali può essere dichiarato lo stato di calamità ai sensi delle norme sul fondo di solidarietà nazionale, con misure di sostegno in favore degli imprenditori olivicoli colpiti.

In queste condizioni occorre anche dare concreta applicazione alle norme già varate, con la definizione delle sanzioni per inadempienza per l’uso obbligatorio dei tappi antirabbocco nella ristorazione, dove si continuano a trovare le vecchie oliere che permettono i miscugli, i controlli per la valutazione organolettica, che consentirebbero di distinguere e classificare gli oli extravergini d’’oliva, e soprattutto quelli dei regimi di importazione per verificare la qualità merceologica dei prodotti in entrata, come previsto dalla legge salva olio n 9 del 2013.”

“Sul patrimonio olivicolo nazionale” sostiene Moncalvo “pesa il rischio concreto che vengano spacciati come Made in Italy prodotti di altri Paesi. L’Italia è infatti il primo importatore mondiale di oli di oliva che vengono spesso mescolati con quelli nazionali per acquisire, con le immagini in etichetta e sotto la copertura di marchi storici, magari ceduti all’estero, una parvenza di italianità da sfruttare sui mercati nazionali ed esteri. Il consiglio di Coldiretti è quello di guardare con più attenzione le etichette e acquistare extravergini a denominazione di origine Dop, quelli in cui è esplicitamente indicato che sono stati ottenuti al 100% da olive italiane, o di acquistare direttamente dai produttori nei frantoi o nei mercati di Campagna Amica.”

Sotto accusa è la mancanza di trasparenza, nonostante sia obbligatorio indicare per legge l’origine in etichetta dal primo luglio 2009, in base al Regolamento comunitario n.182 del 6 marzo 2009. Sulle bottiglie di extravergine ottenute da olive straniere in vendita nei supermercati è però quasi impossibile, nella stragrande maggioranza dei casi, leggere le scritte distintive obbligatorie per legge nelle etichette dell’olio di oliva: miscele di oli di oliva comunitari; miscele di oli di oliva non comunitari; miscele di oli di oliva comunitari e non comunitari.

La scritta è riportata in caratteri molto piccoli, posti dietro la bottiglia e, in molti casi, in una posizione sull’etichetta che la rende difficilmente visibile. Inoltre bottiglie con extravergine ottenuto da olive straniere sono spesso vendute con marchi italiani e riportano con grande evidenza immagini, frasi o nomi che richiamano all’italianità fortemente ingannevoli. I consumatori dovrebbero fare la spesa con la lente di ingrandimento per poter scegliere consapevolmente, in attesa che vengano strette le maglie larghe della legislazione, per non cadere nelle numerose trappole del mercato.

C.d.G.