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Vino e dintorni

Greco di Bianco Doc: una nuova stagione per il passito della Calabria ionica che punta alla Docg

16 Aprile 2026
Una bottiglia di Greco di Bianco Ceratti Una bottiglia di Greco di Bianco Ceratti

Il disciplinare di produzione è in vigore con la Doc dal 1980, ma l'aggregazione attorno alla natura istituzionale del consorzio fa già sognare di aggiungere una "g" alla denominazione

È cambiato il vento nella Calabria del vino. Una luce nuova e una visione consapevole anima il mondo produttivo e i consorzi chiamati ad interpretare la nuova stagione che guarda al futuro,  ricca di una storia antica confortata da scoperte e ritrovamenti che ne inspessiscono l’identità anche culturale. Una sorta di «civiltà liquida» che ha uno stretto legame con il territorio, come nel caso del Greco bianco di Bianco anima ampelografica dell’omonimo consorzio nato nel Luglio 2025 e presieduto da Umberto Ceratti che insieme ad altre nove aziende agricole eroiche ha deciso di mantenere viva la produzione di questo passito magno greco dal grande valore storico e culturale, oltre che prelibatezza per il palato.

Il disciplinare di produzione è in vigore con la Doc dal 1980, ma l’entusiasmo e l’aggregazione attorno alla natura istituzionale del consorzio fa già immaginare di pensare in grande e sognare di aggiungere una “g” a quella denominazione ormai consolidata. Al Vinitaly nel Padiglione della Calabria il confronto sulla identità e la storicità, ma anche la visione moderna di questo vino, è stata al centro di un talk animato da Tinto volto noto di Decanter la trasmissione di Radio 2, al quale hanno preso parte il giornalista enogastronomico Marco Sciarrini di Cronache di Gusto, il presidente del Consorzio Greco di Bianco Doc Umberto Ceratti e Stefano Del Lungo del CNR. Proprio Sciarrini ha sottolineato come in un momento in cui il vino vive una fase complessa e ancor più i vini dolci rischiano di essere messi all’angolo bisogna trovare una strategia “per evolversi dal mito” e trovare una cifra stilistica che accomuni i produttori che oggi “devono essere uniti e non andare in ordine sparso” per irrobustire il racconto di questa gemma enologica attraverso la storia, il prodotto di qualità e le persone che hanno scelto di essere protagonisti di una tradizione antica.

Ne è convinto anche Umberto Ceratti, presidente del consorzio, che ha voluto sottolineare come il Greco di Bianco rappresenti “territorialità e resilienza” in un binomio forte che si lega alla storia dell’areale dove insistono i palmenti, come quello di Capo Bruzzano, “dove tutto ebbe inizio” e i reperti della Villa di Casignana dove di recente sono stati accolti anche i giudici del Concours Mondial de Bruxelles ospiti in Calabria per la sessione celebrata a Cirò a fine marzo. Nella Locride questo vitigno è anziano di secoli e secoli, e comunque si è adattato in maniera particolare, unica e inimitabile alle specifiche condizioni climatiche di quella fascia costiera dove i grappoli molto spargoli di Greco Bianco vengono vendemmiati in condizione di surmaturazione, nel senso che vengono lasciati appassire già sulla pianta. «L’appassimento è il futuro, lo avevano già scoperto i romani» utilizzandolo come strategia di conservante naturale che abbiamo perso come consuetudine.

Questa uva a bacca bianca è stata oggetto delle ricerche del CNR – come raccontato da Stefano Del Lungo – utili a stabilire una biodiversità agricola e storica seguendo la vita e lo spostamento che le piante hanno vissuto lungo i secoli attraverso lo studio del Dna e le ricerche archeologiche. Quella di Bianco è una varietà che non ha nulla a che vedere con un ceppo greco ma è una varietà di qualità assoluta che si è adattata al clima e alla biodiversità calabrese e che oggi rappresenta “una perla dell’enologia” e una “identità del territorio” che l’amministrazione comunale di Bianco, rappresentata a Verona dal consigliere comunale Claudio Saporito, ha intenzione di valorizzare e mettere al centro di un sistema di valore utile ad attrarre turisti e amanti del vino.