Lo Champagne richiama alla mente le atmosfere festose e l’idea di un classicismo eterno, impermeabile al trascorrere del tempo. Una privilegiata condizione di sospensione e lontananza dall’immanente quotidianità, che eleva lo Champagne in un universo intangibile e trascendente. Questa sensazione nasce dall’allure di una storia secolare e da antiche tradizioni, che hanno ormai assunto la forma leggendaria di un rito pagano.
A rafforzare questa percezione, contribuiscono anche le etichette più famose delle grandi Maison. Indipendentemente dall’annata, lo chef de cave è chiamato ogni anno a riproporre il gusto tipico della Maison, assemblando sapientemente i vin clair dell’annata e i vini di riserva. Il consumatore ritrova così nel calice sempre lo stesso stile, eterno e immutabile. Un gioco di prestigio frutto di competenza, sensibilità e savoir-faire. Tuttavia, dietro l’immagine più convenzionale c’è un territorio vivace e dinamico, che si interroga sulla necessità di innovare e cerca nuove soluzioni per affrontare le sfide del futuro.
Nonostante la regione della Champagne abbia rappresentato per molto tempo il limite settentrionale della viticoltura, negli ultimi decenni, anche a queste latitudini hanno cominciato a manifestarsi gli effetti del cambiamento climatico causato dall’attività umana basata sull’utilizzo sconsiderato delle fonti fossili. In 30 anni la temperatura media della Champagne è aumentata di 1,8 C°. Il cambiamento del clima ha avuto riflessi immediati in vigna: è diminuita la componente acida nelle uve, le vendemmie sono diventate sempre più precoci e i fenomeni meteorologici estremi, gelate primaverili, inverni miti, estati torride e siccitose, si sono intensificati. A questo si aggiunge la comparsa di nuove malattie che minacciano i vigneti, in particolare la flavescenza dorata.
Quanopée
Questo preoccupante scenario e la diffusione di una sensibilità sempre più accentuata nei confronti della natura, ha condotto all’introduzione di pratiche agricole rispettose dell’ambiente e sempre più in linea con una visione dell’economia green e circolare. Nel 2015, Coteaux, Maison e Caves de Champagne sono entrate a far parte del Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco, un riconoscimento che ha accelerato l’impegno per la tutela del territorio e delle sue tradizioni.
Sostenibilità e innovazione
Da molti anni la Champagne ha intrapreso un virtuoso percorso che abbraccia tutti gli aspetti delle sue attività: dalla gestione agronomica, alla sostenibilità energetica, all’uso responsabile delle risorse idriche, alla salvaguardia dell’ambiente e della biodiversità. Un insieme di progetti che fondono l’antico savoir-faire con tecnologie all’avanguardia, per preservare e valorizzare un patrimonio unico e inestimabile. Il Comité Champagne, le grandi Maison e i vigneron condividono oggi una visione comune della Champagne basata su un futuro sostenibile, plasmato da pratiche eco-responsabili.
Comité Champagne – Domaine Plumecoq
Nel 2003 la Champagne è stata la prima filiera viticola al mondo a calcolare la sua impronta carbonica. Grazie a un impegno collettivo, nel 2025 l’industria della Champagne ha raggiunto un importante traguardo, superando la soglia di una riduzione del 25% delle emissioni di carbonio, con l’obiettivo di arrivare a emissioni Zero nel 2050. La Champagne è stata la prima regione viticola della Francia ad avere introdotto in vigna la confusione sessuale, con conseguente eliminazione quasi totale dei trattamenti insetticidi.
Negli ultimi 15 anni, la filiera dello Champagne ha ridotto del 15% di erbicidi, del 50% di fertilizzanti chimici, tratta e recupera il 90% dei rifiuti industriali, recupera il 100% di effluenti del vino e sottoprodotti vinicoli e ha raddoppiato le superfici inerbite. A partire dal 2010 ha alleggerito il peso della bottiglia del 7%, (da 900 a 835 grammi). L’effetto su imballaggi e trasporti ha permesso una riduzione delle emissioni pari a 17.000 tonnellate di CO2 oggi anno.
Infine, il 68% delle superfici della denominazione applica protocolli VDC (Viticolture Durable en Champagne), il 16% possiede la certificazione Hve (Haute Valeur Environnementale) e l’8% è gestita in regime di agricoltura biologica certificata. Tutte tappe di un processo ambizioso che riguarda più in generale: la salvaguardia della biodiversità del materiale vegetale, le risposte al cambiamento climatico, l’utilizzo di una viticoltura di precisione e l’introduzione di nuove tecnologie in vigna. Un progetto che abbraccia tutti gli aspetti dell’attività produttiva, con l’obiettivo di preservare il territorio per le generazioni future.
