Il piano ColtivaItalia diventa legge e mette sul tavolo oltre 1,18 miliardi di euro per sostenere l’agricoltura italiana, rafforzare le filiere produttive e valorizzare il patrimonio agroalimentare nazionale. Il disegno di legge, presentato nel 2025 dal ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, ha completato il proprio iter parlamentare con l’approvazione del Senato, che ha espresso 76 voti favorevoli e nessun contrario.
Un provvedimento che interessa da vicino anche il mondo enogastronomico, dalle produzioni olivicole e cerealicole alle eccellenze territoriali, fino alle attività di accoglienza legate al vino e all’olio. L’obiettivo dichiarato è rafforzare la competitività delle imprese, sostenere la qualità delle produzioni italiane e creare nuove opportunità di sviluppo per i territori rurali.
Olio, vino e prodotti tipici: le risorse per le filiere
Tra gli interventi più significativi figura lo stanziamento di 300 milioni di euro destinati al settore olivicolo e all’attuazione del nuovo Piano olivicolo nazionale 2026-2030. Le risorse serviranno a sostenere le imprese nel contrasto alle fitopatie e nel rilancio del comparto, mentre una specifica disposizione introduce maggiori tutele per gli uliveti destinati a produzioni DOP e IGP, vietandone l’espianto per realizzare impianti fotovoltaici o eolici, salvo il reimpianto nello stesso sito o in aree limitrofe.
Il provvedimento prevede inoltre 300 milioni di euro per gli investimenti nelle filiere agricole strategiche, con l’obiettivo di rafforzare l’approvvigionamento nazionale, sostenere le produzioni locali e migliorare la competitività delle imprese. Altri 70 milioni rifinanzieranno il Fondo per la sovranità alimentare, a sostegno di comparti in difficoltà come quelli del grano tenero, dell’orzo, del mais e delle proteine vegetali.
Attenzione anche alla filiera cerealicola, con 10 milioni di euro per incentivare i contratti di filiera del frumento attraverso un credito d’imposta dal 20% al 40% per gli accordi di durata compresa tra tre e cinque anni. Una misura che punta a garantire maggiore stabilità ai rapporti tra agricoltori e trasformatori, contribuendo alla valorizzazione delle produzioni nazionali.
Enoturismo e oleoturismo, 9,2 milioni per l’accoglienza rurale
Tra le novità più interessanti per il comparto enogastronomico c’è lo stanziamento di 9,2 milioni di euro destinati all’enoturismo e all’oleoturismo. Il provvedimento riconosce l’ospitalità tra le attività che le aziende agricole possono offrire nell’ambito del turismo del vino e dell’olio nelle aree rurali.
Un intervento che si inserisce in un percorso di crescente integrazione tra agricoltura, gastronomia e turismo, con le aziende agricole sempre più protagoniste di esperienze di degustazione, visite in cantina, percorsi tra gli oliveti e attività di scoperta delle produzioni locali. L’obiettivo è ampliare le opportunità di reddito per le imprese e rafforzare l’attrattività dei territori, valorizzando il legame tra prodotti, paesaggio e cultura gastronomica.
Tutela del Made in Italy e autenticità dei prodotti
Una parte del provvedimento riguarda la difesa delle produzioni nazionali e il contrasto alle pratiche che possono compromettere la trasparenza del mercato agroalimentare. Tra le misure figura la realizzazione di una banca dati nazionale dei profili analitici di autenticità, finanziata con 650mila euro, che consentirà di verificare l’origine geografica, varietale e compositiva dei prodotti.
Novità anche per il settore dell’aceto: il testo introduce il divieto di utilizzare questa denominazione per prodotti ottenuti da materie prime di sintesi, prevedendo inoltre l’obbligo di specificare la materia agricola di provenienza.
Sul fronte delle produzioni territoriali, viene rafforzata anche la disciplina della raccolta dei tartufi nelle aziende faunistico-venatorie e agrituristico-venatorie, attribuendo ai gestori la possibilità di regolamentarne modalità e condizioni, con l’obiettivo di favorire una gestione più ordinata e sostenibile delle risorse.
Giovani, innovazione e competitività delle imprese
Il piano guarda anche al futuro dell’agricoltura attraverso il sostegno al ricambio generazionale. Sono previsti 150 milioni di euro per favorire l’accesso al credito delle imprese agricole giovanili e femminili, attraverso mutui e contributi a fondo perduto. A questi si aggiunge la disponibilità di 8.417 ettari di terreni Ismea, concessi in comodato gratuito per dieci anni ai giovani tra i 18 e i 41 anni, con possibilità di acquisto finale a metà del valore iniziale.
Spazio anche all’innovazione tecnologica e alla ricerca, con il rafforzamento delle attività del Crea e investimenti in agricoltura di precisione, intelligenza artificiale, sensoristica e meccatronica. Strumenti che potranno contribuire a rendere più efficienti le produzioni e ad affrontare le sfide legate ai cambiamenti climatici e alla sostenibilità.
