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Vino e dintorni

Chiaretto di Bardolino, il tempo come alleato di un rosato identitario

27 Luglio 2026
Matilde Poggi con i vini in degustazione Matilde Poggi con i vini in degustazione

Rosé da piscina o vino da aspettare? La domanda può sembrare provocatoria, ma racconta bene il posto che il rosato ha occupato per anni nell’immaginario del vino. Un vino di stagione, da bere giovane, quando il frutto è più fresco e la bottiglia finisce possibilmente prima che arrivi l’autunno.

Eppure ci sono vini che, con il tempo, chiedono di essere riconsiderati. È quello che è successo al Chiaretto di Bardolino attraverso una verticale che ha messo in fila più annate, lasciando che fosse il vino a raccontare cosa succede dopo la sua prima giovinezza.

Siamo a Cavaion Veronese, tra il lago di Garda, il Monte Baldo e la Valdadige. Qui Matilde Poggi lavora dal 1984, alla guida di Le Fraghe, azienda che ha costruito negli anni una propria idea di viticoltura, lontana dalle mode e profondamente legata al territorio. Una storia che l’ha portata anche alla presidenza della Fivi, la Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti, dal 2013 al 2021.

La sua storia, però, si legge soprattutto nei vini. Il Bardolino, la Garganega di Camporengo e Traccia di Bianco completano una produzione che parte dalle uve del territorio e le interpreta in modi diversi, senza perdere quella riconoscibilità che è la cifra del lavoro di Matilde Poggi.

I vigneti di Le Fraghe sono condotti in biologico dal 2009 e si trovano su terreni morenici, in un paesaggio segnato dalla presenza del lago e dalle correnti fresche che arrivano dal Monte Baldo e dalla Valdadige. È una combinazione che porta nel calice freschezza e sapidità, ma anche una materia capace di sostenere un percorso più lungo.

La degustazione verticale di Ròdon e Traccia di Rosa, condotta da Matilde Poggi insieme all’enologo Alberto Delibori, parte da qui. Dalle stesse uve, Corvina e Rondinella, ma da due idee diverse di Chiaretto.

Ròdon è il vino che Le Fraghe produce dalla fine degli anni Ottanta. Il nome, che in greco antico significa rosa, porta con sé anche un ricordo familiare. Rosa era infatti il nome della madre di Matilde Poggi, che da ragazza aveva scoperto che il proprio nome poteva essere tradotto proprio con Ròdon. Quando è arrivato il momento di dare un nome al Chiaretto, la scelta è venuta quasi naturalmente.

È un vino nato per essere bevuto giovane, prodotto da uve provenienti da diversi appezzamenti aziendali e vinificato in acciaio. Un Chiaretto che arriva presto sul mercato, pensato per conservare freschezza e fragranza.

Ma il vino, negli anni, ha raccontato qualcosa di più. Assaggiando alcune annate precedenti, a Le Fraghe si sono accorti che Ròdon continuava a dare soddisfazioni anche dopo il tempo per cui era stato pensato. Non era nato per un lungo affinamento, ma dimostrava di poterlo sostenere.

Da questa osservazione è nata Traccia di Rosa, un progetto che prende forma nel 2019 con un’idea precisa, produrre un Chiaretto capace di durare. Il vigneto dedicato viene acquistato nel 2014. È una parcella più fresca, selezionata per la sua capacità di mantenere acidità e tensione. Qui le uve vengono raccolte a mano e il vino segue un percorso diverso, con una macerazione più lunga e un affinamento in cemento. Due vini, dunque, che partono dallo stesso territorio ma prendono strade diverse. In verticale si sono susseguite le annate 2023, 2021, 2020 e 2019, con alcune incursioni extra.

Soprattutto, a colpire sono i due 2021. Ròdon è fresco e fragrante, con nuances di acqua di rose e arancia, dal profilo agile ma per nulla semplice. Un Chiaretto che si lascia bere, ma che già mostra una complessità maggiore di quella che ci si aspetterebbe da un vino pensato per arrivare presto sul mercato.

Traccia di Rosa 2021 rivela da subito un passo diverso, più nervoso e lungo. L’acidità tiene il vino in movimento e l’eleganza arriva senza bisogno di cercare effetti. La 2019 aggiunge un’altra sfumatura. Grande acidità e note eleganti di agrume, con una profondità che comincia a spostare il vino lontano dall’idea di rosato immediato.

Le annate raccontano stagioni molto diverse. La 2021 porta con sé gli effetti di una gelata primaverile e di un’estate calda. Il 2019 arriva dopo una primavera fredda e piovosa e un’estate segnata da temperature elevate. La 2020 alterna piogge abbondanti e giornate luminose, mentre il 2022 è segnato dalla siccità e dalle alte temperature. Il 2023 ritrova un andamento più equilibrato, con una maturazione graduale e costante.

Annate diverse, condizioni diverse, ma un filo conduttore che resta riconoscibile. Il vino cambia. Il frutto si fa più sottile, la freschezza trova nuove forme e il tempo aggiunge sfumature senza cancellare l’identità. Poi arriva Ròdon 2013, servito in calici neri per non lasciarsi guidare dal colore, ma solo dalle sue caratteristiche gusto-olfattive. E qui la sorpresa è vera.

A tredici anni dalla vendemmia il vino è ancora incredibilmente integro e fresco. Non era nato per un lungo affinamento, eppure il tempo non lo ha appesantito né spento. Al contrario, ne ha lasciato intatta la vitalità.

È l’assaggio che sposta davvero la prospettiva. Traccia di Rosa nasce per durare. Ròdon, invece, dimostra di poterlo fare senza essere stato pensato per un lungo affinamento. La verticale racconta così due traiettorie diverse. Da una parte un vino che nasce per la freschezza e che, con il tempo, sorprende per la sua tenuta. Dall’altra un progetto costruito fin dall’inizio intorno all’idea dell’evoluzione.

Anche la chiusura fa parte di questa storia. Le Fraghe utilizza il tappo a vite dal 2008, una scelta che Matilde Poggi ha portato avanti quando questa soluzione era ancora guardata con diffidenza nel mondo del vino. Una scelta nata anche dalla volontà di preservare al meglio la freschezza dei vini e che nel tempo è diventata parte coerente del modo in cui l’azienda interpreta il vino e il suo affinamento.

Il Chiaretto di Bardolino non ha bisogno di rinunciare alla propria freschezza per dimostrare di essere un vino “serio”. La sua forza sta proprio nella possibilità di tenere insieme immediatezza e capacità evolutiva, leggerezza e profondità.

Per anni il rosato è stato raccontato soprattutto attraverso la stagione. Il Chiaretto di Bardolino può invece essere letto anche attraverso il tempo. E quando lo si fa, la sorpresa è che la freschezza non scompare. È questo che raccontano Ròdon e Traccia di Rosa, non due vini che cercano di diventare altro, ma due modi diversi di dimostrare che un rosato può avere una storia anche dopo la sua prima estate. Il tempo, in questo caso, non è un rischio, ma un alleato.