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Turismo e dintorni

L’Etna fa le bizze e a Taormina pioggia di disdette per l’aeroporto chiuso, Schuler: “Stiamo governando l’emergenza in qualche modo”

14 Agosto 2026
Folla di viaggiatori nell’aeroporto di Catania (fotocredit lasicilia.it) e Schuler nel riquadro Folla di viaggiatori nell’aeroporto di Catania (fotocredit lasicilia.it) e Schuler nel riquadro

Parla il presidente dell'associazione Albergatori di Taormina (che mette insieme 45 strutture) che fotografa una situazione particolarmente complessa alla vigilia di Ferragosto

In questa lunga estate caldissima Taormina, la regina siciliana del turismo di lusso, fa i conti con l’emergenza aeroporto. I disagi provocati dall’attività dell’Etna e dalla conseguente gestione dei voli stanno avendo ripercussioni pesanti sulla destinazione proprio nel cuore di agosto, con una pioggia di disdette che arriva a interessare tra il 15 e il 20% delle prenotazioni. A confermarlo è Gerardo Schuler, presidente dell’associazione Albergatori di Taormina e albergatore da generazioni (un’organizzazione che conta 45 strutture associate) che fotografa una situazione particolarmente complessa alla vigilia di Ferragosto.

“I disagi sono enormi – ammette Schuler nell’incipit di questa conversazione con Cronache di Gusto –. Ci sono voli dirottati, voli cancellati, clienti che chiedono rimborsi delle tariffe pagate. Stiamo lavorando a fatica in questo momento”. Eppure, proprio l’emergenza ha prodotto una situazione quasi paradossale: a Taormina, anche nei giorni più caldi dell’estate, si possono ancora trovare camere disponibili.

“In questo momento ci sono ancora camere libere, anche per questo fine settimana di Ferragosto – spiega il presidente degli albergatori –. È chiaro che sono più le disdette rispetto ai clienti che, a causa dei problemi, sono costretti a prolungare il soggiorno”.

Il dato stimato da Schuler è appunto quello di una perdita tra il 15 e il 20% delle prenotazioni. Un fenomeno che colpisce in maniera particolarmente evidente la clientela internazionale. “A livello numerico direi che siamo metà italiani e metà stranieri – osserva – ma gli italiani riescono a risolvere più facilmente il problema, perché hanno più alternative. Possono spostarsi su un altro volo, arrivare a Palermo o Comiso, prendere una macchina e partire comunque. Diverso il discorso per chi arriva da oltreoceano. Abbiamo, per esempio, un volo al giorno da New York. Se quel volo viene cancellato, il cliente dice: ‘Disdico tutto il viaggio, perché non posso arrivare’. Non è come per un volo nazionale, dove magari puoi dire: non parto oggi, parto domani”.

Il risultato è una perdita che riguarda soprattutto la componente internazionale e, con essa, una quota importante di fatturato per gli alberghi. “Stiamo effettivamente lavorando male e perdendo revenue – ammette Schuler – ma in un’emergenza si dimostra anche la parte migliore del carattere di un essere umano”.

Camere disponibili e tariffe in calo

L’effetto più immediato della raffica di cancellazioni è anche sui prezzi. Taormina resta una destinazione dalle tariffe elevate, soprattutto nei giorni di Ferragosto, ma rispetto alle quotazioni di una settimana fa qualcosa è cambiato.

“Sono chiaramente tariffe di Ferragosto, quindi nessuno regala niente – sottolinea Schuler – però sto notando che sono più basse rispetto a quelle che apparivano una settimana fa”. Da qui l’invito rivolto ai viaggiatori: Taormina non è sold out e può ancora offrire opportunità anche nel periodo tradizionalmente più affollato dell’estate.

La stagione resta positiva

L’emergenza di questi giorni, secondo Schuler, non cancella però il bilancio positivo della stagione. “Al netto dell’aeroporto, è una stagione buona come il 2025. Speriamo di poterci assestare su numeri pressoché simili a quelli dell’ultima stagione”.

Il vero banco di prova sarà adesso la coda dell’estate. “Settembre e ottobre, infatti, rappresentano tradizionalmente mesi particolarmente importanti per Taormina, grazie soprattutto a una clientela internazionale che tende a fermarsi più a lungo. Luglio e agosto non sono i mesi migliori – dice Schuler – sono quelli più caotici, perché si aggiunge anche la clientela nazionale. Questa volta abbiamo avuto pure l’aggiunta del vulcano bizzarro”.

Voucher, rimborsi e una situazione ancora da chiarire

Sul fronte dei rimborsi la situazione resta invece complessa. Gli albergatori stanno cercando di capire come comportarsi davanti alle richieste dei clienti e quali siano gli obblighi effettivi delle strutture ricettive.

“Sto cercando di dare ai soci delle linee guida – spiega Schuler – perché tutti chiedono come comportarsi di fronte a queste richieste. Un volo dirottato non è automaticamente una causa di forza maggiore. Il problema è il volo cancellato”. E proprio qui si apre il capitolo dei voucher. “C’è chi sta valutando di offrire un voucher, magari consentendo al cliente di spostare la data. Ma si tratta di concessioni commerciali, non di obblighi di legge”. Una soluzione che può diventare anche uno strumento per tutelare la reputazione della destinazione: “Gli alberghi sono in qualche modo ambasciatori del territorio”.

Al momento, dunque, gli operatori stanno cercando di capire caso per caso se procedere con un rimborso, con lo spostamento della prenotazione o con un voucher, soprattutto distinguendo le situazioni in cui il volo è stato effettivamente cancellato da quelle in cui è stato semplicemente dirottato. Ma il voucher sarebbe l’opzione preferita dagli albergatori.

“Calati juncu ca passa la china”

Schuler, cognome tedesco ma identità profondamente siciliana, non vuole però unirsi al coro delle polemiche. “I disagi sono enormi e i giornali e i social ne sono pieni. Situazioni difficili come questa diventano anche occasione per fare polemica e sciacallaggio. A me non piace cavalcare l’onda della contestazione”.

La sua solidarietà va invece agli aeroporti e ai lavoratori siciliani che in questi giorni stanno gestendo una situazione fuori dall’ordinario. “Ho visto Palermo con 180 voli in arrivo. È una cosa impressionante. Bisogna dire tanto di cappello a chi riesce a permettere a tutti quegli aerei di atterrare e, in qualche modo, ai passeggeri di lasciare gli aeroporti”.

Per il futuro, però, l’emergenza dovrà servire a costruire un sistema più efficace. “Bisogna migliorare e rendere più stabile il coordinamento tra aeroporti, compagnie aeree, operatori turistici e autorità. E bisogna lavorare anche sui collegamenti ferroviari e stradali tra gli aeroporti siciliani”. Perché l’Etna, ricorda Schuler, “rimane lì, non lo sposta nessuno”. E dunque bisogna prepararsi alla prossima emergenza.

Quanto a lui, il presidente degli albergatori di Taormina sceglie una delle espressioni più note della saggezza siciliana e che fa quasi più effetto perché a pronunciarla è uno con un cognome che più tedesco non si può: “Calati juncu ca passa la china”, dice Schuler al termine di questa lunga chiacchierata. Piegati, come il giunco, perché la piena passerà. Per ora, però, la piena sta passando dagli aeroporti agli alberghi. E Taormina prova a governare l’emergenza, tra camere ancora disponibili, prenotazioni cancellate e una stagione che, al netto di questi giorni difficili, resta positiva. Aspettando che il Gigante conceda una tregua.