Plumecoq: il domaine sperimentale del Comité Champagne
Il Comité Champagne è da sempre impegnato in un’attività tesa a tutelare e preservare l’eccellenza dei vini della Champagne, riducendo, al contempo, l’impatto ambientale delle aziende agricole e di tutte le componenti della filiera. Di fronte all’esigenza di una maggiore sostenibilità ambientale e per far fronte alle sfide del cambiamento climatico, il Comité Champagne, insieme a Maison e vigneron, lavorano per cercare soluzioni per il futuro. In questa prospettiva si inserisce l’attività del domaine sperimentale del Comité Champagne di Plumecoq, un vero centro di ricerca sui temi cruciali della viticoltura.
Comité Champagne – Domaine Plumecoq
Per assicurare la conservazione delle uve della Champagne, nei vigneti sperimentali si lavora per preservare il materiale vegetale esistente e svilupparne di nuovo, anche creando varietà resistenti di elevata qualità e adatte al cambiamento climatico, come ad esempio il Voltis, già in fase di sperimentazione. Un vitigno Piwi che in percentuali minime (5% o 10%) non altera il profilo tipico delle cuvée della Champagne, come abbiamo potuto constatare in una degustazione alla cieca. La ricerca riguarda anche la selezione dei portinnesti più adatti alle diverse tipologie di terreno e al clima sempre più siccitoso.
Per il futuro si sperimentano nuovi metodi di conduzione del vigneto. Si lavora sulla densità d’impianto, aumentando la distanza tra i filari per favorire lo sviluppo di una chioma verde più rigogliosa e una migliore ventilazione. Un’opzione in grado di evitare lo sviluppo di molte malattie e di ridurre l’uso di prodotti fitosanitari e macchinari pesanti, con conseguente diminuzione dell’impronta di carbonio e della compattazione dei suoli. La pratica dell’inerbimento evita il surriscaldamento del suolo e favorire la biodiversità, con una maggiore vitalità ed equilibrio ambientale. Reti di monitoraggio dei vigneti, centraline meteo e condivisione dei dati, consentono di applicare una viticoltura di precisione a basso impatto.
Lanson Cave
Il progetto Qanopée: la tutela del materiale vegetale
Il Comité Champagne è molto attento alla qualità e alla conservazione del materiale vegetale destinato alle vigne. Per perseguire questo obiettivo, ha creato insieme a Vins de Bourgogne, Beaujolais e Vins du Jura l’associazione Qanopée. Da molti anni, infatti, la filiera viticola era in difficoltà nel recuperare del materiale vegetale di alta qualità, una situazione che rischiava di compromettere il futuro della viticoltura.
Un buon materiale vegetale, infatti, è un elemento fondamentale per le strategie di tutela dei più importanti vigneti francesi. Grazie alla sua attività di ricerca, il progetto Qanopée garantisce barbatelle e portainnesti sani, la conservazione della biodiversità varietale e una costante ricerca per sviluppare biotipi più resistenti ai cambiamenti climatici. Per dar vita al progetto è stata creata un’unità produttiva dedicata alla conservazione e alla pre-moltiplicazione di innesti e portainnesti in una grande serra bioclimatica di 4.500 metri quadri, con temperatura e umidità controllate, al riparo da virus, batteri, fitoplasmi e insetti. Il processo si svolge in varie tappe. Il materiale vegetale iniziale viene conservato presso l’Institut Français de la Vigne et du Vin (Ifv).
Moet&Chandon Essentia
L’Ifv procede quindi a una prima pre-moltiplicazione che costituirà il materiale di base. In seguito le barbatelle e i portainnesti vengono moltiplicati all’interno della struttura Qanopée in modo da poter fornire ai vivaisti del materiale vegetale sano e certificato da distribuire i viticoltori. La continuità dei vigneti della Champagne è così assicurata nel pieno rispetto di elevati standard qualitativi e sanitari.
Grandi Maison e vigneron: un’unica visione del futuro
Spesso si descrive il tessuto produttivo della Champagne seguendo un modello dicotomico che contrappone Maison e vigneron, due realtà che si differenziano non solo per dimensioni, ma anche per logiche produttive e distributive. Questa visione manichea ritrova tuttavia una solida unità quando si affrontano i temi della sostenibilità e del futuro della regione. Indipendentemente dalle dimensioni aziendali e dalle caratteristiche specifiche, tutti gli attori che operano sul territorio dimostrano una grande sensibilità a questi temi.
