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Scenari

L’Etna riscopre le sue radici agricole, nasce la Condotta Slow Food: “Castagne e mele antiche, così salviamo la biodiversità”

15 Ottobre 2026
Gaetano Aprile Gaetano Aprile

Intervista a Gaetano Aprile, già direttore generale dell'Irvo, che guida la nuova Condotta Slow Food Etna: al centro dei progetti il recupero delle antiche varietà di mele, la valorizzazione della castanicoltura e la tutela della biodiversità agricola, in sinergia con le comunità locali e il mondo della ricerca

La tutela della biodiversità agricola, il recupero delle varietà locali e la valorizzazione delle produzioni che raccontano l’identità dell’Etna. Sono queste le prime direttrici di lavoro della nuova Condotta Slow Food Etna, costituita in questi giorni con l’obiettivo di rafforzare il legame tra comunità, produttori e patrimonio agroalimentare del territorio. A guidarla è Gaetano Aprile, già direttore generale dell’Istituto Regionale del Vino e dell’Olio (Irvo), che – intervistato da Cronache di Gusto – individua nella castanicoltura e nel recupero delle antiche varietà di mele alcuni dei progetti su cui concentrare l’attenzione.

L’iniziativa si inserisce in un contesto in cui l’Etna rappresenta un territorio di grande interesse agricolo e gastronomico, con produzioni che meritano di essere conosciute e valorizzate anche oltre i confini locali. Tra gli obiettivi della condotta c’è anche quello di collegare maggiormente queste risorse al turismo enogastronomico, promuovendo una cultura del cibo attenta alla sostenibilità e alla salvaguardia delle identità territoriali.

La nascita della Condotta Slow Food Etna apre così una nuova fase di lavoro sul patrimonio agroalimentare del territorio, con l’ambizione di mettere in relazione biodiversità, ricerca scientifica, comunità agricole e promozione gastronomica. Il recupero delle antiche varietà e il sostegno alle produzioni locali rappresentano i primi ambiti d’intervento di un percorso che punta a rendere sempre più riconoscibile l’identità agricola dell’Etna.

Gaetano Aprile, come nasce la Condotta Slow Food Etna e perché avete deciso di costituirla proprio in questo momento?
“È importante lavorare con persone che operano direttamente sull’Etna e che vivono il territorio, perché abitare nei paesi e conoscere da vicino il contesto è diverso rispetto a osservare queste realtà dall’esterno. C’è una grande varietà di aziende e produzioni, un patrimonio che merita attenzione. Credo sia fondamentale partire proprio da questa ricchezza e dall’esperienza di chi vive e lavora sul territorio”.

Da chi è composto il direttivo e quali incarichi ricoprono i suoi membri?
“Siamo in 7. Il vicepresidente è Gaetano Urzì che rappresenta il distretto Masculina da magghia (si tratta di una conserva fatta con pezzetti di alici e con le teste che rimangono impigliate nelle maglie della menaide, ndr), quindi Matilde Riccioli e Antonio Di Mauro. Poi i consiglieri: Turi Caggegi, Loredana Porto e Cristina Cocuzza”.

Quali saranno i primi progetti della nuova condotta?
“Abbiamo già avviato alcuni progetti. Uno dei più importanti riguarda la castanicoltura, che nel nostro territorio ha caratteristiche particolari. L’obiettivo è valorizzarla e lavorare per recuperare una risorsa agricola che può avere un ruolo importante per l’economia locale e per la tutela della biodiversità”.

Accanto alle castagne, quali altre produzioni intendete valorizzare?
“Un altro ambito importante è quello delle mele dell’Etna. Ci sono varietà più conosciute, ma anche altre che nel corso degli anni sono state trascurate. Stiamo lavorando anche attraverso uno studio scientifico in collaborazione con l’Università di Catania, con l’obiettivo di recuperare queste varietà e ricostruire un legame più forte con il territorio. È importante preservare la diversità agricola e fare in modo che queste produzioni possano diventare elementi identitari dell’Etna”.

Quale ruolo può svolgere Slow Food nella valorizzazione di questo patrimonio?
“L’Etna è un territorio importante e c’è moltissimo da fare. Il lavoro deve partire dalla conoscenza delle produzioni e dalla consapevolezza del loro valore. Occorre mantenere vive le varietà locali, tutelare la biodiversità e rafforzare il rapporto tra le produzioni agricole e le comunità che le custodiscono. Il cibo è anche uno strumento per raccontare il territorio e far comprendere l’importanza delle sue specificità”.

La valorizzazione dei prodotti locali può diventare anche un’opportunità per il turismo enogastronomico?
“Certamente. Con l’enoturismo si sta già lavorando molto per creare un legame con i prodotti del territorio. È un percorso che può essere ulteriormente sviluppato, facendo conoscere non soltanto il vino, ma anche le altre produzioni agricole e gastronomiche. In questo modo si contribuisce anche a diffondere una cultura del cibo buono, pulito e giusto”.

Quali risultati vi proponete di raggiungere nel primo anno di attività?
“Vogliamo lavorare concretamente sui progetti legati alla castanicoltura e alla valorizzazione delle produzioni locali. Abbiamo già avviato contatti con interlocutori istituzionali, a livello regionale e comunale, per costruire collaborazioni e dare continuità alle iniziative. L’obiettivo è mettere in rete le competenze e le realtà che possono contribuire alla tutela del patrimonio agricolo dell’Etna”.