A Palermo il vino diventa racconto, identità e strumento di promozione territoriale. In occasione della edizione 2026 di Sicilia en Primeur, la presidente di Assovini Sicilia, Mariangela Cambria, ha tracciato una riflessione sul ruolo crescente dell’enoturismo e sulle sfide che attendono il comparto vitivinicolo siciliano. “Siamo a Palermo, una città che ci accoglie e che ci permette di parlare di enoturismo siciliano attraverso un viaggio in questa bellissima isola – ha spiegato Cambria -. Per me la Sicilia non è una regione, ma un continente fatto di piccole storie, tradizioni e culture differenti, dove il vino diventa protagonista di questo meraviglioso universo”.
Il tema dell’enoturismo è centrale nell’edizione di Sicilia en Primeur, anche alla luce delle trasformazioni del mercato e delle difficoltà che stanno interessando il settore del vino. Per Cambria – nel 2023 eletta presidente di Assovini Sicilia, prima donna a ricoprire questo ruolo – però, sarebbe riduttivo leggere l’ospitalità in cantina soltanto come una risposta al calo dei consumi. “Credo che vedere l’enoturismo solo come una compensazione sia limitante – ha sottolineato -. È invece una leva strategica per fare conoscere ancora di più al mondo quello che sappiamo fare, ciò che possiamo offrire e tutta la bellezza della nostra isola”.
Un’attività che naturalmente genera valore economico per le aziende, ma che secondo la presidente di Assovini Sicilia ha soprattutto una ricaduta culturale e identitaria: “Ho sempre pensato che le persone che vengono a trovarci diventino ambasciatori del territorio. Noi offriamo accoglienza, esperienze autentiche, ma poi saranno loro a raccontare all’esterno il senso di appartenenza e di ospitalità che respirano qui”.
La parola chiave, oggi, è “esperienza”. I visitatori non cercano soltanto degustazioni, ma immersioni complete nel territorio. “Chi arriva in cantina vuole vivere un’esperienza”, ha osservato Cambria, richiamando anche i dati e le ricerche presentati durante l’evento. “Sull’accoglienza e sull’ospitalità dobbiamo ancora fare qualche passo avanti, ma le aziende sono pronte a investire”, ha detto.
Secondo la presidente, il nodo centrale resta la formazione. “Bisogna lavorare molto sulla preparazione delle persone. I giovani devono essere invogliati a lavorare in questo ambito, perché non è banale raccontare il vino e vendere un’esperienza. Significa trasmettere cultura, storia, tradizioni antiche”.
Non mancano, naturalmente, le preoccupazioni legate allo scenario internazionale: guerre, dazi e instabilità economica continuano a pesare sul settore. “Le difficoltà sono tante: prima il Covid, poi i dazi, le guerre, i problemi legati ai trasporti. Però credo che proprio nei grandi momenti di crisi bisogna reagire, senza lamentarsi, con resilienza”.
Infine, un messaggio rivolto a chi si avvicina per la prima volta ai vini dell’Isola: “Dentro una bottiglia di vino siciliano c’è un racconto di convivialità, cultura, paesaggio e contaminazioni. È questa la vera identità del nostro vino”.