Esiste un filo conduttore sottile ma potente che unisce le altitudini dell’Etna alle isole Eolie. È la viticoltura vulcanica, un racconto di mineralità, passione e bellezza. Martedì 8 settembre, negli spazi di Tenuta Maugeri a Milo, si è tenuta la seconda edizione di “Bianco su Nero”. Un format ideato per mettere a confronto e far dialogare due anime apparentemente opposte ma profondamente connesse: la forza verticale dell’Etna e la solarità marina di Salina.
A guidare la masterclass è stato Federico Latteri, giornalista e critico enologico di Cronache di Gusto, affiancato dai padroni di casa — Renato Maugeri e le figlie Carla, Paola e Michela — e dai produttori dell’azienda Eolia, Luca Caruso e Natascia Santandrea.
Ciò che ha reso speciale questo incontro è stato scoprire quante consonanze esistano tra queste due realtà, entrambe nate nel 2020: Tenuta Maugeri affonda le sue radici a Milo, in Contrada Volpare, sul versante Est dell’Etna — l’unico comune che può fregiarsi della menzione Superiore per l’Etna Bianco. Come racconta Carla, l’azienda si trova a circa 700 metri sul livello del mare: un contesto unico dove le correnti marine dello Ionio incontrano l’altitudine della montagna, favorendo una maggiore piovosità.
A fare la differenza è anche il suolo, plasmato dalle antiche colate laviche e dalle stratificazioni scese dalla Valle del Bove, straordinariamente ricco di minerali come le olivine, che regalano a questo vino un carattere del tutto particolare. La scelta aziendale di Maugeri è chiara: conservare il paesaggio. I terrazzamenti originari, infatti, non sono stati modificati, ma assecondano il profilo naturale della montagna.
Con lo stesso spirito nasce Eolia, frutto di una storia di vita e d’amore oltre che del desiderio di ridare valore a Salina attraverso il recupero di antiche vigne e la tutela del paesaggio. Nata nel 2020, l’azienda prende forma quando Natascia Santandrea, fiorentina d’origine e cresciuta nel mondo della grande ristorazione, sceglie di seguire in Sicilia il compagno Luca Caruso, nativo dell’isola. Salina è il cuore geografico delle Eolie, un’isola vulcanica che deve il suo antico nome greco, Didyme (“gemella”), alla presenza di due maestosi coni vulcanici quasi identici: il Monte Fossa delle Felci e il Monte dei Porri.
Tra questi due rilievi si adagia la vallata di Valdichiesa, compresa tra i comuni di Malfa e Leni, ed è proprio in questo scenario unico che batte il cuore vitivinicolo del progetto. In questo percorso, il modello etneo dell’analisi parcellare e dello studio del terroir è stato un vero e proprio faro guida. “L’Etna e il concetto di contrada sono stati per noi motivo di grande ispirazione — spiega Luca —. Per questo abbiamo rifiutato nomi di fantasia e ci siamo concentrati sull’essenza del nostro territorio con le due linee chiave: M e V, che indicano le circa 5 parcelle di Malfa e le 15 della vallata di Valdichiesa”.
Quindi, se il versante est dell’Etna trova la sua massima espressione nel Carricante, a Salina la protagonista è la Malvasia di Lipari, qui vinificata in versione secca che spinge le viti ad adattarsi al caldo e all’ambiente insulare. Come si è potuto chiaramente notare, tra l’altro durante la degustazione, si tratta di due vitigni dalle personalità opposte e affascinanti: mentre il Carricante nasce con un profilo discreto per poi disvelare una straordinaria complessità nel tempo, la Malvasia regala fin da subito un corredo aromatico deciso, ricco di erbe della macchia mediterranea e nitide note floreali.
A dare forma a questo dialogo è stata la degustazione comparativa di 12 etichette totali, suddivise in due batterie da 6 vini per esplorare la profondità di tre differenti annate a confronto.
Il primo blocco della masterclass ha messo a confronto diretto l’Etna Bianco Superiore Contrada Volpare di Maugeri e il Salina Bianco M di Eolia — dove la “M” identifica le parcelle del comune di Malfa. Un percorso a ritroso nel tempo guidato da Federico Latteri, che ha mostrato come due vitigni così diversi interpretino le mutevoli condizioni climatiche delle rispettive isole.
