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A tutto Riesling: la Saar, l’altra anima della Mosella. Un altro racconto del nostro viaggio

09 Agosto 2026
Germania, il vigneto Grosse Lage Germania, il vigneto Grosse Lage "Saarburger Rausch"

Seconda tappa del viaggio: i vigneti di Saarburg e i Riesling di Zilliken e Lauer. Con una tappa speciale al Villeroy & Boch World

La seconda parte del viaggio in Mosella – qui la prima parte – indaga il fiume Saar. Questo affluente è parte della regione vincola Mosel-Saar-Ruwer, un angolo meno conosciuto ma non per questo meno importante. È un territorio dalla forte personalità, sostenuto dal lavoro di produttori capaci che si sono distinti per rigore ed eleganza.

Il tratto viticolo più importante è quello compreso tra Serrig e la confluenza: meno monumentale rispetto alla Mosella, si presenta in forma di una successione di colline, boschi e vallate laterali, nella quale le esposizioni più favorevoli e l’ardesia creano condizioni uniche. La valle offre, inoltre, una minore protezione dai venti da cui ne deriva un clima rigido che, storicamente, rendeva lenta la maturazione delle uve nelle annate fredde.

Clima

Come anticipato, la Saar ha un carattere “nordico”: le vigne sono esposte alle correnti fredde e i Riesling sono sottili, nervosi e attraversati da tensione acida. In passato, nei millesimi meno favorevoli i vini potevano apparire persino magri e metallici; nelle annate migliori quella stessa acidità si trasformava in energia, aromaticità e capacità di evoluzione. Oggi l’aumento delle temperature favorisce una maturazione più regolare, senza perdere il carattere fresco e nervoso del territorio. Sono vini finissimi, poco inclini a sedurre in prima battuta, ma capaci di acquistare luminosità e complessità nel tempo.

Una mappa ottocentesca del fiume Saar con le vigne classificate

Le degustazioni

Partendo da Treviri, ci vogliono pochi minuti per raggiungere alcune tra le migliori aziende. Due le cantine scelte per raccontarla. La prima è Forstmeister Geltz-Zilliken, presso Saarburg, un’azienda storica che si offre con uno stile classico incentrato sulla finezza, sull’equilibrio dinamico tra acidità e residuo zuccherino e su lunghissime evoluzioni. Due gli appezzamenti considerati straordinari: il Saarburger Rausch e Ockfener Bockstein. L’altra è Peter Lauer presso Ayl, un’zienda più moderna nel concept ma non così distante dalla tradizione. Il suo vigneto più celebre è l’Ayler Kupp.

Ma prima del vino, la cittadina di Saarburg merita una sosta. Il piccolo centro storico, raccolto tra la Saar e il torrente Leuk, offre numerosi scorci su case a graticcio, vicoli, antichi mulini e i resti del castello medievale che domina la vallata (da non perdere la torre con veduta panoramica). L’immagine più famosa e sorprendente è una cascata alta quasi venti metri che attraversa il cuore dell’abitato, tra caffè e terrazze. Dal centro, a pochi metri dal castello, parte inoltre la seggiovia per il Warsberg: dalla stazione a monte si può ridiscendere a piedi lungo un piacevole sentiero panoramico, tra boschi e vigneti, osservando dall’alto il centro, il fiume e i ripidi versanti del Saarburger Rausch.

Per una cena più ambiziosa, la scelta può ricadere sul Dopamin, ristorante di Saarburg premiato nel 2026 con una stella Michelin. Ospitato nella Villa Keller, edificio del 1801 affacciato sul fiume, propone la cucina creativa del giovane chef Axel Boesen, insignito anche del Michelin Young Chef Award. I menu di quattro, sei o sette portate intrecciano influenze nordiche e asiatiche, con abbinamenti costruiti soprattutto sui Riesling e sui Pinot Noir della Saar e della Mosella. Dalla sala e dal balcone lo sguardo raggiunge il fiume e il castello; nella stessa villa è inoltre possibile pernottare in camere eleganti e confortevoli.