Con ColtivaItalia il Governo punta dunque a intervenire su diversi livelli della filiera agroalimentare: dalla produzione primaria alla trasformazione, dalla tutela dell’origine alla promozione turistica. Per il sistema enogastronomico italiano, la sfida sarà trasformare le risorse stanziate in maggiori opportunità per produttori, imprese e territori, rafforzando il valore economico e culturale delle eccellenze del Made in Italy.
La tutela dell’aceto: Federvini e Consorzio plaudono alla norma
Federvini e il Consorzio Tutela Aceto Balsamico di Modena brindano al via libera finale alla norma di interpretazione autentica che chiarisce in via definitiva l’utilizzo della denominazione “aceto”, riservandola ai soli prodotti ottenuti dalla doppia fermentazione alcolica e acetica di materie prime agricole e stabilendo l’obbligo di indicarne in etichetta la materia prima d’origine. Un provvedimento, incluso nel Disegno di Legge Coltiva Italia approvato oggi in Senato, che consentirà di superare le incertezze interpretative emerse negli ultimi anni e di consolidare un quadro di riferimento finalmente chiaro a vantaggio di produttori e consumatori.
“Il voto del Senato segna un passaggio particolarmente rilevante per il comparto italiano degli aceti, perché riconosce il valore delle produzioni ottenute da materie prime agricole e contribuisce a rafforzare la trasparenza sul mercato” ha dichiarato il Presidente di Federvini, Giacomo Ponti. “Ringraziamo il Parlamento per questo importante contributo e un plauso particolare va al Ministro Lollobrigida e ai suoi uffici per aver saputo dare una risposta concreta e tempestiva a un’esigenza sentita da tutto il comparto. L’intervento normativo – tecnicamente un emendamento di interpretazione autentica – chiarisce una volta per tutte che la denominazione “aceto” è riservata ai prodotti ottenuti esclusivamente dalla fermentazione acetica di liquidi alcolici o zuccherini di origine agricola. Viene inoltre ribadito che il termine “aceto” non potrà più essere utilizzato in forma isolata ma dovrà essere sempre accompagnato dall’indicazione della materia prima agricola di origine, come “aceto di vino”, “aceto di mele” o “aceto di riso”.
“Il Consorzio di tutela dell’Aceto Balsamico di Modena plaude in modo particolare alla nuova norma e si affianca a Federvini nel ringraziare il Ministro Lollobrigida e il suo dicastero”, ha dichiarato Cesare Mazzetti, il Presidente del Consorzio. “L’interpretazione autentica fornita dal legislatore risolve, infatti, ogni dubbio residuale circa la possibilità di utilizzare l’espressione aceto balsamico come denominazione generica. Ora il contesto normativo è chiaro: utilizzare il termine aceto balsamico fuori dalle tre Ig registrate a livello comunitario (l’Aceto Balsamico di Modena Igp e i due Aceti Balsamici Tradizionali di Modena e Reggio Emilia Dop) è un illecito sanzionato dalla legge”.
Cia: ora servono i decreti attuativi
Così invece la Cia-Agricoltori Italiani, commentando il via libera definitivo al disegno di legge: “Dopo una lunga attesa, arriva finalmente l’approvazione del ddl ColtivaItalia, un provvedimento necessario per dare ossigeno a un settore sempre più sotto pressione. Ma ora è fondamentale accelerare sui decreti attuativi, perché le emergenze non aspettano e le risorse stanziate devono tradursi al più presto in aiuti concreti per le imprese agricole”.
“Queste misure sono indispensabili in una fase in cui la tenuta delle aziende è messa a dura prova dagli effetti della crisi climatica ed energetica, a partire dall’aumento abnorme dei costi di produzione – dichiara il presidente nazionale di Cia, Cristiano Fini-. Adesso la priorità è dare piena operatività al provvedimento, senza lasciare che i tempi della burocrazia vanifichino gli effetti degli stanziamenti del governo. Gli agricoltori hanno bisogno di strumenti immediatamente disponibili per affrontare una situazione sempre più difficile”.
In particolare, per Cia sono fondamentali gli interventi a sostegno delle filiere produttive più in sofferenza, soprattutto nel Centro-Sud, come cereali, zootecnia e olivicoltura. Altrettanto rilevanti quelli dedicati al ricambio generazionale e all’imprenditoria femminile, per favorire l’accesso alla terra e il recupero dei terreni abbandonati, anche in un’ottica di tutela del territorio, contrasto al dissesto idrogeologico e freno allo spopolamento delle aree interne.
Centrali, inoltre, gli investimenti in ricerca e digitale, indispensabili per accompagnare le imprese verso modelli produttivi più innovativi e resilienti ai cambiamenti climatici, così come la nomina di un Commissario straordinario nazionale per la Xylella, una richiesta sostenuta con forza da Cia. Da valorizzare anche le misure di sostegno creditizio per le imprese colpite da emergenze fitosanitarie e malattie animali, in primis la peste suina africana.
“ColtivaItalia deve tradursi in un impulso concreto alla competitività delle nostre imprese -conclude Fini-. Il risultato, adesso, si misurerà sulla capacità di far arrivare le risorse nei campi, in tempi compatibili con le esigenze di chi ogni giorno continua a produrre, nonostante tutto”.