Ventuno sono i giorni necessari perché un uovo si schiuda. Ventuno giorni di attesa, di silenzio, di trasformazione. È un tempo lento, che appartiene alla natura e che oggi sembra quasi rivoluzionario. Non è un caso che Clara D’Agostino e Giulio Di Martino abbiano chiamato Orto21 la loro azienda agricola. Perché quel numero racconta molto più di un’incubazione: racconta il valore dell’attesa, della pazienza, della cura gli stessi principi che guidano le loro scelte.
In un’epoca in cui le campagne si spopolano e sempre meno giovani decidono di lavorare la terra, loro hanno imboccato la strada opposta. Clara, 32 anni, aveva studiato moda ed era arrivata a un passo dall’aprire una sartoria. Giulio, 35, musicista e batterista, immaginava il suo futuro in una scuola di musica. Invece hanno scelto la campagna, i ritmi delle stagioni e una vita costruita con le mani nella terra. Lo hanno fatto senza inseguire scorciatoie e senza rincorrere le mode dell’agricoltura “di tendenza”. Piuttosto, recuperando il significato più autentico del mestiere del contadino: custodire.
“Nel 2018 avevamo iniziato a coltivare un piccolo orto soltanto per il nostro fabbisogno. Poi, durante il Covid, ci siamo trasferiti definitivamente in campagna e abbiamo preso le prime galline. Da lì ci siamo fatti prendere la mano…”, raccontano sorridendo. Oggi quelle prime galline sono diventate un piccolo esercito di circa cento esemplari allevati con estrema attenzione al benessere animale. Clara le chiama “le ragazze”, parla con loro come si farebbe con vecchie amiche e conosce il carattere di ognuna, perché qui gli animali non sono mai semplici strumenti di produzione.
Sono loro a regalare il tratto più riconoscibile di Orto21: le uova naturalmente colorate. Celesti, verdi, marroni, bianche, color crema, non c’è alcun artificio, soltanto biodiversità. Le Araucana depongono uova azzurre, le Marans marroni, le Olive Egger verdi, mentre altre razze completano una tavolozza che sembra dipinta a mano.
“Ogni gallina depone mediamente un uovo ogni due giorni. Noi alleviamo e riproduciamo le razze in purezza, perché vogliamo preservarne le caratteristiche. È una scelta impegnativa e costosa, che inevitabilmente incide sul prezzo finale delle uova, ma è il valore della qualità e della biodiversità”, spiegano.
Le uova sono diventate il loro simbolo, il prodotto che incuriosisce e conquista al primo sguardo. Ma Clara e Giulio tengono a ribaltare la prospettiva: “Sono il nostro biglietto da visita, ma non vogliamo che ci si fermi lì. Le uova si vendono insieme agli ortaggi, perché desideriamo che i clienti abbiano per quello che coltiviamo la stessa curiosità che provano davanti ai colori delle nostre uova”. Ed è forse questa la filosofia che meglio racconta Orto21.
L’azienda si estende per circa un ettaro nelle campagne di Misilmeri poco fuori Palermo. Tremila metri quadrati sono dedicati all’orto coltivato in pieno campo, senza pesticidi né concimi chimici; tutt’intorno si estende un uliveto secolare, un piccolo frutteto e gli spazi destinati agli animali, ai quali si sono aggiunte anche due caprette. Qui tutto segue un equilibrio preciso. Le galline si muovono liberamente e si alimentano con ortaggi, frutta dell’azienda e granaglie biologiche. Le loro deiezioni diventano pollina, il fertilizzante naturale che nutre il terreno dell’orto.
Un ciclo chiuso, essenziale, che traduce in pratica i principi dell’agricoltura circolare senza bisogno di proclami. È un’agricoltura semplice solo in apparenza, perché richiede osservazione, tempo e presenza costante. Ma coltivare bene non basta, bisogna anche trovare un modo coerente per far arrivare quei prodotti sulle tavole.
“Ci siamo chiesti quale fosse il sistema di vendita più rispettoso del nostro modo di lavorare – dicono -. La risposta è stata semplice: eliminare ogni passaggio superfluo e consegnare personalmente a domicilio, a Palermo e in provincia, quello che raccogliamo poche ore prima e che i clienti possono scegliere da un catalogo aggiornato”.
Due giorni alla settimana il loro furgone attraversa la città per raggiungere oltre 250 persone. Una scelta che accorcia la filiera ma, soprattutto, costruisce relazioni. Ogni consegna è un dialogo, ogni cliente conosce chi ha coltivato quegli ortaggi e raccolto quelle uova. È la stessa idea di comunità che Clara e Giulio cercano di alimentare anche oltre i confini della loro azienda, creando rapporti con altri piccoli produttori che condividono la medesima visione dell’agricoltura.
Fare rete, confrontarsi, sostenersi, divulgare pratiche agricole rispettose dell’ambiente e degli animali è diventata parte integrante del loro lavoro, perché il cambiamento, sono convinti, passa anche dalla capacità di fare squadra. Sui social, Clara e Giulio raccontano spesso questa quotidianità fatta di gesti semplici e principi sani che a Orto21 si traducono ogni giorno in scelte concrete.
Le giornate iniziano all’alba e spesso finiscono dopo quattordici ore di lavoro. “Il nostro guadagno è proporzionato alla fatica che facciamo. All’inizio ci siamo chiesti tante volte se fosse davvero possibile costruire un futuro così. Oggi, invece, non riusciremmo più a immaginare una vita diversa. Se c’è una cosa che manca a molti imprenditori è la pazienza: tutti vorrebbero ottenere tutto e subito, ma la terra insegna che ogni cosa ha bisogno del suo tempo per crescere”.
Ed è forse proprio questa la lezione più preziosa che arriva da Orto21 anche quando si parla di futuro. “Oggi i nostri clienti sono soprattutto persone tra i 30 e i 50 anni che condividono il nostro modo di vedere le cose e comprendono il valore del lavoro agricolo. Vorremmo assumere una persona con regolare contratto per aggiungere un altro giorno di consegne, ma non riusciamo a trovare nessuno disposto a fare questo mestiere. Molti cercano un guadagno facile e sempre meno persone scelgono la campagna”. Un paradosso che racconta bene il tempo che viviamo.
Eppure Clara e Giulio pensano di ingrandire l’azienda e continuano a seminare progetti. Dopo le galline e le due caprette, il prossimo sogno ha il fascino delle storie antiche: allevare bachi da seta e produrre una seta etica, senza sacrificare gli animali: “Per ora è un sogno ma i sogni, se coltivati con pazienza, prima o poi trovano il modo di germogliare”, dicono. Forse è proprio questo il significato più autentico di Orto21. Non soltanto il tempo che serve a un uovo per schiudersi. Ma il tempo necessario perché una scelta apparentemente controcorrente, dimostri che la campagna non è un luogo da abbandonare, ma uno spazio dove è ancora possibile costruire un futuro fatto di lavoro, bellezza e responsabilità.