La cascata a Saarburg

Forstmeister Geltz-Zilliken

Come detto, la prima visita della giornata inizia a Saarburg. La cantina Forstmeister Geltz-Zilliken inizia a produrre nel 1742 e oggi è guidata da Dorothee Zilliken. I vigneti sono estesi poco più di 11 ettari, coltivati interamente a Riesling, concentrati soprattutto nella “Grosse Lage” Saarburger Rausch, un vigneto ripido a ridosso della città e attraverso il quale si possono fare interessanti escursioni. I suoli sono composti da ardesia devoniana grigia e su affioramenti di diabas, una roccia di origine magmatica. Qui le radici possono penetrare per diversi metri nelle fratture della roccia, mentre la combinazione tra esposizione, vento e lenta maturazione restituisce vini tesi, sottili, floreali e profondamente minerali (*).
Ulteriori parcelle sono l’Ockfener Bockstein e il Piesporter Goldtröpfchen, quest’ultimo nella Mosella centrale. I vigneti sono certificati biologici e le uve vengono raccolte manualmente. Il nome della cantina conserva un frammento di storia prussiana: Forstmeister significa, infatti, sovrintendente forestale, e richiama le mansioni di Ferdinand Geltz, funzionario del Regno di Prussia vissuto tra il 1851 e il 1925. Fu lui a porre le basi dell’azienda moderna e, nel 1908, a partecipare alla fondazione del Großer Ring, l’associazione dei produttori di vini naturali della Mosella, dalla quale sarebbe nata l’attuale associazione VDP Mosel. Infelice il periodo bellico della seconda guerra mondiale: nel Natale del 1944 un bombardamento distrusse completamente la casa e la cantina. Fu una donna, Marianne Geltz, a rimboccarsi le maniche per rimettere in piedi l’attività. Dopo il matrimonio con Fritz Zilliken, nel 1947, la tenuta assunse il nome Forstmeister Geltz-Zilliken. Tre anni più tardi la famiglia acquistò la cantina nella Heckingstraße, ancora oggi cuore dell’azienda. La struttura si sviluppa su due livelli sotto Saarburg ed è alimentata dalla presenza di sorgenti d’acqua sotterranee. La temperatura rimane costantemente intorno agli 11°C, mentre l’umidità raggiunge il 95 per cento. Pareti, volte e bottiglie sono ricoperte da muffe, mentre stalattiti e depositi minerali creano un’ambientazione a dir poco primordiale. È un microclima naturale, ideale per favorire fermentazioni lente e una lunga conservazione. Il processo di vinificazione prevede fermentazione e maturazione nei tradizionali Fuder, botti di rovere neutro da mille litri. Numerosi gli stili produttivi praticati, dai secchi ai Kabinett, dalle Spätlese alle più concentrate Auslese.

Mona Steffen conduce la degustazione per Geltz-Zilliken

La degustazione, condotta per l’azienda da Mona Steffen, ha attraversato vini secchi, feinherb e Prädikatswein, oltre ad alcune annate mature provenienti dalla cantina storica. Tra i numerosi vini degustati ne abbiamo scelti tre, capaci di riassumere stili e tempi diversi della cantina.

Saarburg Alte Reben Trocken 2025
È un Riesling secco classificato come Ortswein, ottenuto da vecchie vigne coltivate nel territorio di Saarburg e affinato nei tradizionali Fuder. La quota di alcol è dell’11%. Al naso mette in luce un piacevole profilo agrumato, floreale, che lascia spazio a erbe, roccia bagnata e leggere note affumicate. Pieno e morbido al palato, con una freschezza continua. Prezzo al pubblico, tasse e iva inclusa: € 29,00.

dal Saarburger Rausch una selezione di vendemmia tardiva

Saarburger Rausch Riesling Auslese Goldkapsel 2025
L’origine è il Saarburger Rausch, classificato VDP.Grosse Lage; il predicato Auslese indica invece una selezione di uve raccolte a maturazione avanzata, una vendemmia tardiva con qualche acino nobile avvenuta la prima settimana di ottobre. Sette i gradi alcolici. Il vino è denso, concentrato, dolce e brillantemente sostenuto da quella acidità tipica della Saar. Al naso è un vortice di frutta dove spiccano albicocca, pesca matura e agrumi canditi cui seguono sfumature floreali e minerali. Al palato governa la freschezza che impedisce alla dolcezza di diventare opprimente. La dicitura Goldkapselindica una selezione interna con la quale il produttore identifica un vino di particolare pregio e potenziale evolutivo. Prezzo al pubblico, tasse e iva inclusa: € 130,00.

