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Vino e dintorni

Nuovo Cinema Etna, così le cantine Tornatore sono diventate uno dei simboli del vulcano: “Qui vini eleganti ed ecco come sta andando con l’export”

12 Giugno 2026
Federica Campo, brand ambassador delle Cantine Tornatore Federica Campo, brand ambassador delle Cantine Tornatore

Vi ricordate il finale di Nuovo Cinema Paradiso? Un giovane Tornatore appare per un fulmineo cameo osservando dall’alto il passato che scorre davanti dagli occhi del protagonista, in una delle scene più iconiche. Da queste parti, all’ombra dell’Etna, succede qualcosa di simile. Federica Campo, brand ambassador delle Cantine Tornatore – omonime del regista premio Oscar – osserva il territorio da una posizione privilegiata. Ma, a differenza di quel celebre finale, il suo sguardo è rivolto soprattutto al futuro. Senza dimenticare il passato, certo, perché la storia di Tornatore affonda le radici nel 1865, ma con la consapevolezza di chi vede nell’Etna una delle grandi terre del vino del presente e di domani.

Sì, perché ci sono aziende che crescono seguendo il ritmo del territorio e altre che riescono a diventarne uno dei simboli. È il caso di Tornatore, una delle realtà più importanti dell’Etna del vino, capace in poco più di un decennio di imporsi sui mercati internazionali e di legare il proprio nome a quello del vulcano più celebre d’Europa. Federica Campo, osservatrice privilegiata di un fenomeno che continua a conquistare consumatori e professionisti in tutto il mondo, a Cronache di Gusto racconta tutto: ieri, oggi, e domani.

Partendo dai numeri. “Adesso siamo sempre a 75 ettari vitati. Abbiamo qualche parcella che è stata impiantata ma non è ancora produttiva, lo sarà a breve. Produciamo quasi 450 mila bottiglie e sono quasi tutte a marchio Etna. Dico quasi tutte perché solo Valdemone è Igt”. Numeri che raccontano una dimensione importante per il territorio etneo. Tornatore opera nel versante nord del vulcano e può contare su ben dodici contrade.

Un’azienda nata da due piccoli appezzamenti di vigna e diventata, nel giro di pochi anni, uno dei nomi più rappresentativi dell’Etna contemporaneo. “Tornatore inizia a essere uno dei punti cardine dell’Etna e lo dico senza peccare di immodestia. Vista la quantità di bottiglie prodotte e la nostra presenza sui mercati esteri, oggi rappresentiamo una delle aziende più visibili del territorio. Inizio a dire che se pensi all’Etna pensi anche a Tornatore. Le persone riescono a ricondurre il nostro nome al territorio”.

Il ritorno alle origini che ha cambiato il destino dell’azienda

Dietro il successo della cantina c’è una storia che affonda le radici nell’Ottocento. “Non siamo produttori storici nel senso moderno del termine, perché c’è chi ha iniziato prima di noi a posizionare il brand – sottolinea -. Però credo che in dodici anni abbiamo fatto quello che altri hanno fatto in venticinque. Non voglio essere immodesta, è un elogio alla famiglia. In poco tempo è infatti riuscita a recuperare quegli anni scoperti”.

Un percorso che, in realtà, rappresenta soprattutto un ritorno alle origini. “Proprio l’altro giorno parlavo con il Cavaliere (Francesco Tornatore, ndr) della storia dell’azienda e della data che compare nel nostro marchio: il 1865. È l’anno in cui il bisnonno del Cavaliere acquistò un piccolo appezzamento di vigna a Piano Filici, ad alta quota. Quando ancora il vino non era quello che speravano, loro continuarono a lavorare con l’obiettivo di produrre un vino d’eccellenza”.

La storia prosegue con un secondo acquisto, destinato a rivelarsi fondamentale. “Comprarono un altro pezzo di vigna a Piano Feria, sotto Castiglione. Quella vigna riusciva a compensare la mancanza di maturità delle uve di Piano Filici. Lì il vino non era mai perfettamente maturo. Da quei due piccoli appezzamenti nasce tutto. Oggi quelle vigne non esistono più, ma è da lì che parte la nostra storia”.

