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Scenari

Mar Piccolo sotto pressione, Slow Food lancia l’allarme sul futuro delle cozze tarantine

26 Ottobre 2026
Cozza tarantina Cozza tarantina

La crisi climatica mette a rischio la mitilicoltura tarantina, ma introdurre cozze non autoctone nel Mar Piccolo potrebbe aggravare la situazione anziché risolverla. È la posizione di Slow Food Italia, che si schiera al fianco di Slow Food Puglia contro l’ipotesi di una deroga all’ordinanza 8/2022 del Comune di Taranto, che vieta l’introduzione di seme di cozza di provenienza non autoctona. Una possibilità che solleva forti preoccupazioni per la tutela dell’ecosistema marino, la qualità del prodotto e il futuro economico e sociale dei mitilicoltori locali, sostenuti dal Presidio Slow Food della cozza nera tarantina, nato quasi cinque anni fa.

Nell’ordinanza del 2022 veniva messo nero su bianco che l’immersione nei Seni del Mar Piccolo di mitili alloctoni, “dotati di caratteristiche fisiche e microbiologiche diverse da quelle delle cozze nere tarantine”, poteva causare l’introduzione di “specie aliene associate, quali alghe e invertebrati, idonee a generare inquinamento biologico, lesivo dell’equilibrio dell’ecosistema del sito, della qualità e integrità del prodotto autoctono nonché, in via consequenziale, della salute pubblica”. Per questo motivo, da quattro anni a Taranto è vietato introdurre “seme o prodotto che non appartengano alla specie della cozza nera tarantina (Mytilus galloprovincialis, Lamarck 1819) o, pur appartenendovi, non siano di provenienza autoctona”. Inoltre, veniva chiaramente evidenziato come eventuali deroghe fossero conced ibili “per motivi di studio o ricerca”, da valutarsi “caso per caso”.

“Oggi – dicono da Slow Food – ci troviamo in un contesto completamente differente. La moria del seme di cozze, che sta mettendo in ginocchio i mitilicoltori di Taranto, è dovuta al caldo eccezionale vissuto negli ultimi mesi, effetto della crisi climatica. Introdurre un seme alloctono non risolve il problema e, al tempo stesso, rischia di causarne di nuovi: l’ingresso di specie aliene può infatti generare la diffusione di patologie in grado di mettere a repentaglio il fragile ecosistema marino e le prospettive future di lavoro per i mitilicoltori locali”.

“Slow Food Italia – concludono – è al fianco dei mitilicoltori e il Presidio Slow Food, garanzia di qualità e tracciabilità del prodotto, è lo strumento con cui, da tempo, l’associazione li sostiene. Spalancare le porte a materiale genetico di origine ignota significa sacrificare l’unicità e il valore del loro lavoro, cancellando gli sforzi di tutela fatti fino a questo momento”.