Saarburger Rausch Riesling Spätlese 2011
Dalla stessa vigna, il Saarburger Rausch, ecco una vendemmia tardiva del millesimo 2011. Le uve sono raccolte manualmente e vinificate in Fuder. 7,5 i gradi alcolici con 83 grammi per litro di residuo zuccherino e un’acidità di 8 grammi. Dopo quattordici anni, la frutta esotica e la pesca non cedono e, anzi, sono seguite da scorza d’arancia, camomilla e frutta secca. Il vino è vivace, agile. La dolcezza si è ormai integrata e il vino appare molto più asciutto di quanto i dati analitici lascerebbero immaginare. Prezzo al pubblico, tasse e iva inclusa: € 50,00.

Per il pranzo, nella pausa tra la prima e la seconda visita, suggeriamo uno dei locali affacciati sulla cascata e sul torrente Leuk. Si può scegliere un ristorante tradizionale oppure una Konditorei, una pasticceria nella quale concedersi una fetta di torta con panna montata e l’immancabile caffè lungo alla tedesca (filtro).

Peter Lauer, il mosaico dell’Ayler Kupp

Per la seconda visita della giornata non occorrono grandi spostamenti. Pochi chilometri separano Saarburg da Ayl, sede della cantina condotta da Florian Lauer. L’azienda porta il nome del padre Peter ed è nelle mani della famiglia da cinque generazioni. Tredici gli ettari coltivati esclusivamente a Riesling. La viticoltura segue criteri sostenibili, le vendemmie sono manuali, le fermentazioni spontanee e gli affinamenti prolungati sulle fecce, prevalentemente in vecchie botti di legno. Oltre all’Ayler Kupp, vero fulcro della produzione, la proprietà coltiva i vigneti Feils e Schonfels e ha recuperato lo storico Lambertskirch.

Henning Poetsch conduce la degustazione per Peter Lauer

Osservando le bottiglie, l’elemento più curioso è rappresentato dai numeri riportati in etichetta che derivano dai numeri storicamente assegnati alle botti della cantina. Le uve provenienti da una determinata parcella vengono vinificate ogni anno nello stesso tino, così che il legno conservi una propria flora di lieviti e contribuisca alla continuità stilistica del vino. Il numero diventa quindi una sorta di “indirizzo” della cantina: identifica origine e interpretazione. Ad esempio, il N° 9 corrisponde al Kern, il N° 13 al Feils GG, il N° 11 allo Schonfels GG e il N° 7 alla Spätlese dell’Ayler Kupp. Questa impostazione consente di scomporre un vigneto esteso come l’Ayler Kupp in un mosaico di unità minori. Il nome storico, ampliato durante la ricomposizione fondiaria del 1971, riunisce infatti settori differenti per esposizione, pendenza e profondità del suolo, tra i quali Kern, Neuenberg, Stirn e Unterstenberg. Lauer ne ha recuperato i nomi per restituire evidenza alle singole identità, affiancando alla classificazione della VDP una lettura più dettagliata del versante.

Tre vini riassumono la nostra degustazione.

N° 13 Feils GG trocken 2024
Proviene dal Saarfeilser, uno dei versanti più caldi della valle. Il suolo conserva sabbia, ghiaia e ciottoli depositati da un antico corso fluviale; successivamente la Saar ha scavato il pendio, lasciando una ripida scarpata ricca di detriti. Con 12,5 gradi alcolici, il vino ha un corpo pieno, materico, sostenuto da frutto maturo, erbe fresche e spezie. Emergono soprattutto menta, sfumature balsamiche e una componente fumé, quasi eterea, seguite da un finale sapido. Rispetto alla precisione cristallina incontrata da Zilliken, appare più largo e irrequieto, meno cesellato, ma interessante per la sua energia espressiva.

N° 9 Kern feinherb 2025
Kern è una parcella dell’Ayler Kupp classificata dalla VDP come Grosse Lage. Il nome risale agli inizi del Novecento, quando un produttore di tabacco di cognome Kern aveva la proprietà del vigneto. Durante il giorno il versante accumula calore; dopo il tramonto la temperatura si abbassa sensibilmente. Questa escursione termica favorisce lo sviluppo degli aromi senza comprometterne la freschezza. Il vino, appena 9 gradi alcolici, conserva un residuo zuccherino e appartiene allo stile feinherb: non è quindi un GG Grosses Gewächs, denominazione riservata ai vini secchi. Il profilo è aperto e intensamente fruttato, tra frutto della passione, uva spina ed erbe. La dolcezza è bilanciata dall’acidità e dalla sapidità dell’ardesia, in un sorso morbido, agile e mai propriamente dolce.

