Nascosto in una fitta boscaglia di faggi, querce e conifere, ai piedi della catena del Taunus, Kloster Eberbach è un imponente complesso monastico che ha segnato la storia della viticoltura europea. Oggi l’antica abbazia vive una seconda stagione: soprattutto nei mesi estivi, i chiostri, i giardini e i vigneti ospitano concerti, degustazioni, visite guidate e appuntamenti culturali che ne fanno una delle mete più affascinanti del Rheingau. Eppure, prima di diventare una destinazione per viaggiatori e appassionati di vino, fu per quasi sette secoli uno dei più influenti monasteri cistercensi del Sacro Romano Impero.
Fu fondato nel 1136 da monaci cistercensi provenienti dalla Borgogna, più precisamente dall’Abbazia di Clairvaux, i quali insediatisi si dedicarono subito e con energia alla bonifica dei terreni, alla costruzione di terrazzamenti e alla selezione di aree vocate alla coltivazione. A pochissima distanza si distende, infatti, la regione vinicola del Rheingau, un tratto di fiume totalmente rivolto a sud e coltivato a vite già in epoca romana.
Uno dei chiostri del monastero. Foto: Sven Moschitz
Nel giro di pochi decenni i monaci contribuirono a fare del Rheingau uno dei grandi territori del vino europeo. Le botti partivano seguendo il corso del Reno verso Colonia, Magonza e i mercati del Mare del Nord. Il fiume era la grande via commerciale dell’epoca e il vino di Eberbach divenne una risorsa economica indispensabile per il monastero, che arrivò ad amministrare una rete di proprietà tra le più estese del Sacro Romano Impero.
La forza dei cistercensi, però, non risiedeva soltanto nella capacità organizzativa. Anno dopo anno impararono a capire il paesaggio, osservando come l’esposizione dei versanti, la pendenza e la natura dei terreni influenzassero il carattere dei vini. Le parcelle più vocate venivano gestite separatamente, un approccio che, pur con categorie diverse da quelle odierne, anticipava la moderna valorizzazione dei grandi vigneti. Anche in cantina il lavoro era meticoloso: perfezionarono botti e torchi, organizzarono gli spazi destinati alla conservazione e conservarono memoria delle diverse annate, ponendo le basi di una gestione sorprendentemente avanzata per il Medioevo.
Nel Quattrocento il patrimonio vitato di Kloster Eberbach era considerato il più vasto dell’Europa centrale. Alla reputazione dell’abbazia contribuì anche il cosiddetto Cabinetkeller, un locale chiuso e protetto dove venivano custodite le bottiglie ritenute più promettenti per il lungo affinamento. Da quel termine, “Kabinett“, deriva una delle denominazioni ancora oggi presenti nella classificazione dei Predicati tedeschi.
Presse nel “refettorio dei fratelli laici” oggi spazio museale. Foto: Sven Moschitz
Dopo quasi sette secoli di vita monastica arrivò il momento della rottura. Nel 1803, con la secolarizzazione dei beni ecclesiastici che seguì le guerre napoleoniche, Kloster Eberbach cessò di essere un’abbazia. I monaci lasciarono definitivamente il complesso e l’intero patrimonio passò al Ducato di Nassau. Il vino, però, continuò a essere prodotto. I nuovi proprietari conservarono vigneti e cantine, consapevoli del loro valore economico, dando continuità a una tradizione che sarebbe proseguita sotto la Prussia e, dopo la Seconda guerra mondiale, sotto lo Stato dell’Assia.
Oggi Kloster Eberbach appartiene allo stato tedesco, anzi, al Land Hessen. Con circa 200 ettari di vigneto è la più grande azienda vitivinicola pubblica della Germania e rappresenta uno dei nomi di riferimento del Riesling. Dal gennaio 2026 la direzione è affidata a Christine Müller, prima donna a guidare l’azienda nei suoi quasi novecento anni di storia. Profonda conoscitrice del Rheingau, enologa, accompagna una fase di sviluppo avviata già negli ultimi quindici anni, segnata dall’apertura della moderna cantina dello Steinberg e da un lavoro sempre più attento alla valorizzazione dei singoli vigneti, alla sostenibilità e all’identità dei grandi cru della regione. Anche la responsabile enologa della cantina è una donna, Kathrin Puff.
Christine Müller, amministratrice delegata della Tenuta Kloster Eberbach. Foto: Peter Bender
Ma, come anticipato in apertura, l’abbazia è anche un luogo di cultura. Durante l’anno ospita concerti, degustazioni, mostre e visite guidate, mentre il Rheingau Musik Festival> trasforma basilica e chiostri in uno dei palcoscenici più suggestivi della Germania. Tra queste mura Jean-Jacques Annaud ambientò il film Il Nome della Rosa, ispirato al celebre romanzo di Umberto Eco, girato nel 1985.
Sul fronte gastronomico e dell’ospitalità, l’abbazia offre ai visitatori numerose possibilità. All’interno del complesso si trova l’Hotel, ricavato da un antico edificio del monastero e arredato in uno stile essenziale ispirato alla tradizione cistercense, con camere moderne immerse nella quiete dei vigneti; sono disponibili anche appartamenti per famiglie e aree di sosta per camper. La ristorazione è altrettanto sfaccettata: la Klosterschänke, l’osteria, propone piatti della tradizione regionale accompagnati dai vini della tenuta, mentre Ente, una stella Michelin, propone una cucina contemporanea di livello, con menu degustazione anche in versione vegetariana. Completano l’offerta la Vinothek & WineBar1136, ideale per degustazioni e acquisti, e lo Schwarzes Häuschen e il Baiken by Schröer, due locali immersi nei vigneti, perfetti per una sosta green inserita nel paesaggio del Rheingau.
Tra i vigneti più rappresentativi, spicca il Rüdesheimer Berg Schlossberg, una delle VDP.GROSSE LAGE® più prestigiose del Rheingau. Il toponimo richiama il rilievo dominato dalle rovine del Castello di Ehrenfels, la fortezza fatta costruire dagli arcivescovi di Magonza nel XIII secolo per controllare il traffico commerciale sul Reno. Per secoli, ai piedi di quelle mura sono passate imbarcazioni cariche di merci e botti di vino dirette verso il Mare del Nord, mentre poco più in alto maturavano le uve di uno dei vigneti più celebri della Germania.
Il vigneto si sviluppa su pendii che raggiungono l’80% di pendenza, dove ancora oggi gran parte del lavoro viene svolta a mano. I suoli di quarzite e ardesia, insieme all’esposizione meridionale, conferiscono ai Riesling profondità, tensione e una marcata impronta minerale. Non sorprende che il Berg Schlossberg figurasse già nella storica classificazione prussiana del 1867 tra i migliori vigneti tedeschi.
Sul Reno, il grand cru Berg Schlossberg. Foto: Peter Bender
Il vino Rüdesheimer Berg Schlossberg Riesling Auslese 2019 riproduce con precisione l’identità di questo luogo. Pur appartenendo alla categoria classificata dei Predicati dolci, mantiene un equilibrio esemplare tra zucchero e acidità. Al naso si riconoscono pesca matura, agrumi canditi, miele ed erbe officinali, accompagnati da una sottile traccia minerale. Al palato è ampio, vitale e di straordinaria precisione. Più che sulla dolcezza, il vino costruisce la propria personalità sulla freschezza e sulla capacità di evolvere lentamente nel tempo, qualità che hanno reso i grandi Riesling tedeschi in tutto il mondo.
Riesling: il vino Rüdesheimer Berg Schlossberg Auslese 2019, da uno dei vigneti più famosi una selezione di vendemmia tardiva icona