In Champagne la sostenibilità non è una parola programmatica, ma un insieme di pratiche quotidiane che riguardano sia la vigna che la cantina. La Maison Moët & Chandon è impegnata in un progetto che punta a preservare il patrimonio della Champagne attraverso una tutela della biodiversità e lo sviluppo di tecnologie innovative applicate alla vigna.
Moet&Chandon – Fort Chabrol
Nel 2014, i suoi 1.300 ettari di vigneti hanno ottenuto la doppia certificazione Viticulture Durable en Champagne e Haute Valeur Environnementale. Nella tenuta di Fort Chabrol, creata nel 1900 come centro di ricerca per risolvere i problemi causati dalla fillossera e sede dell’Ecole Pratique de Viticulture, ancora oggi si portano avanti progetti sperimentali di agroecologia, biodiversità e utilizzo sperimentale in vigna di robot elettrici ad emissioni zero.
L’impegno della Maison Moët & Chandon nel campo della conservazione della biodiversità trova espressione concreta anche nel progetto Essentia- Natura Nostra creato per preservare il patrimonio naturale e trasmetterlo alle prossime generazioni. Nei 2,5 ettari di vigneti sperimentali di Essentia sono presenti 16.000 viti provenienti da 1.800 varietà di uve da champagne (chardonnay, pinot nero e meunier), oltre 200 biotipi di varietà dimenticate, come pinot grigio, l’arbanne e il petit meslier. Una vera è propria biblioteca di biodiversità che costituisce il patrimonio storico e una preziosa riserva per il futuro della Champagne.
Per garantire la naturale biodiversità, all’interno di Essentia sono state create due zone umide, piantate 25 varietà di antichi alberi da frutto della regione, oltre a 140 alberi ad alto fusto, 500 metri di siepi, arbusti e cespugli. Sono state seminati fiori, erba medica, veccia e trifoglio e infine sono stati creati ripari naturali per gli uccelli, i piccoli mammiferi e gli anfibi.
Champagne Palmer & Co è stata fondata nel 1947 da sette famiglie di viticoltori e oggi gestisce circa 220 ettari di vigneti Premier e Grand Cru nei migliori terroir della Montagne de Reims. A partire dal 2014 la Maison è impegnata in un progetto di mantenimento della vitalità dei suoli, di agricoltura sostenibile, con un’attenzione particolare alla riduzione dell’impronta di carbonio per quanto riguarda tutte le attività aziendali.
La Maison Lanson, fondata nel 1760 a Reims, gestisce 400 ettari di vigneti di cui il 50% classificati Grand Cru e Premier Cru. È inoltre proprietaria di 60 ettari, tra cui 8 ettari coltivati secondo i principi dell’agricoltura biologica, che rappresentano un laboratorio per applicare pratiche sostenibili all’intera proprietà.
Clos Lanson
Tutti i conferitori devono seguire rigide regole per quanto riguarda la coltivazione dei vigneti, con utilizzo minimo di trattamenti e massimo rispetto dell’ambiente. La sensibilità nei confronti del tema della sostenibilità è uno dei valori fondamentali anche di Champagne Laborde, una piccola realtà di carattere artigianale che si trova a Nogent-l’Abbesse, una decina di chilometri a est di Reims. Dopo gli studi all’AgroParisTech, l’Institut Agro Montpellier e importanti esperienze presso Bollinger, Veuve Clicquot e il Comité Champagne, nel 2016 Delphine ha creato, con il suo compagno Pierre-Emanuel, una piccola maison familiare che coltiva 5 ettari di vigneti sul Mont de Berru.
La tenuta possiede le certificazioni Viticulture Durable en Champagne e Haute Valeur Environnementale Livello 3, ma l’impegno per la sostenibilità e la tutela dell’ambiente va oltre i disciplinari. Gli interfilari sono inerbiti con la pratica del sovescio e la semina di leguminose. Da oltre 20 anni non vengono utilizzati insetticidi, sostituiti con metodi di protezione biologica, e si usano solo concimi d’origine animale.
Per migliorare la biodiversità, le vigne sono circondate da piante, arbusti e fiori e nelle vicinanze sono presenti degli alveari per favorire la presenza delle api. Oltre il 30% delle viti della tenuta provengono da selezione massale delle parcelle più vecchie, in modo da garantire una notevole diversità di biotipi e la possibilità di valutare quali si adattano meglio ai cambiamenti climatici e alle malattie. Una visione olistica, che considera la vigna parte di un ecosistema più ampio.
La Champagne sta lavorando con impegno per il futuro, grazie alla lungimirante visione del Comité Champagne: nessun timore, continueremo a bere ottime cuvée anche nei prossimi decenni.