N° 7 Ayler Kupp Riesling Spätlese 2025
Per questa Spätlese vengono selezionate uve sovrammature, perfettamente dorate, raccolte poco prima che inizino ad appassire. È una scelta diversa da quella del Kabinett, ottenuto invece da grappoli maturi ma ancora integri, e conferisce al vino maggiore concentrazione e intensità aromatica. Con 8,5 gradi alcolici, il N° 7 esprime soprattutto frutto della passione e arancia, accompagnati da pesca gialla e altre sfumature esotiche. L’acidità mantiene il sorso agile e impedisce al residuo zuccherino di diventare dominante. È il più immediatamente piacevole dei tre, ricco ma ancora attraversato dalla leggerezza tipica della Saar; già godibile come aperitivo o con un dessert alla frutta, beneficerà di qualche anno di affinamento.

Nel confronto diretto, i Riesling di Peter Lauer ci sono sembrati meno definiti di quelli di Zilliken, talvolta meno a fuoco, ma comunicativi e piacevoli. La differenza è principalmente stilistica: Zilliken ricerca una trasparenza quasi glaciale e una tensione controllatissima; mentre Lauer offre un’immagine più spontanea e rustica dei vini della Saar e dell’Ayler Kupp, lasciando emergere in modo più chiaro il contributo delle libere fermentazioni e le differenze tra le singole parcelle.

Alla cantina è affiancato il Wein Hotel Ayler Kupp, una soluzione interessante per chi desideri fermarsi ad Ayl. Il ristorante propone a pranzo e a cena una cucina regionale e stagionale riletta in chiave contemporanea, accompagnata naturalmente dai Riesling di Peter Lauer e da altre bottiglie della Saar. Nella bella stagione è possibile mangiare anche nel giardino; la prenotazione è consigliata, soprattutto per il servizio serale.

La vecchia abbazia di Villeroy & Boch

Mettlach e Villeroy & Boch

Conclusa la visita da Peter Lauer, rimangono ancora circa tre ore nel pomeriggio per un’escursione decisamente insolita. Risalendo il corso della Saar verso il confine francese si raggiunge Mettlach, sede storica di Villeroy & Boch, una delle più antiche e conosciute manifatture ceramiche tedesche, oggi attiva anche nel design per la tavola e l’ambiente bagno. La tappa merita il viaggio non soltanto per la produzione, ma anche per gli spazi espositivi e museali.

Le origini dell’impresa risalgono al 1748, quando François Boch avviò in Lorena una manifattura di ceramiche. Nel 1809 Jean-François Boch acquistò a Mettlach un’antica abbazia benedettina e la trasformò in una fabbrica meccanizzata. La fusione industriale con l’azienda di Nicolas Villeroy avvenne nel 1836; il legame tra le due famiglie si consolidò alcuni anni dopo con il matrimonio tra Eugen Boch e Octavie Villeroy.

Sala nel museo di Villeroy & Boch

Oggi l’antica abbazia ospita la sede aziendale e il Villeroy & Boch World. Un percorso espositivo distribuito su oltre duemila metri quadrati, visitabile anche con audioguida, ricostruisce la nascita del sodalizio, le prime produzioni e l’evoluzione del marchio, dal disegno ai processi produttivi. Di grande fascino sono gli oggetti storici delle collezioni. È senza dubbio un museo d’impresa, ma anche il racconto, attraverso filmati, documenti e manufatti raccolti in quasi tre secoli di attività, di come la tecnica, il gusto e la produzione industriale abbiano trasformato l’abitare e la vita quotidiana in Europa. Al piano terra si trova inoltre un outlet di oltre novecento metri quadrati, nel quale è possibile acquistare direttamente le collezioni del marchio a prezzi dedicati.

Rientrati a Treviri, il viaggio si conclude al Das Weinhaus, un’istituzione cittadina a metà strada tra enoteca e ristorante. La cucina è semplice e stagionale, con piatti tedeschi ed europei, ma il centro dell’esperienza resta la carta dei vini dedicata a Mosella, Saar e Ruwer. Le bottiglie sono proposte allo stesso prezzo praticato dalle cantine, con un supplemento fisso di 12 euro per il consumo al tavolo: una formula intelligente per terminare la giornata confrontando ancora qualche Riesling di zona.

FP