Un’avventura tramandata di generazione in generazione fino alla svolta moderna. Passiamo quindi al presente storico. “Il Cavaliere Francesco Tornatore a quel punto decide di fondare la cantina e investire sulle vigne. Poi il figlio Giuseppe dà una spinta decisiva verso il progetto enologico e convince il padre a costruire la cantina. La struttura nasce tra il 2012 e il 2013 e nel 2014 arriva sul mercato la prima etichetta”.

L’Etna visto dai mercati del mondo

Per il suo ruolo di brand ambassador, Federica Campo viaggia continuamente tra fiere, eventi e mercati internazionali. Una prospettiva che le consente di osservare da vicino come il vino dell’Etna venga percepito nei diversi Paesi. “Visito mercati diversi, viaggio tantissimo e seguo eventi sia in Sicilia che nel resto d’Italia. Ho una panoramica globale abbastanza precisa. Oggi vedo una percezione diversa tra l’estero e l’Italia”.

Secondo Campo, il percorso di conoscenza del territorio etneo fuori dai confini nazionali è ancora in evoluzione. “Nell’Est degli Stati Uniti e in Canada la conoscenza dell’Etna è molto avanzata. In altre aree, come la costa occidentale americana, gli Stati centrali o anche la Germania, gli esperti conoscono bene il territorio, ma il consumatore medio molto meno. Forse solo il 20% del pubblico conosce davvero l’Etna per come dovrebbe essere conosciuto. C’è ancora tanto spazio di crescita nel mercato globale”.

In Italia, invece, il fenomeno appare ormai consolidato. “Da noi c’è quasi una situazione opposta. Le carte dei vini sono sempre più ricche di etichette dell’Etna. Ovunque vai, dal Trentino alla Calabria, trovi vini dell’Etna al calice o inseriti in carta”.

Non sorprende dunque che l’export continui a crescere. “L’anno scorso avrei detto che esportavamo il 65% della produzione. Quest’anno siamo arrivati al 70%. Su dieci bottiglie Tornatore, sette finiscono all’estero”.

Perché l’Etna piace così tanto

Ma cosa rende il vino dell’Etna così desiderato? “Credo che l’Etna stia vivendo un momento di splendore per due motivi – risponde Campo -. Innanzitutto perché l’Etna è già un brand di per sé. Richiama immediatamente un luogo e un territorio. Poi perché i vini dell’Etna incontrano perfettamente il gusto contemporaneo”.

Una questione di stile e di approccio al consumo. “Sono vini dalla beva semplice e immediata. Hanno anche gradazioni alcoliche importanti, ma mantengono una straordinaria scorrevolezza. Sono vini freschi, eleganti, vellutati, quasi setosi”.

E qui arriva la definizione che probabilmente sintetizza meglio il successo della denominazione. “L’Etna è la via di mezzo perfetta. Offre eleganza senza pesantezza. Ha una beva mai noiosa o scontata. È esattamente il tipo di vino che oggi incontra il gusto del consumatore”.

Il futuro? Nessun allarme

Mentre molti osservatori parlano di rallentamento dei consumi e di possibili difficoltà per il settore, Federica Campo preferisce guardare avanti con fiducia. “Sono piuttosto controcorrente. Non vedo un futuro disastroso per l’Etna. Sicuramente arriveremo a un momento di saturazione e poi ci sarà una fase di assestamento. Ma questo succede in qualsiasi territorio che vive una forte crescita”.

Il punto, secondo la brand ambassador, è che il vulcano possiede un valore identitario difficilmente replicabile. “Già il fatto di essere sull’Etna rappresenta un brand fortissimo. Io sono molto positiva. Magari nei prossimi cinque anni cambierà qualcosa, magari ci sarà una flessione dei consumi, ma credo che il problema riguardi più la ristorazione in generale che il vino”.

E sui giovani consumatori? “Non sono tra quelli che sostengono che i giovani non bevano vino. Quello che noto è che si stanno avvicinando al vino in modo diverso. Siamo noi che dobbiamo cambiare il modo di comunicarlo”.

Insomma, la chiave è abbandonare vecchi schemi. “Dobbiamo evitare quel distacco aristocratico che per anni ha caratterizzato il settore. Bisogna essere più conviviali, coinvolgere i giovani invece di allontanarli – conclude -. E vedo che già oggi la clientela e il mondo dell’ospitalità stanno cambiando età”.