La collaborazione tra il Consorzio di tutela del Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani con quello del vino Brunello di Montalcino nell’ambito del Serralunga Day ha dato vita quest’anno ad un importante approfondimento denominato “Il potenziale del tempo: due rette parallele che con il tempo convergono”. In questo evento, una sorta di parallelo tra quattordici Barolo, provenienti dai grandi cru di Serralunga d’Alba, e quattordici Brunello di Montalcino, è stata degustata una sequenza di annate che ci hanno portato indietro fino agli anni Novanta. La collaborazione tra i due Consorzi, avviata nella precedente edizione e consolidata nel 2026, trova così una nuova dimensione: non soltanto un incontro tra due denominazioni, ma un vero percorso di confronto culturale e produttivo.
Andrea Farinetti, padrone di casa e ideatore dell’evento, sottolinea l’amicizia con i produttori di Brunello e la volontà di far crescere questo momento di confronto, mettendo in relazione produttori, professionisti, stampa e appassionati e creando occasioni per raccontare il valore e la complessità delle nostre comunità del vino. Ed è lui stesso a chiedersi: “Quale opportunità migliore di confrontarsi con una denominazione che ha una visione territoriale precisa, una tradizione monovarietale e una lunga storia alle spalle?”.
La degustazione di questa interessante verticale è stata condotta, come la presentazione del nuovo millesimo del Barolo di Serralunga d’Alba, dai Master of Wine Gabriele Gorelli e Andrea Lonardi e dalla critica enoica canadese Michaela Morris, suddividendo i vini in sette batterie, con due Barolo e due Brunello ciascuna. Per Serralunga d’Alba: Alessandro Rivetto, Angelo Negro, Damilano, Domenico Clerico, Ettore Germano, Ferdinando Principiano, Fontanafredda, Garesio, Giovanni Rosso, Luigi Vico, Manzone, Palladino, Tenuta Rocca e Villadoria. Per Montalcino: Argiano, Banfi, Camigliano, Carpineto, Casanuova delle Cerbaie, Col d’Orcia, Corte Pavone, Croce di Mezzo, Ferrero, Palazzo, Poggio Antico, Podere Brizio, Querce Bettina, Tassi.
La degustazione ha confermato la capacità di evolvere nel tempo di due tra le più importanti espressioni del vino italiano, mettendo in luce, attraverso decenni di storia in bottiglia, differenze e affinità tra due territori lontani geograficamente ma accomunati da una forte identità, da una cultura produttiva radicata e soprattutto dalla capacità dei loro vini di affrontare il tempo senza perdere riconoscibilità.
A proposito di riconoscibilità Andrea Lonardi ha evidenziato come alcune caratteristiche tipiche dei nostri vitigni autoctoni, del nebbiolo e del sangiovese in particolare, possano diventare un tratto riconoscibile e distintivo del vino italiano: rosso rubino lucente, ma scarico, una struttura mai eccessiva, freschezza e tensione. Una sorta di italianità, parola che, nella sua versione inglese, dà il titolo a “Italianity. The Culture of Italian Wine”, il libro che lo stesso Lonardi ha scritto con Jessica Dupuy, raccontando l’Italia del vino e cercando un comune denominatore nella variegata produzione enoica del Bel Paese.
Tornando ai vini degustati ne abbiamo scelto dodici, quelli che più ci hanno emozionato, quelli che hanno superato la sfida del tempo in maniera più disinvolta, aggiungendo alle loro intrinseche qualità la serenità e pacatezza data da un tannino non più mordente ed un maggior equilibrio.
Barolo
Damilano Serralunga d’Alba 2020, struttura e acidità, dinamico
Domenico Clerico Aeroplanservaj 2011, balsamico ed etereo di grande armonia
Ettore Germano Cerretta 2005, profumi intensi e speziati ed una bocca agile
Fontanafredda Vigna La Delizia 1996, delicato nei suoi aromi floreali e nobile
Garesio Cerretta 2019, un profilo terroso e minerale di grande fascino
Giovanni Rosso Vignarionda Ester Canale 2017, austero e profondo
Palladino San Bernardo riserva 2005, complesso e dalla grande struttura
Brunello di Montalcino
Argiano 2016, esemplare dalle tipiche note di cuoio e sottobosco
Col d’Orcia 2001, elegante e dai tannini setosi
Croce di Mezzo 2020, dalla piacevole speziatura e grande equilibrio
Poggio Antico 2019, pellame e spezie per un sorso coinvolgente
Tassi Vigna Colombaio 2019, lunghissima persistenza e freschezza