· Annata 2025 (In debutto per l’Etna / Anteprima per Salina): è l’espressione della grazia. Nel calice etneo il Carricante si svela con eleganza, regalando profumi delicati di ginestra, note mielate e una nitida traccia salmastra, accompagnate in bocca da un’acidità e una sapidità che non sono mai spigolose, ma avvolgenti e complete. Di contro, la Malvasia di Salina si fa notare subito per la sua spiccata impronta aromatica: è un vino immediato, fresco e marino, che porta con sé i profumi veraci e balsamici della macchia mediterranea.
· Annata 2024: qui il racconto cambia. Trattandosi di due vini recenti, non parliamo di un’evoluzione dovuta all’invecchiamento: nel calice si sente il clima di un’annata più calda. L’Etna guadagna in pienezza ed equilibrio, mentre Salina esprime una maggiore complessità e un chiaro timbro marino.
· Annata 2022: un’annata calda e potente per entrambi i territori, che ha richiesto una grande maestrìa nella gestione del vigneto. Il Volpare 2022 si presenta ricco e strutturato, con una maturità di frutto importante ma mirabilmente sostenuta dalla freschezza tipica di Milo. Su Salina, Natascia Santandrea non esita a definirla un’annata “perfetta”: il Bianco M rivela una materia fitta, densa e compatta, dove l’impronta territoriale e mediterranea prevale.
Con la seconda batteria la degustazione si è spinta ancora più in profondità, entrando nel cuore delle singole parcelle e mettendo a confronto l’Etna Bianco Superiore Contrada Volpare Frontebosco di Maugeri con il Salina Bianco V di Eolia — dove la “V” sta per Valdichiesa. Si tratta di due interpretazioni d’eccellenza: Frontebosco è una micro-zona all’interno di Contrada Volpare caratterizzata da esposizioni differenti e straordinarie escursioni termiche, grazie anche al bosco adiacente che incanala le correnti d’aria fredda e la brezza che arriva dal mare; Salina V raccoglie invece le caratteristiche della fertile e suggestiva conca vulcanica di Valdichiesa, incastonata tra i due monti dell’isola.
· Annata 2022: siamo di fronte ad una stagione che è stata calda e generosa, che in ambedue i calici si declina con grande ampiezza. Il Frontebosco esprime volume, struttura e una materia ricca, pur senza perdere la spinta acida tipica del versante est dell’Etna. In parallelo, il Salina V si rivela denso e fitto, con una presenza tattile importante che restituisce nel calice tutta la forza e il calore della terra eoliana.
· Annata 2021: un’annata davvero particolare. Al palato, il Frontebosco di Maugeri si presenta più nervoso e meno rotondo, guidato da un’ottima acidità e da una freschezza che promette un’evoluzione straordinaria nel tempo. Sul fronte eoliano, il Salina V bilancia l’esuberanza della Malvasia con un profilo decisamente più balsamico, arricchito da fresche note di ago di pino e menta che donano grande energia al sorso.
· Annata 2020 (La prima annata per entrambe le aziende): la chiusura del percorso a ritroso ha un valore doppiamente simbolico, rappresentando l’esordio sul mercato sia di Tenuta Maugeri sia di Eolia. L’andamento stagionale ha regalato un’eccellente maturità di frutto, dando vita a due calici aperti, espressivi e di facile lettura. Un’annata che, a distanza di anni, dimostra la bontà del progetto iniziale di entrambe le famiglie, rivelando vini complessi, completi e godibili.
“Bianco su Nero” non è stata la solita degustazione accademica scandita da schemi rigidi. Il valore aggiunto della serata è stato il modo in cui Federico ha saputo condurre l’incontro: un racconto capace di mettere al centro l’amore per il territorio, la passione e le scelte dei produttori, attraverso una narrazione che ha mostrato lati meno evidenti e sfumature inedite di questi vini, svelandone le note più intime e dimostrando che quando due territori vulcanici si incontrano, il calice diventa emozione e storia