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Scenari

L’Italia in bottiglia: storie frizzanti di un Made in Italy che gira il mondo

05 Ottobre 2026
L’Italia in bottiglia: storie frizzanti di un Made in Italy che gira il mondo L’Italia in bottiglia: storie frizzanti di un Made in Italy che gira il mondo

Ci sono pezzi d’Italia che viaggiano in valigia. Altri su quattro ruote. Altri ancora stanno comodamente in una bottiglietta. Una cedrata, un’aranciata, un chinotto: nomi semplici, ma capaci di raccontare territori, ingredienti, abitudini e perfino un certo modo italiano di stare insieme. Perché alcune bibite, dopo decenni, non sono più soltanto bevande: sono diventate piccoli oggetti di memoria collettiva.

Prendiamo la Cedrata Tassoni. La sua storia parte da Salò e attraversa più di un secolo di impresa italiana: nel 1921 nasce lo sciroppo Cedrata Tassoni, nel 1956 la bibita gassata destinata a diventare un’icona. Il cedro Diamante di Calabria, il colore, la bottiglietta inconfondibile e poi la pubblicità – dai manifesti ai Caroselli con Mina – costruiscono nel tempo un’identità che ancora oggi si riconosce al primo sguardo.

Qualche anno prima, nel 1932, nasceva un’altra storia destinata a viaggiare: l’Aranciata Sanpellegrino. Ezio Granelli mescola succo d’arancia del Sud Italia e acqua frizzante e porta sul mercato una bevanda che diventa presto uno dei simboli del gusto italiano. Anche qui il prodotto non viaggia mai da solo: insieme all’aranciata partono colori, immagini, agrumi, convivialità e quell’idea di Mediterraneo che all’estero si traduce immediatamente in italianità.

Tassoni e Sanpellegrino sono entrambe aziende associate ad Assobibe, l’associazione di Confindustria che rappresenta i produttori di bevande analcoliche in Italia.

Ma la parte più interessante di queste storie è forse la loro capacità di cambiare senza perdere identità. Oggi innovare significa anche rispondere a una crescente attenzione alla salute, agli stili di vita e alla composizione dei prodotti. È un percorso che riguarda l’intero settore: secondo Assobibe, negli ultimi anni le imprese associate hanno ridotto del 44% lo zucchero immesso in consumo, attraverso riformulazioni e una maggiore presenza di alternative a ridotto o nullo contenuto calorico. Tassoni, per esempio, ha affiancato alla sua storica cedrata anche una versione Zero.

È una trasformazione importante: dimostra che tradizione e innovazione non sono opposti. Si può conservare un gusto, un’immagine, una storia e nello stesso tempo adattarsi a consumatori più attenti e consapevoli. Quando si parla di Made in Italy si pensa subito a moda, design, automobili, cucina. Ma esiste anche un Made in Italy da bere, fatto di ricette, territori e imprese capaci di trasformare prodotti popolari in segni riconoscibili ben oltre i confini nazionali.

Il mondo rappresentato da Assobibe racconta proprio questa varietà: accanto ai grandi marchi convivono produzioni e specialità profondamente italiane come aranciate, cedrate, chinotti, gazzose e aperitivi analcolici. E dietro una bottiglia c’è spesso molto più di ciò che si beve. Ci sono vecchi manifesti, fotografie, packaging, campagne televisive: materiali che gli archivi d’impresa e le raccolte storiche restituiscono oggi come frammenti di costume, grafica e cultura industriale. Non nostalgia, ma memoria viva di come un prodotto ha imparato a farsi riconoscere.

Il vero successo di queste bibite sta infatti nell’essere riuscite a fare una cosa difficilissima: restare riconoscibili cambiando. Portare con sé un territorio senza restare confinate a quel territorio. Conservare una storia senza diventare antiquate. Essere italiane senza bisogno di scriverlo a caratteri cubitali. Forse il Made in Italy funziona proprio così: quando non ha bisogno di spiegarsi troppo. Basta stappare.