Alla Stella Marina di Montecristo, in via Sardegna 140, a Cagliari, Gigi Riva ha cenato per quasi trent’anni. Sempre lì, allo stesso tavolo. Un posto che oggi è ancora suo e che resterà suo per sempre, come è sempre stato. A custodirlo è Giacomo Deiana, proprietario del ristorante, oste nel senso più autentico del termine: uno che ti squadra, capisce al volo chi ha davanti e poi decide come accoglierti. Di Riva dice una frase semplice, ma perfetta: «Lui era schivo. Io lo sapevo prendere e ci siamo riconosciuti».
La Stella Marina di Montecristo bisogna quasi andarsela a cercare. Da fuori non fa nulla per farsi notare: niente dehors, niente tavolini in strada, niente vetrine costruite per attirare lo sguardo. Solo una porta di legno semichiusa. Ma basta varcarla e cambia tutto.
Dentro ci sono luci basse, fotografie, giornali, sciarpe, ricordi. E maglie, tante maglie. Quelle del Cagliari, alcune indossate da manichini che sembrano fare la guardia alla sala. Poi quelle della Nazionale: Dino Zoff, Paolo Rossi, Gigi Buffon. E perfino la maglia del Brasile del 1970. Più che un ristorante, sembra un museo cresciuto spontaneamente, senza teche e senza didascalie: un ricordo dopo l’altro, un pezzo di storia dopo l’altro.
E poi c’è lui: il tavolo di Gigi Riva. Quello non si tocca. Per quasi trent’anni Riva entrava, si sedeva lì e cenava. Alla Stella Marina di Montecristo non doveva essere Rombo di Tuono. Non doveva fare il campione, raccontare il passato o concedersi al pubblico. Poteva semplicemente sedersi, mangiare e stare in pace. Per un uomo che tutti riconoscevano, non era poco.
Dopo la sua morte, il 22 gennaio 2024, quel tavolo è rimasto come era. Il tavolo di Gigi. Per sempre. Sopra ci sono giornali, fotografie, ricordi. Ma non c’è l’aria della scenografia costruita per impressionare chi entra. Sembra piuttosto che Riva si sia appena alzato e che quel posto continui, naturalmente, ad aspettarlo.
Tra lui e Giacomo il rapporto funzionava proprio perché non servivano troppe parole. Giacomo sapeva quando parlare e soprattutto quando tacere. Riva, uomo notoriamente riservato, se ne era accorto.
Nel 2017 Aldo Cazzullo gli chiese sul Corriere della Sera se andasse ancora a cena da Giacomo. La risposta di Riva fu memorabile: “Lui è la mia chioccia. Ormai ho il mio tavolo alla Stella Marina di Montecristo”. Da uno come lui, quasi una dichiarazione d’amore.
E “chioccia”, in fondo, è una definizione perfetta per Giacomo. In sala controlla tutto senza sembrare che controlli niente. Passa tra i tavoli, lancia un’occhiata ai piatti, domanda se va tutto bene, si ferma a parlare e poi sparisce esattamente quando deve sparire. Con qualcuno resta un minuto, con qualcun altro dieci. Intuisce subito chi ha voglia di chiacchierare e chi invece vuole soltanto godersi il pranzo.
Probabilmente anche per questo Riva ha continuato a tornare qui per anni. Giacomo Deiana, del resto, la ristorazione se l’è conquistata sul campo. Originario di Esterzili, ha lavorato a Milano insieme alla famiglia, passando per locali come Montecristo, Torre del Mangia e Palio. Poi, nel 1990, il ritorno in Sardegna e l’apertura della Stella Marina di Montecristo.
Anche Riva arrivava dalla Lombardia e anche lui, a un certo punto, ha deciso che la Sardegna sarebbe diventata casa. Due storie diversissime, unite da una scelta definitiva: restare. Ma alla Stella Marina di Montecristo non si vive soltanto di memoria. Basta sedersi e arrivano i piatti a riportare tutti al presente.
Qui il menu non si studia per mezz’ora. Da Giacomo, semplicemente, ci si affida. Ci si mette a tavola e si lascia fare. E la tavola comincia presto a riempirsi. Arrivano gli antipasti freddi di mare, il salmone, i gamberi. Poi quelli caldi: conchiglie di San Giacomo, cozze, cannolicchi, guazzetti. Alcuni piatti si presentano ancora avvolti nella carta stagnola. In un locale alla moda qualcuno potrebbe scandalizzarsi. Qui, invece, è esattamente come deve essere.
Perché la Stella Marina di Montecristo non vuole sembrare moderna. Vuole essere se stessa. Poi arriva la fregola. Quindi il pesce alla griglia, l’insalata e infine la frittura: morbida, asciutta, delicata, di quelle che spariscono dal piatto mentre ancora si pensa di averne mangiata soltanto metà. Il vino è sardo e il pranzo va avanti con un ritmo ormai raro: senza fretta.
È una cucina che sorprende proprio perché non fa nulla per sorprendere. Niente pinzette, niente costruzioni acrobatiche, niente piatti accompagnati da una spiegazione più lunga della ricetta. Il pesce è pesce, la fregola è fregola. E quando la materia prima è buona, non occorre inventarsi molto altro.
Intanto Giacomo gira per la sala. È lui il vero filo conduttore del locale. Prima si parla del cibo, poi di Cagliari, poi inevitabilmente della vita. Il pranzo si trasforma in conversazione e saltano fuori aneddoti, ricordi, confidenze. È allora che si capisce la sua idea di ristorazione: non basta mettere un piatto davanti a qualcuno, bisogna anche farlo sentire nel posto giusto.
Su una parete campeggia la fotografia di una signora di 104 anni: è la mamma di Giacomo. Ha uno sguardo serio e sembra quasi controllare che in sala fili tutto liscio, figlio compreso. Giacomo ne parla con affetto. E con orgoglio racconta anche del titolo di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana ricevuto nel 2026. Ma niente ostentazioni. La medaglia non viene esibita come un trofeo: compare solo quando davanti ci sono amici o persone con cui si è creata la giusta confidenza.
Alla Stella Marina di Montecristo funziona così: nulla sembra preparato apposta per essere raccontato e, proprio per questo, ogni cosa finisce per diventare una storia. La porta semichiusa. Le luci basse. Le maglie. Il pesce. La fotografia della madre di Giacomo. Le chiacchiere tra i tavoli. E, naturalmente, quel tavolo. Il tavolo di Gigi.
Riva qui arrivava quasi ogni sera. Gli piacevano le cose semplici: spaghetti alle arselle, triglie, prodotti sardi. Era riservato, certo, ma non serioso. Chi lo conosceva davvero racconta anche un uomo ironico, capace di ridere e divertirsi quando si trovava con le persone giuste. Forse il segreto della Stella Marina di Montecristo era proprio questo. Qui Gigi Riva poteva smettere, per qualche ora, di essere Gigi Riva. Niente celebrazioni. Niente cerimonie. Niente Rombo di Tuono.
Solo Gigi, il suo tavolo, il suo oste, qualche piatto che conosceva bene e il piacere raro di essere lasciato in pace. Ed è per questo che quel tavolo oggi racconta molto più di una carriera sportiva. Non è soltanto il posto dove sedeva un campione. È il posto in cui, per quasi trent’anni, un uomo è tornato perché si sentiva a casa. E quel posto, ancora oggi, resta il suo.
Stella Marina di Montecristo
Via Sardegna, 140
Cagliari
Telefono: 347.5788964
Giorno di chiusura: domenica
Ferie: variabili
Carte di credito: tutte
Posteggio: no