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Scenari

Riso, prezzi dimezzati e costi alle stelle: filiera in crisi, l’allarme di Confcooperative e Coldiretti

31 Luglio 2026
Riso di risaia Riso di risaia

La risicoltura italiana attraversa una delle fasi più difficili degli ultimi anni. Al tavolo nazionale della filiera risicola convocato dal ministero dell’Agricoltura, Confcooperative Agroalimentare e Pesca e Coldiretti hanno lanciato l’allarme per il crollo delle quotazioni del risone, l’aumento dei costi di produzione, la siccità e la crescente concorrenza del prodotto importato.

Secondo Confcooperative, oggi produrre una tonnellata di riso costa circa 450 euro, mentre il mercato ne riconosce mediamente 350, rendendo insostenibile la redditività delle aziende. Emblematico il caso del risone Baldo, passato in pochi mesi da circa 60 euro al quintale agli attuali 38 euro.

“Coltivare riso oggi non è più redditizio ed è a rischio la tenuta di molte aziende agricole e di una filiera che vale oltre mezzo miliardo di euro”, ha dichiarato il presidente di Confcooperative Agroalimentare e Pesca Raffaele Drei, chiedendo l’attivazione di strumenti per la gestione del rischio, a partire dal fondo Agricat, un fondo Ismea per la stabilizzazione del reddito (Ist), risorse dedicate ai contratti di filiera e investimenti per affrontare l’emergenza idrica con nuovi invasi e bacini di accumulo.

Sul fronte Coldiretti, il crollo dei prezzi viene attribuito anche all’impennata delle importazioni: nella campagna commerciale 2025-2026 sono arrivati in Italia oltre 190 milioni di chili di riso estero, con un incremento del 20% rispetto all’anno precedente. Quattro confezioni importate su cinque provengono dall’Asia, contribuendo – secondo l’organizzazione agricola – a un eccesso di offerta che ha depresso le quotazioni.

Per questo Coldiretti chiede un piano straordinario che comprenda un bando da 12 milioni di euro per destinare riso 100% italiano alle famiglie in difficoltà, rafforzando allo stesso tempo il reddito dei produttori. Tra le proposte figurano anche controlli più rigorosi sull’origine del prodotto, con strumenti innovativi come risonanza magnetica, mappatura genomica e analisi isotopiche, oltre a risorse dedicate ai contratti di filiera, un piano nazionale degli invasi, investimenti nella ricerca e nelle Tecniche di Evoluzione Assistita (Tea) e un maggiore sostegno al comparto nella futura Politica Agricola Comune.

Entrambe le organizzazioni convergono sulla necessità di interventi urgenti per salvaguardare una filiera strategica per il Paese. L’Italia è infatti il primo produttore di riso dell’Unione europea, con circa 810 mila tonnellate annue, pari a oltre la metà della produzione comunitaria, ma il settore deve oggi fare i conti con costi crescenti, cambiamenti climatici e una competizione internazionale sempre più forte.