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Scenari

Quote latte verso l’addio. “Sarà la distruzione totale dei piccoli produttori”

20 Settembre 2015
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Quote latte, sarà un vero addio? Di questo si è discusso a Cheese 2015 che si sta svolgendo a Bra, in provincia di Cuneo.

“Non dobbiamo pensare di tutelare solo la qualità del latte, ma anche i modelli di produzione – ha detto il presidente di Slow Food Gaetano Pascale -. Per fare questo un mercato libero non basta, servono regole: regole che diano prospettive concrete a lungo termine a chi lavora nel settore. I produttori locali devono avere accesso diretto al mercato, e non essere trattati come semplici produttori di materie prime. Fino a oggi l'Europa si è comportata verso le quote latte come uno studente che, non sapendo risolvere un problema, strappa il quaderno. Siamo tutti d'accordo che fossero necessarie correzioni e aggiustamenti nel meccanismo delle quote, ma quella che si prospetta ora è una catastrofe per i più piccoli”.

Introdotte nel 1984 per eliminare la sovrapproduzione strutturale nel mercato lattiero e recentemente abolite dall'Unione Europea, le quote erano state pensate per tutelare i piccoli produttori, disincentivando la produzione al di sopra di un limite fissato per legge, pena il pagamento di una sanzione proporzionale allo sforamento. Obiettivo fallito, secondo l'assessore all'Agricoltura della Regione Piemonte Ferrero: “Le quote latte si sono rivelate inutili nel controllo del prezzo. Hanno invece creato disastri nel controllo delle produzioni. Il problema è come impedire che il latte venga trattato come il petrolio grezzo, vale a dire senza tenere conto della qualità della produzione”.
 
Ora che il libero mercato incombe, le prospettive che si aprono non sono rassicuranti. In un mercato senza regole infatti il risultato è scontato: grandi produttori che diventano più grandi, e piccoli produttori sempre più vicini a scomparire. Ma non è l'unico rischio, come ricorda Laurent Pinatel di Confédération paysanne: “Rischiamo che si crei un doppio mercato, in cui chi ha più mezzi può accedere a un settore alimentare di qualità, mentre chi è più povero deve accontentarsi di un mercato industriale. Basti pensare che qui in Francia un politico ha recentemente ammesso che il mercato industriale è necessario per sfamare le fasce più deboli. Noi siamo contrari a questo sistema, adottato in paesi come il Brasile, dove esiste addirittura un doppio ministero, per l'agricoltura industriale e per quella tradizionale”.
 
A fronte di queste problematiche, sono diverse le soluzioni immaginate durante l'incontro. Innanzitutto un rapporto più deciso e trasparente con Bruxelles, come propone il giornalista Rossend Doménech: “Ieri sono stati assegnati qui a Cheese i premi per la resistenza casearia agli allevatori spagnoli. Non è possibile che si debba sempre resistere. Bisogna passare all'attacco, prendere pacificamente l'iniziativa contro Bruxelles. Lobby agricole e gruppi di produzione hanno rapporti poco chiari, spesso gli incontri dove vengono decise le nostre politiche alimentari non sono registrati, e i fondi dedicati a questa attività non sono rendicontati in modo trasparente: dobbiamo alzare la voce in Europa”.
 
Pascale ha concluso sottolineando il ruolo fondamentale del consumatore nella soluzione del problema: “È chi fa la spesa a decidere il successo di un modello di mercato o di un altro. Per questo è necessario promuovere un'etichettatura efficace e potenziare l'educazione, ma soprattutto puntare sui disciplinari di produzione di questo settore. Oggi in Italia sul formaggio ci sono disciplinari rigidissimi che sono garanzia di qualità, ma si fanno ancora troppe poche domande sul latte e su come viene prodotto, da dove viene. Basterebbe investire anche solo una parte delle spese sanitarie annuali del nostro Paese in questo campo per avere un miglioramento netto e immediato nei bilanci nazionali, oltre che nella qualità della vita di ogni cittadino”.

C.d.G.