La ricerca dell’eccellenza dietro il bancone passa dalla tecnica, ma anche dalla capacità di accogliere, raccontare e creare connessioni. È questa la filosofia alla base della Taormina Cocktail Week, che dal 17 al 20 settembre 2026 torna con la sua seconda edizione trasformando hotel di lusso, cocktail bar e locali della città in un grande palcoscenico dedicato alla cultura della miscelazione.
A raccontare i retroscena del progetto è Annalisa Testa, giornalista e organizzatrice della manifestazione, che ha portato il format nato sul Lago di Como anche a Taormina e successivamente a Saint Moritz, creando un percorso che unisce destinazioni d’eccellenza, ospitalità e alta mixology.
“La Cocktail Week nasce come un progetto più ampio che oggi coinvolge tre città: Como, Taormina e Saint Moritz – spiega Testa –. L’idea è costruire un network intorno all’ospitalità e al mondo food & beverage, selezionando realtà che condividano una visione di alto livello”.
La selezione: non solo tecnica, ma cultura dell’accoglienza
Per la seconda edizione siciliana saranno 17 i bar coinvolti, tra grandi hotel e locali della città: realtà capaci di rappresentare diverse anime dell’ospitalità taorminese, dagli indirizzi di lusso agli street bar del centro. La selezione non avviene attraverso una semplice candidatura aperta, ma attraverso una scelta diretta dell’organizzazione.
“Non c’è un’autocandidatura – sottolinea Annalisa Testa – faccio personalmente una selezione dei cocktail bar che rientrano in una fascia di ospitalità alta. Valutiamo il livello della miscelazione, ma anche il servizio e la capacità della struttura di offrire un’esperienza completa. Cosa conta di più tra creatività, tecnica e personalità? Conta tutto, questi sicuramente sono elementi fondamentali, ma nessuno può essere considerato isolatamente. Non posso dire che un valore sia più importante degli altri. Tutto entra in una somma che determina se un bar è pronto a partecipare oppure no. Ospitalità, servizio e tecnica sono valori imprescindibili. Quando parliamo di ospitalità, però, tutto ciò che rientra in questo concetto deve essere prioritario”.
Il cocktail come racconto: il tema dell’edizione 2026
Ogni tappa della Cocktail Week ha un tema guida. Per Taormina 2026 il filo conduttore sarà “Stories from a Book”: i bartender saranno chiamati a creare un cocktail inedito ispirato al mondo dei libri. “Il drink – prosegue – dovrà avere uno storytelling preciso, rispondere al tema e contenere almeno un prodotto dei partner del progetto. I partecipanti potranno poi sottoporre le loro creazioni a una giuria composta da esponenti della bar industry e dell’editoria food & beverage”.
Al termine della manifestazione saranno assegnati diversi riconoscimenti, tra cui il premio per il miglior cocktail di Taormina 2026 e un premio della critica destinato al bartender o al team che avrà interpretato meglio lo spirito della Cocktail Week.
La nuova mixology? Meno ingredienti, più ricerca
Secondo Annalisa Testa, il mondo della miscelazione sta vivendo una fase di evoluzione: il futuro sembra andare verso una maggiore essenzialità. “Una tendenza attuale è il “less is more”: lavorare su pochi ingredienti, ma trattati quasi in modo maniacale in laboratorio, invece di creare drink troppo complessi con un numero eccessivo di elementi”.
Un approccio che guarda soprattutto alla scena internazionale, in particolare a quella londinese, dove la ricerca della pulizia del gusto e della precisione tecnica è diventata un riferimento. “La miscelazione internazionale sta andando verso una sorta di minimalismo e purezza. È un trend che mi auguro possa crescere anche nelle città dove portiamo il progetto”.
Il vero ingrediente è il lavoro di squadra
“Qual è allora il cocktail che rappresenta meglio lo spirito della Taormina Cocktail Week? E’ quello lavorato in squadra – dice lei -. Il bartender singolo può essere bravo, ma la filosofia del progetto è creare networking, comunità e interazione. Mi piace vedere sempre più contaminazioni con la cucina: tecniche culinarie, preparazioni, macerazioni e ingredienti che arrivano dal mondo food e finiscono nel bicchiere”.
Un dialogo tra cucina, bar e comunicazione che diventa parte dell’esperienza: “Quando anche il marketing riesce a creare uno storytelling capace di emozionare l’ospite, allora abbiamo davvero costruito qualcosa”.
Il consiglio ai giovani bartender: osservare prima di emergere
A chi sogna di entrare nel circuito delle grandi manifestazioni internazionali, Testa suggerisce un approccio fatto di studio e umiltà. “Bisogna partire facendo un passo indietro: osservare quello che hanno fatto gli altri, mantenere un profilo basso e un senso di umiltà che purtroppo spesso dietro il banco si è perso. Bisogna sperimentare, imparare e migliorarsi continuamente”.
Il ritorno del Martini
Se c’è un grande classico che continua a rappresentare l’eccellenza della miscelazione, secondo Annalisa Testa è il Martini. Anche dopo 160 anni. Un cocktail eterno. “Il Martini è sempre stato un punto di riferimento. Forse oggi è tornato protagonista, ma in realtà è sempre rimasto lì, dietro il banco, mentre le mode cambiavano”.
La sua forza sta nella difficoltà apparente: “Sembra semplice, ma non lo è mai. È un drink che richiede equilibrio e permette anche una grande interpretazione personale”.
Anche a Taormina la rilettura del classico passa dal territorio: “Ho visto Martini reinterpretati con olive, oli e ingredienti che arrivano dalla terra siciliana. Quando c’è una contaminazione con le proprie radici, il risultato diventa interessante”.