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Scenari

Sagrantino, il vitigno di Montefalco guarda oltre il vino: dalle foglie nuove prospettive per la salute cardiovascolare

06 Novembre 2026
Sagrantino, il vitigno di Montefalco guarda oltre il vino: dalle foglie nuove prospettive per la salute cardiovascolare Sagrantino, il vitigno di Montefalco guarda oltre il vino: dalle foglie nuove prospettive per la salute cardiovascolare

È quanto emerge da uno studio coordinato dalla profesoressa Simona Saponara del dipartimento di Scienze della Vita dell'Università di Siena

Non soltanto un vitigno simbolo dell’enologia umbra e un vino conosciuto a livello internazionale, ma anche una possibile risorsa per la ricerca scientifica. Le foglie del Sagrantino, infatti, potrebbero trovare nuove applicazioni nell’ambito della salute cardiovascolare, grazie alla presenza di composti bioattivi e strutture biologiche dalle proprietà di particolare interesse.

È quanto emerge da uno studio coordinato dalla profesoressa Simona Saponara del dipartimento di Scienze della Vita dell’Università di Siena, in collaborazione con il dipartimento di Biotecnologie, Chimica e Farmacia dello stesso Ateneo, l’Università della Calabria, l’Università di Salerno ed ExoLab Italia, azienda biotecnologica specializzata nello studio delle nanovescicole di origine vegetale.

La ricerca, sviluppata nell’ambito della tesi di dottorato di Alice Panti e pubblicata sulla rivista scientifica internazionale Journal of Ethnopharmacology, ha preso in esame le foglie di Vitis vinifera L. cv. Sagrantino, raccolte nel territorio umbro di Montefalco (siamo in provincia di Perugia), individuando in questa biomassa vegetale proprietà di particolare interesse per la salute dei vasi sanguigni.

I ricercatori – come si legge in una nota – hanno studiato due componenti ricavate dalle foglie della vite: gli estratti vegetali, ricchi di sostanze bioattive tra cui polifenoli, e le micro e nanovescicole extracellulari, minuscole strutture biologiche naturali che contengono diverse molecole. Le analisi hanno evidenziato un effetto vasorilassante di entrambe le componenti, osservato attraverso esperimenti ex vivo su segmenti isolati di aorta di ratto. L’azione coinvolge l’endotelio, il tessuto che riveste internamente i vasi sanguigni, e la modulazione dei canali del calcio nelle cellule della muscolatura vascolare.

I risultati, ancora in fase preclinica, aprono prospettive per lo sviluppo di formulazioni nutraceutiche destinate alla protezione cardiovascolare, che richiederanno ulteriori studi per verificarne sicurezza ed efficacia nell’uomo.

Accanto all’interesse scientifico, la ricerca offre nuove opportunità sul fronte della sostenibilità. Le attività di gestione del vigneto producono ogni anno quantità considerevoli di materiale vegetale che potrebbe essere valorizzato attraverso processi di estrazione sostenibili, trasformando sottoprodotti agricoli in materie prime ad alto valore aggiunto. Un approccio che si inserisce nei principi dell’economia circolare, con possibili applicazioni anche nei settori della cosmetica e della ricerca biotecnologica.

“Il Sagrantino è un patrimonio del nostro territorio, il cui valore va ben oltre la qualità e l’identità dei suoi vini – dichiara Paolo Bartoloni, presidente del Consorzio Tutela Vini Montefalco –. Precedenti studi scientifici avevano già evidenziato la particolare ricchezza di questo vitigno in polifenoli, composti naturali studiati per i loro potenziali benefici sulla salute. Questa nuova ricerca universitaria, che mette in luce le potenzialità delle foglie della vite per il benessere, in particolare per la salute cardiovascolare, è per noi motivo di grande orgoglio. È un’ulteriore dimostrazione di quanto valore possa generare il nostro territorio, anche attraverso risorse finora poco esplorate, aprendo nuove opportunità per una filiera sempre più attenta alla sostenibilità e alla valorizzazione di ogni sua componente”.

Lo studio amplia così l’orizzonte della valorizzazione del Sagrantino, dimostrando come un vitigno profondamente legato alla storia e alla cultura di Montefalco possa diventare anche una risorsa per l’innovazione scientifica e la bioeconomia circolare.