Il vino ha un sesso? Per chi ne scrive sembra ancora di sì. Sì, l’ho letto ancora, ovviamente lo ha scritto un uomo… vini dalla sensibilità femminile… nel 2026.
Come se il vino avesse un genere, spoiler, non ne ha, come se il sesso di chi fa qualcosa possa essere una discriminante, sul come fa quella cosa, come se fossimo ancora negli anni del delitto d’onore.
Sì, c’è ancora chi lo scrive e sono sempre, #tuttimaschi, che certi rosati con il colore buccia di cipolla, certi pinot nero particolarmente scarichi, certi blanc de blancs giocati sulla freschezza, sono vini, sì, femminili.
Sì, il vino è ancora il regno del doppio standard, con articoli in cui l’”azienda in rosa” è la notizia, più di quello che eventualmente produce o fa. Come se fosse strano che ci fossero donne che fanno delle cose, oibò da sole, senza essere, mogli, compagne e/o figlie di qualcuno, come se una donna non potesse ontologicamente produrre qualcosa che non sia profumato, esile e suadente, come se le donne, anche le più talentuose non potessero fare mai qualcosa di non frivolo, a cui manca quella forza lì, maschile.
Nei vini dei maschi non si parla mai, di sensibilità maschile, si parla di verticalità, di sapidità, di calore, il sesso di chi lo produce giustamente non entra mai nell’analisi organolettica (se ci fosse qualche winemaker omosessuale diventerebbe un descrittore?Femminile?).
Femminile, quindi solo nei vini delle produttrici donne però, diventa un descrittore, come, fresco, sapido, minerale, con un tuffo grigio, triste nel mondo di ieri.
Anna Noble ne aveva scritto negli anni ’80, quando diciamo che un vino è “femminile” intendiamo qualcosa di preciso: delicato, raffinato, meno strutturato. Quando diciamo “maschile” intendiamo potente, tannico, longevo. La polarità è sempre la stessa e la gerarchia implicita anche: il “maschile” è il registro serio, il “femminile” è l’eccezione elegante.
Ma ora che per il cambiamento climatico, la tendenza dei nuovi consumatori preferisce vini rossi più scarichi, leggeri e meno alcolici, come chiameremo questi vini? Parleremo di mondo del vino che vira al femminile, che ha perso virilità?
Se ora di fronte alle nuove sfide, climatiche, sociali e politiche, puntare su pratiche agronomiche resilienti e sostenibili, su vini più freschi e facili non è più una scelta, ma l’unica strada percorribile per non scomparire, smetteremo finalmente di parlare di aziende a conduzione femminile come se fosse una notizia, di donne imprenditrici come felice eccezione, di rossi eleganti come rossi e basta.
Come siamo riusciti, quasi del tutto, a liberarci degli stemmi nobiliari intrisi di feudalesimo e di servitù, di baronie, marchesati e altri vari titoli di vassallaggio, speriamo, presto, di non trovare più descrittori e descrizioni del vino, che parlano del sesso di chi lo fa, come se questo fosse interessante o rilevante.
Buoni vini eleganti e leggeri a tutti, sono i vini del futuro, e in un futuro verranno descritti, si spera, solo così.