Fanno bene al cuore, eventi così, segnano forse una strada, ad un altro vino possibile, o almeno è bello pensarlo. “Sulle Bucce 2026, mercato dei vignaioli artigianali dell’Etna”, è riuscita a riunire in uno spazio affascinante: I mercati generali di Catania (https://www.mercatigenerali.org/) storico tempio delle culture alternative, una nuova generazione di vignaioli artigiani di tutte le zone dell’Etna.
Ventotto le cantine vulcaniche partecipanti, molte delle quali ancora agli esordi, assieme ad special guest dal nord Italia e dall’Europa, (come Dexeimer uno dei nomi di punta della nuova scena del Rheinhessen), per una due giorni coloratissima, ricca di spunti, di energia e di musica.
Lontana dalle atmosfere asettiche e patinate di molti eno-eventi, in questo evento si potevano vedere da tutti e due i lati del banco di assaggio, quelle nuove generazioni di pubblico a cui il mondo del vino ufficiale dice di voler parlare, ma per cui ancora, non sembra avere trovato il linguaggio giusto.
In questo luogo (non location, per carità) dalle vibrazioni industrial tropicali, una nuova scena di giovani vignaioli e giovani vignaiole, tutti entusiasti, si è confrontata con un pubblico di coetanei, che con tanta curiosità ha affollato l’evento sotto l’azzurro del cielo tardo primaverile.
Una nuova onda di vignaioli artigiani, spesso con piccole produzioni, ma con grande voglia di sperimentare, molti i vini macerati, in linea, con il titolo della manifestazione, e i rifermentati, gli ancestrali, e tutti quei vini altri dallo stile, alternativo e ad alto tasso di sperimentazione.
La qualità come spesso accade in questo tipo di manifestazioni non è sempre omogenea e non tutto fa gridare al miracolo, ma di certo, anche in questo tipo di scena enoica, la tecnica va affinandosi e molti di questi ragazzi, anche se quasi esordienti riescono a mettere in bottiglia vini molto a fuoco, territoriali, e precisi, anche se spesso con tendenze, molto rock’n’roll.
É un piacere finalmente stare in una fiera di vino, che non assomiglia ad un convegno di pompe funebri, dove l’energia punk e ingenua della gioventù, regala, piacevoli refoli di colorato futuro, sorrisi e tanta voglia di trovare una via diversa, a volte ingenua, ma di certo autentica e verace, come spesso le cose, tutte le cose, a vent’anni.
Un Etna diverso è possibile, un vino diverso è possibile, e credo probabile, alla luce di molti assaggi interessanti, in un’atmosfera che ricorda molto di più quelle dei concerti indie degli anni zero, che quello delle eno fiere, in cui tutti sputano il vino e nessuno sorride. Chi scrive si augura di tornare presto a vivere il vino così, senza sovrastrutture, e tecnicismi, come una cosa che si beve, per star bene, e sentirsi in armonia con tutto, davanti a un tramonto da brividi. (Per fortunati come me il venerdì, Baccanal Invasion, una sorta anteprima off, all’agriturismo Notti Stellate, aveva offerto una felice anticipazione, di come il vino possa e debba essere, condivisione, di vita, di musica e bellezza).
Ed ecco cinque assaggi da tenere d’occhio, liberi, indipendenti e rock’n’roll.
1) Max Dexemier, Cherry Path, 2022: qua si vola alto, lunga sosta sulle fecce fini, prima in legno poi in bottiglia per tutto quello che solo un grande riesling sa regalare, elettrica acidità, lunghezza, equilibrio ed energia, con un finale morbido e cremoso che fa gridare, al miracolo.

2) Manciacumi , Malpelo 2023: nerello mascalese, cappuccio e Grenache, dalla zona di Adrano, verticale, vivissimo, dove il frutto, succoso e appagante, accompagna il sorso per chiudere su una nota di piacevole freschezza, che appaga e rasserena.

3) Il signor Kurtz, Bardamu 2024: pressatura diretta di Sangiovese, con una piccola presenza di merlot, per un rosso dalla beva, fresca e sorprendente. La scalpitante anarchia del sangiovese, immediata e vibrante, che ad ogni sorso sa di primavera.

4) Giardini Cole Ringer, Cendre 2024: Un grecanico dorato in purezza dalla contrada Nave, l’altro versante, a mille metri di altitudine, un bianco inedito, garbato e avvolgente, piccante, speziato, dove acidità e freschezza, rendono i sorso energico e a tratti, sontuoso.

5) Terrafusa, Storta 2024: Biancavilla, 75% Nerello Mascalese 25% carricante, per un rosato “vecchia scuola” dalla freschezza sorprendente e dal frutto croccantissimo, da bere senza moderazione, per sempre.
